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Ultimo aggiornamento ore 22.19 del 16 Agosto 2018

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Emergenza al Lavello, l'Arpat: «Gli enti rimuovano i pesci morti»

Sopralluogo dei tecnici dell'agenzia regionale anche sul piccolo affluente Bozzone. Il M5s: «Presenteremo interrogazione urgente al sindaco»

DOPO LE SEGNALAZIONI
Emergenza al Lavello, l´Arpat: «Gli enti rimuovano i pesci morti»
Massa - Servono interventi urgenti sul Lavello per rimuovere i pesci morti, le plastiche e i rifiuti nella zona a valle del campo nomadi. Lo dice l'Arpat agli enti locali dopo il sopralluogo effettuato in seguito alle segnalazioni di cittadini relative a materiali galleggianti, dichiarati di presumibile origine fecale, e di intense maleodoranze.

I tecnici dell'Arpat di Massa sono intervenuti sul posto il 1° luglio scorso e di nuovo il 7 agosto, nel primo caso insieme ad operatori della polizia municipale e nel secondo di militari della Capitaneria di porto.

«Sia in data 1° luglio, sia in data 7 agosto – spiega l'agenzia – i tecnici del dipartimento hanno provveduto a: percorrere l’asta del fosso dalla foce fino a monte degli scarichi di reflui urbani, arrivando in prossimità del tratto tombato del Lavello;
effettuare rilievi fotografici, effettuare campionamenti dell’acqua del fosso, effettuare campionamenti dell’acqua scaricata dai due depuratori di reflui urbani presenti sul fosso,
prelevare in data 7 agosto il materiale in sospensione nel fosso (presente sia a monte che a valle degli scarichi), ispezionare visivamente i canali destinati a raccogliere l’acqua piovana dell’area industriale presenti in riva sinistra del Lavello».

«In data odierna – aggiunge l'Arpat – sono stati trasmessi a tutti gli enti interessati gli esiti degli accertamenti effettuati, che si possono così riassumere: è stata rilevata la presenza di pesci morti nel fosso Bozzone (piccolo affluente del Lavello, ndr), avvisando quindi l’Istituto Zooprofilattico affinché procedesse, se del caso, alle specifiche attività diagnostiche per la ricerca delle cause di morte della fauna ittica;
lungo il fosso Lavello, a valle del ponte di accesso all’impianto di depurazione Lavello, sono stati rilevati accumuli di plastiche e altri rifiuti che in caso di temporali potrebbero essere trascinate in mare; il fosso risulta ricco di nutrienti, situazione favorita da: materiale vegetale (vivo e morto) presente nel fosso, scarichi dei depuratori di reflui urbani che, in ogni caso, rilasciano sostanze organiche, presenza di scarichi domestici non allacciati alla rete fognaria da verifificare da parte degli Enti preposti, possibile presenza di scarichi occasionali non identificabili al momento del sopralluogo, perché non attivi».

«Come anche negli anni passati (vedi ad esempio nel 2017) – prosegue Arpat – le problematiche che si verificano, soprattutto nella stagione estiva, sono determinate dallo scarso apporto idrico del fosso, che essendo un fosso di drenaggio in estate non ha molta acqua e non è soggetto ai fenomeni tipici dei fiumi e dei torrenti, quali le piene, che favoriscono l’allontanamento delle sostanze vegetali che si depositano sul fondo dopo morte. Questi problemi sono più marcati in prossimità della foce per via della disponibilità di nutrienti dovuta agli scarichi dei due depuratori di reflui urbani (circa 180.000 AE in totale). Per limitare il disagio descritto è possibile pensare ad interventi atti a creare una maggiore ossigenazione delle acque, all’asportazione meccanica di parte della sostanza organica presente, all’immissione di acque non inquinate da sostanze organiche che aumentino la velocità di scorrimento dell’acqua e ne abbassino le temperature».

«Nell’immediato – conclude l'agenzia regionale – è stato suggerito agli Enti preposti di attivarsi con urgenza per la rimozione delle carcasse dei pesci morti nel fosso Bozzone e di assicurare la rimozione delle plastiche e di altri rifiuti presenti a valle del campo nomadi».

Intanto sull'argomento interviene anche il Movimento 5 Stelle di Massa col consigliere comunale Paolo Menchini: «La situazione all’interno dei depuratori è emergenziale. Martedì scorso siamo stati chiamati da alcuni residenti di via Lavello, alla Partaccia, per verificare di persona quanto stava succedendo: l’aria era pervasa di un odore nauseabondo, ovviamente di scarico fognario, e oltretutto lo stato dei canali Lavello e Bozzone era pietoso, un velo verde ricopriva la superficie dell’acqua e pareva che galleggiassero pesci morti ed escrementi».
«Per quanto riguarda la puzza, questa volta non sembra imputabile a malfunzionamenti del depuratore - per la precisione abbiamo visitato il depuratore Lavello 1 - ma viceversa l’ente gestore ci ha informato che è costretto ad accatastare i fanghi di depurazione all’interno di alcune vasche dello stesso impianto in quanto, con una sentenza del TAR Lombardia dello scorso 20 luglio, non è più possibile conferirli in agricoltura».

«Ci siamo letti la sentenza, che altro non fa che allineare le concentrazioni massime di idrocarburi presenti nei fanghi a quelle del resto d’Italia – di per sé potrebbe quindi sembrare una sentenza di buon senso – ma il dato di fatto è che lo smaltimento dei fanghi ora può essere fatto solo in poche discariche autorizzate e rispettando determinate prescrizioni; tradotto in pratica i fanghi di depurazione potrebbero stare anche 15 giorni nei vasconi all'interno del depuratore prima di poter essere conferiti in discarica.
La situazione ci sembra quindi decisamente emergenziale, sia per gli abitanti che vivono nelle vicinanze del depuratore ma anche per i turisti che frequentano spiagge limitrofe. Per questo motivo presenteremo un’interrogazione urgente al sindaco direttamente nel consiglio comunale di lunedì 13» conclude Paolo Menchini.
Giovedì 9 agosto 2018 alle 18:26:02
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