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Contro la legge Salvini, attivisti in piazza a Massa

Un centinaio le persone riunite ai piedi di palazzo civico: «Non la penseremo mai come volete voi»

la manifestazione
Contro la legge Salvini, attivisti in piazza a Massa
Massa - «Resistere alle scelte inumane». È con questo spirito che un centinaio di persone ieri hanno protestato ai piedi di palazzo comunale a Massa. La manifestazione è stata lanciata a livello nazionale in maniera apartitica, facendo appello ai comuni cittadini e alle associazione dei territori che non sono d’accordo con i cambiamenti in atto all'interno del sistema di accoglienza dei migranti. Fra le cause scatenanti che hanno portato migliaia di persone a riversarsi in tutte le piazze d’Italia, il rimpallo di responsabilità per la chiusura dei porti e la morte di centinaia di disperati. Il Decreto sicurezza la cornice politica in cui si collocano e che i manifestanti contestano. «Non siamo cinquantamila come a Milano – ha detto Luca Marzario dell’Accademia della Pace durante il presidio in via Porta Fabbrica – ma siamo un piccolo Comune che resiste e che vuole lanciare un segnale: non tutta la città è d’accordo con queste politiche inumane».

A riunirsi sotto palazzo civico Anpi, Arci, Accademia della Pace, Cgil, consiglieri comunali del Partito Democratico e della lista Volpi sindaco, la sezione di Massa del Movimento Federalista Europeo, esponenti di Rifondazione Comunista e del Movimento giovanile della sinistra, e associazioni del territorio che promuovono la difesa dei diritti umani e il mantenimento di progetti di inclusione sociale. Progetti come lo Sprar, il servizio di accoglienza e protezione richiedenti asilo attivo in provincia da quasi tre anni, dal quale il Comune di Massa si è defilato a settembre. I Comuni di Montignoso e di Carrara hanno espresso, al contrario, l’intenzione di continuare a prendere parte al sistema. Rendendo il territorio apuano, nel giro di una manciata di mesi, decisamente frammentato sulle politiche dell’accoglienza. Una frammentazione che là dove si era formato d'improvviso un "vuoto" ha visto nascere alternative, spesso improvvisate, partorite dal basso. «Da quel giorno di settembre il progetto è chiuso definitivamente a Massa – racconta Luca Marzario - e non c’è nessuna apertura a strade alternative. L’aspetto positivo è che i comuni di Carrara e di Montignoso si sono impegnati per portarlo avanti, ma questo non è avvenuto in contemporanea. E in questo frangente alcuni ragazzi sono stati spostati in altri Sprar, mentre altri si è cercato in qualche maniera di farli proseguire altro modo». «Volontari e associazioni hanno realizzato senza fondi europei e con il passaparola una raccolta per continuare i percorsi di inclusione sociale iniziati con lo Sprar. Dobbiamo mobilitarci perché la popolazione non è tutta schierata e ci sono cittadini e cittadine che la pensano diversamente. Tramite le associazioni ognuno di loro può sostenere i progetti, sia economicamente, che partecipando alle iniziative per la promozione dell’accoglienza. Ognuno fa quello che può in base alle proprie possibilità».

Dal Candia arrivano anche le storie di chi ha vissuto in prima persona questo “scombussolamento” istituzionale. Ne parla Carlo Perazzo dell’Arci. «Un ragazzo che era nello Sprar ha avuto un contratto di lavoro. E ha iniziato un progetto di convivenza con una cittadina, una signora che aveva una stanza a disposizione a casa, e che lo ha accolto. Ora condividono un appartamento. Lavora in un vivaio, e altri ragazzi come lui, le aziende se li stanno tenendo stretti. Perché stanno dimostrando di essere capaci, di aver appreso, e di fare lavori faticosi e spesso non così ben retribuiti, ma che sono fondamentali per portare avanti l’economica della città».
Domenica 3 febbraio 2019 alle 19:29:09
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