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Ultimo aggiornamento ore 14.13 del 9 Dicembre 2019

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Cave, Franca Leverotti: «Il Comune di Massa andrebbe commissariato»

L'ambientalista denuncia collusioni e latitanze nell'ambito per l'escavazione del marmo

Tasse e sconti
Cave, Franca Leverotti: «Il Comune di Massa andrebbe commissariato»
Massa - "Il Comune di Massa andrebbe commissariato". A sostenerlo è Franca Leverotti, ambientalista, attivista del Gruppo d'intervento giuridico, consigliere nazionale di Italia Nostra per sei anni e da altrettanti studiosa di cave, concessioni e Alpi Apuane. La donna ne è convinta: l'escavazione del marmo è la radice del degrado ambientale apuano, prodotto della "collusione morale della politica".

«Il punto di non ritorno non lo abbiamo raggiunto a causa delle scelte degli industriali, ma per l'assenza, latitanza e collusione morale della politica degli ultimi 30 anni». Con voce pacata e con la determinazione che la distingue, l'ambientalista a Palazzo Ducale ha fatto uno storico dei sindaci e delle amministrazioni massesi che nel corso degli anni hanno scelto di difendere gli interessi del settore lapideo, "piuttosto che il benessere dell'intera collettività". Un incontro che si è svolto nell'ambito della mostra "Alpi Apuane, montagne irripetibili" del professore Elia Pegollo, allestita nella sede della Provincia.

«Nel piano di indirizzo territoriale del 2015 sono presenti due falle procedurali». «La prima è la mancata copianificazione del piano con il Ministero dell'ambiente. Una sentenza della Corte Costituzionale dichiara illegittima, quindi anticostituzionale, la legge 1 del 2015». Eppure il Pit resta il documento di riferimento per la materia. «La seconda è la mancata valutazione dell'incidenza ambientale del Pit, sostenendo la Regione che non si rende necessaria perché non si rilevano azioni negative. Ma ci sono nel momomento in cui vengono tolte tutte le salvaguardie di legge». E oltre all'impatto ambientale, c'è la questione della tassazione. «Ci sono due modi per tassare i concessionari: o i camion passano dalla pesa, o si autocertificano». Autocertificazioni che non vengono riscontrate dal Comune. «Non ha mai fatto misurazioni annuali e neppure a fine del periodo di concessione. I dipendenti al massimo fotografano i blocchi che trovano in loco nei due tre controlli annuali, ma non misurano lo scavo in galleria. Quando segnalano attività estrattive in cave ferme perché senza autorizzazione o ferme per abusi, la segnalzione non trova riscontro immediato dall'ufficio cave».
«Credo che dovrebbero commissariare Massa e rimuovere i dirigenti comunali. Il sindaco Pucci ha tolto la materia cave al consiglio comunale, defraudando la collettività. Da allora spetta solo alla giunta e al dirigente occuparsi della materia. Volpi non ha tolto dal piano estrattivo le tre cave della Tambura, nonostante due risultassero chiuse e il Pit le prevedesse tutte in chiusura. Neri , senza incassare una lira, ha dato ai siriani concessionari della cava Piastramarina trentamila metri quadri di terreni comunali, non area estrattiva, dove sopra c'è il rifugio Aronte. Persiani ora pensa di riaprire sette cave senza averne discusso con il consiglio e i cittadini e approva valori del marmo calcolati su una ricerca imprecisa e lacunosa prodotta a Siena».

«Alcune delle cave da riraprire di cui il sindaco non ha mai precisato il nome, sono cave inattive da tempo e quindi in fase di rinaturalizzazione. E alcune sono state lasciate ai concessionari, infrangendo la normativa comunale che prevede che le cave inattive da due anni ritornino al Comune e che se le vuole riaprire deve metterle all'asta. Se si lasciano ai concessionari il Comune non incassa il prezzo di concessione a danno delle entrate della collettività».

E la lista delle cave in questione è lunga: «Cava Valsora, è in riapertura L'attività era stata abbandonata senza informare il comune. Quindi andava caducata. Cava Rocchetta Saineto, chiusa per problemi di frane da 20 anni, si trova dietro il Cartaro e nel suo perimetro si trovano due sorgenti che nel contratto del 1949 risultano una privata, l'altra ad uso perpetuo. Possono esistere sorgenti private e ad uso perpetuo? Cava Carpano di sotto, caducata per inattività. Ora andrà all'asta, ma ricordiamolo: è stata venduta dal tribunale fallimentare a trattativa privata per soli tre mila euro, pur essendo stata valutata in alcune centinaia di milioni di lire. Potrebbe riaprire anche Cava di Bore Cerignano, un'area ormai naturalizzata, con rischio di danno erariale. Cava Puntello Bore, mai caducata pur avendo interrotto le lavorazioni E’ andata all'asta senza avere l'obbligatorio parere del comune. L'ufficio cave ha rilasciato il benestare alla vendita anche se la richiesta è successiva all'asta. Si tratta di un sito a pericolosità geomorfologica molto elevata, ricco di specie animali e vegetali di importanza nazionale. Il danno erariale è quantificabile in 350 mila euro. Cava Piastramarina al passo della Focolaccia era stata caducata x inattività, ma la caducazione è stata ritirata per "paura di perdere al Tar". Se viene riaperta c'è ancora danno».

«Ho deciso di fare un blog che si intitola "Il diritto di indignarsi", dove voglio lasciare testimonianze delle mie ricerche relative alle cave. Ci dovremmo interrogare tutti sulla mancanza di trasparenza di questa amministrazione - continua Leverotti - che ci tratta come sudditi e non come cittadini, perché della riapertura delle cave dovrebbero discutere almeno con i residenti di Forno e Canevara che subiranno il passaggio di camion. Pensiamo che Puntello Bore aveva stimato che solo per i detriti sarebbero transitati sette otto camion al giorno. Ai cittadini dico: ribelliamoci».
Domenica 15 settembre 2019 alle 11:36:38
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