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Ultimo aggiornamento ore 19.43 del 23 Aprile 2018

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Confesercenti contro la variante che da l'ok alla grande distribuzione nella zona industriale

"a una parte si chiede di rivitalizzare i centri storici, con eventi, mercati, centri commerciali naturali e ci si lamenta del continuo stillicidio di negozi che chiudono. Dall’altra si continua a pensare sviluppare poli commerciali sostitutivi"

Confesercenti contro la variante che da l´ok alla grande distribuzione nella zona industriale
Massa - In un consiglio comunale dei giorni scorsi è stata presentata, a firma del consigliere comunale Casotti, una mozione che prevede la modifica delle destinazioni d’uso in area industriale - commenta il Presidente di Confesercenti Massa Carrara Paolo Arpagaus – ci troviamo di nuovo a discutere di come dare un futuro alle aree produttive e, puntualmente la soluzione miracolosa viene individuata nella Grande Distribuzione. Questo è ciò che viene teorizzato nella mozione di indirizzo approvata la scorsa settimana dal Consiglio Comunale. Un progetto, definito addirittura “rivoluzionario” che prevede semplicemente la modifica della destinazione da artigianale e direzionale a commerciale per i manufatti ricompresi in una vasta area della zona industriale, mozione mossa da esplicite richieste di imprenditori che vogliono investire,ci fa piacere questa attenzione al mondo dell’imprese, magari vorremmo che lo fosse sempre e per tutti. Noi riteniamo invece che rappresenti un progetto di riqualificazione dannoso e pericoloso che crediamo sia da contrastare, non solo per chi ha a cuore il piccolo commercio come Confesercenti, ma anche per chi vuole città, centri storici e quartieri vivibili e vitali.”

«E' l'ora di smetterla con politiche contraddittorie, continua Arpagaus, da una parte si chiede di rivitalizzare i centri storici, con eventi, mercati, centri commerciali naturali e ci si lamenta del continuo stillicidio di negozi che chiudono. Dall’altra si continua a pensare sviluppare poli commerciali sostitutivi ai centri storici che non sono una soluzione al recupero di aree dismesse, ma un danno grave e duraturo ai nostri centri e al commercio».

«Quello che stupisce è che la mozione sia stata approvata da forze politiche e consiglieri che in passato sulle aree di bord0, una volta le chiamavano così, ne fecero una battaglia politica, con annessi cambi di piani strutturali,tutto questo con la condivisibile motivazione della salvaguardia delle aree produttive e artigianali.

L’apertura alla GDO si è dimostrata nel tempo un modello fallimentare, sia per le politiche del commercio, sia per quelle del lavoro, al punto che se un tempo eravamo i soli a sostenere che alla fine il saldo occupazionale tra nuovi assunti e cessazioni di negozi e imprese nel tessuto locale era negativo, oggi anche i sindacati più accorti si sono resi conto del problema e sono molto più prudenti. Risultato finale, meno negozi, più disoccupazione. Senza contare che il piccolo commercio mantiene le risorse sul territorio, la GDO drena risorse verso altri mercati, spesso internazionali.
«E’ così difficile capire – conclude Arpagaus – che, in un territorio dove la disoccupazione cresce e i consumi sono in caduta libera, pensare a nuovi poli commerciali è un suicidio? Si pensi semmai a valorizzare i nostri centri con insediamenti di media distribuzione, di marchi di qualità, consentendo l’insediamento di quel poco che è funzionale allo sviluppo equilibrato del sistema, attraverso un piano delle funzioni (lo strumento individuato dalla norma) che identifichi puntualmente le aree del territorio ove dirottare le richieste di nuove aperture. Solo in questo modo si potrebbe riuscire, da un lato a garantire l’esercizio di impresa ed anche di insediamenti moderni che rischierebbero di finire tutti altrove, impoverendo l’offerta complessiva della città, dall’altro, individuando puntualmente le aree si evita che ogni capannone dismesso (direzionale, artigianale o industriale) sia oggetto di trasformazione in commerciale. Per il manifatturiero invece si pensi a progettare un suo futuro recuperando, con progetti di innovazione, le aree dismesse. Perché se qualcuno pensa che si possa sostituire il comparto manifatturiero e artigianale con quello commerciale non ha capito i fondamentali dell’economia. Perché anche i consumi ripartano serve occupazione e lavoro, non serve certamente allargare l’offerta. Per questo diciamo basta alla GDO e al tempo stesso chiediamo all’amministrazione di esprimersi con chiarezza: alla città non servono nuovi poli commerciali, tantomeno grandi distribuzioni, megastore o grandi outlet, funzionali soltanto ai grandi gruppi, agli interessi immobiliari e non al tessuto locale”.
Mercoledì 14 marzo 2018 alle 20:07:15
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