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Ultimo aggiornamento ore 22.51 del 19 Settembre 2018

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Prosegue la mostra di Spoerri e Manfredini che si confrontano con la dimensione spirituale dell’arte

Sono tre le sedi espositive della mostra: Palazzo Ducale, Museo Diocesano e la Cattedrale. Aperta fino al 29 aprile 2018

Prosegue la mostra di Spoerri e Manfredini che si confrontano con la dimensione spirituale dell’arte
Massa - Due grandi artisti di fama internazionale come Daniel Spoerri (Galati, Romania 1930) e Giovanni Manfredini (Pavullo nel Frignano, Modena 1963) sono i protagonisti della mostra “The Other Half of the Sky may be Obscured?” (L’altra metà del cielo può essere oscura ?), inaugurata lo scorso 27 marzo a Massa (Ms) e che rimarrà aperta fino al 29 aprile 2018 ad ingresso libero. Una mostra promossa dal Comune di Massa in collaborazione con il Museo Diocesano e curata da Davide Di Maggio e Mauro Daniele Lucchesi dell’Associazione Quattro Coronati che ha già riscosso un grande successo e interesse da parte del pubblico. Il percorso espositivo comprende oltre 50 opere tra sculture, quadri e i famosi “tableau piege” disseminate nei bellissimi spazi del Palazzo Ducale, del Museo Diocesano e della Cattedrale dei S.S. Pietro e Francesco. L’obiettivo è quello di enfatizzare l’aspetto della dimensione “spirituale” del lavoro dei due artisti, restituire cioè alle opere una dimensione “sacra” che le faccia dialogare (attraverso un colloquio muto e assorto) con l'abside, l'altare, la navata (nella Cattedrale) con le sale di rappresentanza dei Malaspina, duchi e signori di Massa antica (nel Palazzo Ducale) e con le opere sacre di Jacopo della Quercia, del Bernini, di Bernardino, di Pietro Tacca (nel Museo Diocesano), ciò finalizzato a “ritrovare” un contatto tra il sé e il divino. Le stesure di materia e colore nero di Giovanni Manfredini nascono dalle tenebre, dal buio profondo ma ricercano la luce, sono i multipli di unico ego che, sfrangiandosi, diventa una eco dell’artista. I suoi corpi ritratti ossessivamente sono “tentativi di esistenza”, non dunque di individui ma di multipli di uno stesso ego: cloni senz’anima congelati in una placenta nera, buia, nella materia/scultura accumunata dalla tensione e dallo sforzo di tendere verso una luce rivelatrice. Anche se perfettamente connaturati nella fisionomia dell’artista, i corpi di Manfredini si dibattono tra vita e morte, realtà e artificio. Parallelamente le opere di Daniel Spoerri ruotano attorno all’idea di fissare per sempre quanto il caso e la vita hanno naturalmente determinato, così come sono la manifestazione del tentativo dell’artista di conservare, di trattenere e di rimettere in circolo le tracce e la memoria di situazioni vissute, di tradizioni e di costumi passati. La memoria e la vita trascorsa, le loro connessioni e le infinite storie che parlano attraverso questi oggetti reietti e abbandonati, delineano così una sorta di ricostruzione archeologica e antropologica del nostro tempo, rivissuta attraverso la pratica creativa dell’arte.

“Le opere di Daniel Spoerri e Giovanni Manfredini – spiega Davide Di Maggio - hanno forme e significati assoluti, non sono simboliche ma nascono dalla necessità degli artisti di non creare nuovi simulacri passeggeri, ma di dare forma a una nuova bellezza nell'irrealtà che ci circonda. L'arte deve assumersi la responsabilità e, perché no, l'autorevolezza, di creare un'opposizione, una controffensiva efficace rispetto un determinato fine. Per quanto piccolo possa essere, il segno dell'artista si deve caricare sempre di un'energia nuova, positiva e profonda rispetto all'effimero della vita”.

“La storia dell'arte – prosegue Mauro Daniele Lucchesi - è costellata da artisti che pur tra destini diversi e le tante differenze, hanno avuto un percorso simile. Daniel Spoerri e Giovanni Manfredini sono fra questi. La loro poetica parte da esperienze dissimili, ma la vita e l'arte li accomunano, come la “lotta” di resistenza che entrambi hanno messo in atto contro l'invisibile che li circonda. L'arte deve potere salvare il mondo, per lo meno andare verso questa direzione. Questo è anche il tentativo di questa mostra”.

Disponibile catalogo con testo critico di Achille Bonito Oliva. La mostra, che si avvale anche della collaborazione con la Fondazione Mudima di Milano, e della Fonderia Fusioni Trevi di Walter e Patrick Vaghi, che hanno prestato cortesemente alcune opere, sarà aperta ad ingresso libero dal 28 marzo al 29 aprile con i seguenti orari: Palazzo Ducale dal martedì al sabato dalle ore 16 alle ore 19; al Museo Diocesano dal venerdì alla domenica dalle ore 15 alle ore 19 e nella Cattedrale tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 19.
Lunedì 9 aprile 2018 alle 21:29:40
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