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«Quando fui espulso dal partito per la propaganda contro la pena di morte» | Foto

L'episodio è stato raccontato da Stefano Benedetti, nel corso del Consiglio comunale solenne per la Festa della Toscana tenutosi nel carcere

30 novembre 1786
«Quando fui espulso dal partito per la propaganda contro la pena di morte»<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/fotogallery/la-festa-della-toscana-celebrata-al-carcere-di-massa-677_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Foto</a></span>
Massa - «Nel 1982 fui buttato fuori dal partito perché in quella radio che fondai avevamo mandato in onda dibattiti contro la pena di morte». A raccontare l’episodio è stato il presidente del Consiglio comunale Stefano Benedetti in apertura dell’assemblea cittadina che si è tenuta stamani in forma solenne all’interno della casa di reclusione di Massa per celebrare la Festa della Toscana.

Si tratta di una ricorrenza che vuol ricordare la decisione del granduca Pietro Leopoldo, che il 30 novembre 1786 fece diventare la Toscana il primo stato moderno al mondo ad aver abolito la pena di morte.

Benedetti, nel suo intervento, ha raccontato che allora era un militante dell’Msi, che in quegli anni stava raccogliendo delle firme per istituire in Italia la pena di morte. Nonostante ciò, lui promosse in quella radio, si chiamava “Delta 1”, dei dibattiti proprio contro la pena di morte. Giorgio Almirante venne a sapere quanto successo ed espulse dal partito Benedetti e altri due iscritti. La radio fu poi chiusa dall’allora dirigente regionale missino.

«Questa storia – ha detto Benedetti – testimonia il fatto che essere contro la pena di morte deve essere un sentimento trasversale da destra a sinistra. Attualmente il diritto a vivere – ha aggiunto Benedetti – è un valore dimenticato in molti Paesi del mondo, anche in alcuni, come gli Stati Uniti d’America, che dovrebbero rappresentare il gradino più alto della civiltà e della libertà, ma dove, purtroppo, ogni anno vengono eseguite condanne a morte».

«Non possiamo dimenticare la Cina – ha proseguito il presidente del Consiglio comunale – che rimane il maggior esecutore al mondo, ma la reale entità dell’uso della pena di morte in questo Paese è sconosciuta perché i dati sono classificati come segreto di Stato; per questo motivo, il dato complessivo di almeno 690 esecuzioni nel 2018, non tiene in considerazione le migliaia di sentenze capitali che si ritiene siano state eseguite ogni anno. Poi, a seguire, Iran, Arabia Saudita, Giappone, Pakistan, Somalia, Sudan, Bielorussia, Yemen, Afghanistan, Taiwan, Thailandia con centinaia e centinaia di esecuzioni stimate; in Malesia attualmente sono 1.300 i condannati a morte in attesa di esecuzione. Per questi e altri motivi, dobbiamo opporci alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, disumana e degradante, ormai superata, già abolita nella pratica da più della metà dei Paesi nel mondo».

Sulla stessa linea anche l’intervento del sindaco Francesco Persiani: «La dignità dell'essere umano, il rispetto, l'umanità verso chi ha sbagliato, ma che ha il diritto di continuare a vivere. È il messaggio che come amministrazione, e come istituzioni, dobbiamo diffondere per questa ?????????? ?????????? ??????????????. Quest'anno abbiamo celebrato il Consiglio comunale solenne alla Casa di reclusione, luogo in cui l'uomo è spesso annichilito, ma in cui, senza dimenticarne i diritti, deve vivere un’occasione di miglioramento e reinserimento nella società». «Coinvolgenti gli interventi degli studenti del Liceo classico – ha commentato successivamente il primo cittadino – e ancora più toccanti e veri i pensieri dei detenuti. Un ringraziamento a chi si impegna per aiutarli nel loro difficile percorso».

«Non c’è luogo migliore di questo per ricordare questa data – ha aggiunto il presidente della Provincia, Gianni Lorenzetti – Pietro Leopolo ha guidato la Toscana per 25 anni e in questo periodo a lui si devono altre riforme molto importanti come l’abolizione della tortura, l’istituzione delle camere di commercio e la riforma della giustizia con la separazione delle carriere tra magistrati e forze dell’ordine. Scelte davvero rivoluzionarie».

A portare i suoi saluti anche il vescovo della Diocesi di Massa, Carrara e Pontremoli, Giovanni Santucci, che ha ricordato l’importanza del diritto alla vita, e la direttrice del carcere Maria Cristina Bigi. «La pena deve tendere alla rieducazione – ha detto quest’ultima – e il tempo che i detenuti passano qui deve essere un’occasione per fare qualcosa. I detenuti, quando escono, devono essere migliori di quando sono entrati, per questo il mio obiettivo sarà aumentare l’offerta lavorativa di questo carcere. Per restituire la dignità occorre creare percorsi di lavoro e reinserimento. Tutte le statistiche testimoniano la bontà di questa impostazione».

In seguito hanno preso la parola: l’ex direttrice dell’Archivio di Stato di Massa, Olga Raffo, con una relazione sui rapporti tra Alberico Cybo Malaspina e il Granduca Cosimo 1 De Medici, gli studenti del liceo classico “Rossi” di Massa e poi i pensieri dei detenuti. Il tutto è stato allietato dal canto e dalla musica dell’artista Elena Cirillo.
Sabato 30 novembre 2019 alle 20:19:36
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