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Ultimo aggiornamento ore 22.02 del 3 Aprile 2020

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Consegne a domicilio, Confesercenti: «Bastoni tra le ruote dal Comune di Massa»

Paolo Arpagaus: «In un momento così drammatico si chiede agli imprenditori altri adempimenti burocratici»

la protesta
Massa - In questi giorni di grave emergenza sanitaria dovuta al covid-19 e in seguito all’obbligo di chiusura delle attività di ristorazione per ora previsto fino al 25 marzo, parecchi ristoratori si sono attivati per garantire un servizio di pubblica utilità alla collettività, messa a dura prova dalle restrizione e a rischio di contagio, attraverso la consegna a domicilio dei cibi cucinati.

“Ma il Comune di Massa – attacca il presidente Confesercenti Paolo Arpagaus – invece di agevolare e promuovere questo sforzo mette i bastoni tra le ruote ai commercianti chiedendo, in maniera totalmente inappropriata, la Scia per effettuare il servizio”. Tutto nasce da un post pubblicato sull’account facebook del Comune di Massa e su quello dell’assessore Paolo Balloni con questo avviso: “Le attività di ristorazione e gli esercizi assimilati devono essere chiusi al pubblico e possono svolgere l'attività solo con consegna presso il domicilio del consumatore, nel rispetto delle norme igienico sanitarie previste dalla direttiva europea 852/04. L'attività di trasporto, funzionalmente collegata all'attività di produzione, preparazione, vendita o somministrazione di alimenti deve risultare nella Scia relativa all'attività principale”.

Secca la replica del responsabile Massa-Carrara di Confesercenti Toscana Nord Adriano Rapaioli: “La prescrizione del Comune, oltre che inappropriata in un momento di particolare gravità, è anche sbagliata in quanto l'art. 77 della legge regionale Toscana 62/2018 prevede che le vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori siano soggette a Scia qualora non siano accessorie ad altra attività di vendita. Ciò vale anche per l'attività di somministrazione di alimenti e bevande svolta al domicilio del consumatore. Inoltre la Regione Toscana in una nota esplicativa del 1° febbraio 2018 ha chiarito che per il mezzo di trasporto utilizzato esclusivamente a servizio dell’impresa non deve essere presentata notifica sanitaria. Il rispetto della corretta prassi igienico sanitaria, da garantire sempre e maggiormente in tempi di emergenza – insiste Rapaioli -, deve essere garantito da un adeguato piano di autocontrollo e non dalla Scia. La consegna al domicilio infatti non deve essere intesa come una vendita al di fuori dei locali, ma come un servizio ulteriore reso al cliente”.

La conclusione del presidente Paolo Arpagaus. “In un momento così drammatico si chiede agli imprenditori altri adempimenti burocratici, tra l’altro non necessari. Per questo chiediamo con forza all’amministrazione comunale di rivedere urgentemente la propria interpretazione della norma, lesiva per tutte quelle attività che stanno cercando con tutti i mezzi di rimanere a galla in questo momento così difficile”.
Venerdì 20 marzo 2020 alle 20:41:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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