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Ultimo aggiornamento ore 06.07 del 19 Giugno 2019

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Fake news, parla il vicepreside: «Cercate conferme, prima di condividere allarmi»

Giovanni Vullo della Malaspina Staffetti racconta l'accaduto della bufala dello studente scomparso e consiglia genitori e cittadini: «Forse qualcuno dovrebbe tornare a scuola»

Ecco com'è andata
Fake news, parla il vicepreside: «Cercate conferme, prima di condividere allarmi»
Massa - «Ieri sera sul tardi un appello si è rapidamente diffuso su diverse piattaforme on line, segnatamente nei gruppi della nostra città: un bambino delle medie è scomparso. Nell'appello ci sono il nome e il cognome del ragazzo, un numero di telefono, l’ora della sparizione e una bella fotografia che lo ritrae in un momento spensierato all’interno del cortile della scuola. L’appello è complessivamente verosimile». A scrivere è il vicepreside dell’istituto Malaspina- Staffetti, Giovanni Vullo. Venerdì intorno alle 19 un appello senza firma inizia a girare sotto forma di post sui social. A condividerlo tantissimi cittadini preoccupati per la sorte di tale Andrea Barani, “un ragazzo della 2° media dell’istituto Malaspina – cita il post - che non si è presentato all'uscita da scuola”.

Il messaggio inizia a girare su Facebook e su Whatsapp, in poco tempo compare di schermo in schermo in centinaia di computer e smarthphone. L’appello in qualche ora diventa un allarme. Ma è una notizia falsa, una fake news, una bufala. Un messaggio privo di fondamenta che ha trovato terreno fertile lungo i canali di internet. E anche sulle frequenze di un’emittente televisiva locale. Un’informazione diventata “attendibile” grazie all'eco che ha avuto, cioè quello che ogni singola condivisione ha garantito.

«Molte persone, pensando di giovare alla causa, iniziano a diffondere la notizia; qualcuno mostra dei dubbi, ma, “per scrupolo”, fa girare su WhatsApp, su Facebook, un social network via l’altro. Anche un’emittente locale rilancia l’appello, estendendolo anche a chi eventualmente fosse rimasto affezionato a metodi più tradizionali di diffusione delle notizie». L’emittente televisiva passa la notizia durante il telegiornale delle 20.30. Poi trasmette la rettifica, si scusa e assicura che provvederà a segnalare la notizia falsa alle autorità competenti per “procurato allarme”.

Alcuni cittadini sabato comunicano alla polizia postale il fatto e si apre un'indagine. Ma la scuola in poche ore riesce a chiarire quanto accaduto. Lo racconta, appunto, il vice preside del comprensorio. «A scuola basta poco: un rapido giro di telefonate (nessuno conosce quel ragazzino, la foto sembra risalire a qualche anno fa, solo una classe esce a quell'ora) e una rapida verifica del database degli studenti (non sono presenti né il numero di telefono né il nome) e il sospetto diventa una certezza: nella peggiore delle ipotesi è una bufala, nella migliore uno scherzo sfuggito di mano. Poi qualcuno si ricorda di quel viso e si risale al ragazzo: è un nostro ex alunno, ormai ha più di vent’anni. E allora si ricostruisce tutto: un amico, che aveva ricevuto quella foto dal diretto interessato, aveva deciso di divertirsi un po’; poi qualcuno aveva postato lo scherzo in un gruppo sbagliato; poi qualcuno non aveva capito lo scherzo; e a quel punto lo scherzo era diventato un vero appello, tanto vero da meritarsi la pubblicità di un’emittente televisiva».

La scuola però non si limita ad accertare che «quell'amico che si è dimostrato tanto superficiale avrà la sua brava lavata di capo». Ma apre una riflessione sulla facilità con cui si possono costruire vere e proprie catene di disinformazione, che in alcuni casi, fortunatamente non si tratta di questo, potrebbero avere conseguenze dannose per l'intera comunità. «Ciò che ci preme è stigmatizzare il peccato di omissione di tutti quegli adulti che non hanno fermato la catena; che non hanno contattato la scuola per sapere come stessero effettivamente le cose; che hanno diffuso l’appello senza prima cercare uno straccio di conferma».

«Nella nostra scuola è attivo da molti anni un bel progetto di giornalismo – conclude il vice preside - tenuto da un giornalista esperto, durante il quale non manca mai la lezione sull'attendibilità delle fonti. Nella nostra scuola da alcuni anni si insegna agli studenti l’utilizzo consapevole del Pc, dei software e di internet e in quel contesto ai nostri studenti di 11, 12, 13 e 14 anni spieghiamo che le “catene” di notizie per poter essere inoltrate devono prima essere verificate, che esiste il reato di “procurato allarme” e che non è una barzelletta. Forse qualcuno dovrebbe tornare a scuola».
Domenica 13 gennaio 2019 alle 08:27:20
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