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Ultimo aggiornamento ore 15.23 del 16 Luglio 2019

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«Water Marble Experience, connubio di marmettola e ricchezze maldistribuite»

Ambientalisti contestano la manifestazione che inizia oggi, voluta dal Comune e dagli industriali del marmo

Proteste
«Water Marble Experience, connubio di marmettola e ricchezze maldistribuite»
Massa - L'acqua e il marmo come elementi distintivi del Comune di Massa: “Naturale come l'acqua, splendida come il marmo”. Nasce con questo proposito, e con questo slogan, l'evento culturale Water+ Marble Experience, la tre giorni co-organizzata dal Comune di Massa in sinergia con molti imprenditori del marmo. In questo connubio fra i due elementi, però, c'è anche chi vede torbidità. “Amministratori dei beni della collettività e privati concessionari promotori della manifestazione “acqua e marmo”, nonostante gli interessi divergenti.” Si apre così la nota della storica ambientalista di Massa Franca Leverotti. Uno scritto che somiglia a un “J'accuse” nei confronti dell'amministrazione comunale e più ampiamente nei confronti del mondo imprenditoriale che estrae il marmo, secondo la donna: “estrazione che non comporta né redistribuzione di ricchezza, né valorizzazione dei beni collettivi”.

“Indubbiamente – si legge nella nota - un connubio mal assortito per la contestuale valorizzazione dell’acqua, materia prima indispensabile alla vita, e il marmo, materia prima che consente utili monstre a poche persone, con asportazione di montagne irriproducibili, taglio delle creste e inquinamento delle acque. Ma un legame c’è: la marmettola attraversa i percorsi sotterranei e, raccolta da fiumi e canali, fa bella mostra di sé in mare: acqua e marmo".

La lente della donna si sofferma anche sulle rendite economiche di alcuni imprenditori che sponsorizzazione l'evento. "Alcuni dei concessionari organizzatori hanno fatto ricorso al Tar contro le nuove tariffe del marmo fissate dall’amministrazione; altri hanno subaffittato da decenni la cava in concessione (subaffitto proibito dalla Regione Toscana) e, in anni passati dichiaravano incassi di affitto annuali non certo irrisori: 1984 – cita la donna - l’affitto è pari al 10% del valore di mercato dei marmi scavati, a partire da un minimo di tre milioni di lire; 1992: per una porzione di cava 50 milioni; 1994: per una intera cava 100 milioni; 2010: per una porzione di cava 100.000 euro. In un caso la Guardia di Finanza ha accertato una decina di milioni di euro di evasione. Un concessionario dichiara un utile di 3 milioni di euro e rivendica la proprietà di una vasta area corrispondente a due cave dismesse da secoli e mai caducate dall’amministrazione. Una società, senza averne titolo, rivendica una cava chiusa, vincolata dal 2007 dalla Regione Toscana e costringe il Comune a difendersi nei vari gradi di giudizio". E in estrema sintesi il giudizio dell'ambientalista nei confronti della Water+Marble non è certo positivo: "Molte delle ditte organizzatrici hanno commesso abusi consistenti e sono ricorse al Tar contro le multe inflitte e le ordinanze di chiusura (chiusure sempre temporanee), costringendo i cittadini a pagare le spese processuali. Guardando all’oggi, essendo tutte le cave proprietà del Comune, certamente l’estrazione non comporta né redistribuzione di ricchezza, né valorizzazione dei beni collettivi: acqua, ambiente, paesaggio: incomprensibile perciò la scelta di questa amministrazione".


Sotto Palazzo civico, mercoledì, c'erano anche alcuni soci di Italia Nostra a distribuire una nota di contestazione alla manifestazione.
"La manifestazione di “Water-Marble Esperiece" che si svolgerà tra pochi giorni, promossa dal Comune di Massa in collaborazione con le aziende consorziate al C.A.M escavazione cioé con i maggiori industriali del marmo, con EVAM, Caldia e Podere Scurtarola, si propone di riqualificare il gruppo di industriali del marmo nel mondo culturale ambientale presentando nel programma escursioni in cava, conferenze di storici e visite guidate alla città. Tutto questo potrebbe essere veramente un momento interessante e qualificante per tutti, amministratori, politici e semplici cittadini, ma lascia alquanto perplessi gli ambientalisti storici come Italia Nostra. Le ragioni sono da decenni sotto gli occhi di tutti. Il Marmo, una volta risorsa lavorata per la maggior parte nel territorio a valle, oggi è sottratta e spedita in larga parte direttamente all'estero , dopo che è stata disattivata negli anni la filiera della sua valorizzazione. Una ricchezza che viene sottratta ai cittadini, che percorre le strade che la conducono al mare senza che sia lasciata traccia di questo percorso, né venga riconosciuta una compensazione in termini economici. L’escavazione, spesso non rispettosa della normativa, lascia dopo ogni pioggia i nostri fiumi inquinati, finché la macchia bianca della marmettola si disperde nel mare. Noi pensiamo che non sia tollerabile la presenza di rendite parassitarie, né è più possibile continuare a distruggere le creste come a confine con Carrara e assistere alla devastazione della Focolaccia per il guadagno di pochi. Ricordiamo anche che il Codice dell’Ambiente non consente l’apertura di cave in corrispondenza con le sorgenti".
Venerdì 12 luglio 2019 alle 10:28:09
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