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I servizi non sanitari del Noa in mano a un fondo straniero

Le società che hanno costruito l'ospedale di Massa in project financing hanno ceduto il 98% delle azioni all'inglese Equitix. Fratelli d'Italia: «È stato calcolato bene l'apporto della Regione in questo project financing?»

i dubbi di fdi
I servizi non sanitari del Noa in mano a un fondo straniero
Massa - Le società che hanno costruito gli ospedali di Massa, Prato, Lucca e Pistoia e cioè la Techint Spa, la Astaldi Spa e la Pizzarotti Spa hanno ceduto il 98% delle azioni in loro possesso della società Sat Spa, titolare della concessione di realizzazione e gestione dei servizi non sanitari in project financing dei suddetti ospedali, al fondo infrastrutturale inglese Equitix. Sull’argomento interviene Fratelli d’Italia di Massa-Carrara: «A volte ci sono dei fatti che suscitano preoccupazione nella cittadinanza e questo è soprattutto vero quando si viene a conoscenza di operazioni finanziarie nel campo della sanità pubblica che, come sappiamo, è la maggiore voce di spesa delle regioni pur non rappresentandone quasi mai il fiore all’occhiello».

«A questo punto è chiaro – commenta il partito di Giorgio Meloni – che la gestione dei servizi non sanitari degli ospedali, dal parcheggio alle pulizie dei reparti, dalla cucina al bar dei nosocomi e molti altri, saranno gestiti da un partner estero che diventerà l’interlocutore principale della Regione Toscana con tutte le problematiche che potrebbero verificarsi in caso di malfunzionamento del servizio. Ma a parte questo inciso, che non è da poco, la riflessione che si può fare riguarda proprio la cessione del project dal punto di vista finanziario e cioè: com’è possibile che le società cedenti abbiano potuto ottenere un profitto soddisfacente pur cedendo quella che avrebbe dovuto essere la loro fonte di guadagno e di rientro pluriennale del costo di costruzione sostenuto (la gestione dei servizi non sanitari)?».

«Certamente – prosegue Fdi – Techint Spa, Astaldi Spa e Pizzarotti Spa non sono banche e nemmeno società finanziarie, il loro principale mestiere è costruire e quindi, se possono, non vogliono aspettare anni per veder realizzato il loro guadagno, come sarebbe successo se fossero rimaste proprietarie del project che avrà una durata quasi ventennale, e allora, essendo società capitalistiche come hanno guadagnato dall’operazione di project se hanno ceduto i frutti a terzi? Pur trattandosi di una cessione azionaria, molto semplice dato che Sat Spa non era quotata, l’operazione verso il fondo Equitix assume una vera e propria connotazione di cartolarizzazione del credito e quindi è normale che Equitix abbia pagato un prezzo minore rispetto al previsto ricavo ventennale del project perché diminuito di una percentuale che, per praticità, si può definire tasso di sconto».

«A rigor di logica – aggiungono da Fdi – risulta quindi che le tre società costruttrici degli ospedali sono soddisfatte del loro operato avendone ricavato un guadagno attualizzato (non devono aspettare vent’anni per rientrare), certo e corrispondente alle aspettative del progetto e ciò pur con una deduzione della percentuale di sconto andata ad Equitix, per la cartolarizzazione del credito, che si assume il rischio finanziario (è il suo mestiere) per i prossimi 20 anni e che è altrettanto soddisfatto perché altrimenti non avrebbe fatto l’operazione di acquisizione. Quindi, se tutti i privati guadagnano, alcuni cedendo il rischio ventennale e “accontentandosi” dell’attualizzazione del credito ed altri assumendosi il rischio pluriennale e pagando un minor prezzo in ragione della percentuale di sconto, c’è da domandarsi se l’importo del project a carico dell’operatore pubblico, in questo caso la Regione Toscana e quindi dei cittadini della regione stessa, sia stato ben calcolato oppure se l’intervento pubblico nel project sia stato troppo elevato rispetto ai costi che, effettivamente, dovevano essere sostenuti per la costruzione dei quattro ospedali. E qui sorge spontanea una domanda: come mai la Regione ha accettato un project financing, rilevato dalla Corte di Conti che ha chiesto chiarimenti in merito, che prevede un intervento pubblico superiore a quello che era logico attendersi (80% anziché un massimo del 50% come previsto dalla legge) e che non sembra equilibrato rispetto a quello messo sul piatto dai privati?».

«Sembra che la Regione Toscana – commenta il partito di centrodestra – indipendentemente dall’importo del denaro dei contribuenti speso per lo scopo, sia soddisfatta dell’affare fatto per la costruzione dei quattro ospedali e ci piacerebbe sapere se la soddisfazione sia dovuta unicamente all’ampliamento del servizio sanitario ai cittadini e non anche ad altre ragioni che sfuggono alla comprensione di chi guarda gli avvenimenti accaduti. “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, quante volte abbiamo sentito dire questa frase, ormai diventata famosissima, ogni qualvolta sorgono dei dubbi sull’equità dei costi (vedi Corte dei Conti in merito link a fine pagina) sostenuti da soggetti pubblici? Al tavolo di trattativa dell’operazione di project la Regione Toscana avrà avuto certamente i suoi migliori rappresentanti, i più fidati ed esperti del mondo ma, alla luce di questa cessione all’estero dei servizi non sanitari, è così vero che si sia trattato di una procedura così trasparente, innovativa, ed aggiungiamo equa, come la stessa Regione Toscana ha scritto in risposta ai rilievi della Corte dei Conti?».

«Le risposte a quei rilievi sono state esaustive – conclude Fdi – e, conti alla mano, dimostrabili, oppure, forse, sarebbe il caso che la Corte riprendesse in mano quel fascicolo e valutasse nuovamente l’impatto pubblico sul project e la congruità delle cifre stanziate e liquidate a tutti gli attori? Quanto scritto qui rappresenta solo un dubbio che è nato leggendo la vicenda della vendita al fondo estero Equitix e vorrebbe spronare chi di dovere a chiarirlo e scacciarlo con argomenti plausibili ma meglio ancora con il controllo minuzioso della “lista della spesa”, della congruità dello “scontrino” e dell’elenco dei “fruitori” dell’accordo pubblico/privato chiamato project financing, nient’altro che questo. Chi può farlo meglio della Corte dei Conti? Non è chiedere molto visto che si è trattato di spendere tanto denaro pubblico, che si ha la sensazione sia stato troppo, e quindi c’è l’obbligo di fare chiarezza sul loro impiego e su tutti coloro che ne hanno usufruito».
Giovedì 13 febbraio 2020 alle 18:32:52
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