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Ultimo aggiornamento ore 22.07 del 20 Giugno 2019

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«Contro la marmettola 350mila euro annui ma se piove la sorgente si inquina»

Il Comitato “Acqua alla gola” solleva il problema verificatosi al Cartaro che rifornisce l’acquedotto di Massa in capo a Gaia Spa: «Servono controlli assidui per garantire la massima sicurezza»

«deve pagare chi inquina»
«Contro la marmettola 350mila euro annui ma se piove la sorgente si inquina»
Massa - Il Comitato Acqua alla gola di Massa è preoccupato «per i fenomeni, più volte denunciati, che si manifestano in occasione di pioggia. La principale sorgente di acqua potabile, quella del Cartaro, che rifornisce l'acquedotto di Gaia a Massa, l’acqua, ad ogni pioggia, diventa torbida di marmettola. Il costo per la potabilizzazione dell’acqua, al fine di eliminare la marmettola, viene addebitato in fattura e quindi posto a carico dei cittadini e non come sarebbe logico, a carico di chi inquina. L'acqua – sottolineano dal comitato – non dovrebbe essere inquinata, pertanto ci sembra doveroso che vengano adottate modifiche normative e regolamentari che impediscano l’inquinamento dell’acqua o che il costo per disinquinare e potabilizzare venga posto in capo a chi lo provoca. L’Unione Europea ha stabilito che chi inquina deve pagare (ma anche la saggezza popolare chi rompe paga), mentre la Regione Toscana si limita alla mera affermazione di principio, senza poi porre alcun limite alle grandi aziende che inquinano, anzi gli si applicano sconti sull’utilizzo di questa risorsa che è di tutti o addirittura non si fa pagare».

“Acqua alla gola” chiede che vengano fatti «controlli assidui e continui e che sia indispensabile risolvere questo problema. Arpat deve effettuare i controlli sull’acqua rilasciata dalle cave, e Asl e Gaia sulle acque potabilizzate in modo da garantire la massima sicurezza per i cittadini. Il sistema di potabilizzazione dell’acqua marmettola costa circa 350mila euro annui (le associazioni ambientaliste parlano di circa 400mila), la politica resta indifferente sia all’inquinamento sia al costo addebitato a chi non ne ha responsabilità. Invece gli interventi di bonifica, ripristino ambientale e depurazione delle acque rilasciate possono essere imposti dalla Pubblica Amministrazione ai soggetti responsabili dell’inquinamento (d.lgs 152/2006). I sindaci in Autorità Idrica Toscana approvano tariffe sempre più care, con un gestore che spesso non è neppure in grado di garantire una buona qualità dell’acqua. La rete resta però, un colabrodo, Gaia preleva ogni anno circa 60 milioni di metri cubi di acqua e ne fattura pressappoco 27 milioni, con perdite stratosferiche».

«Vogliamo che i sindaci – concludono dal comitato – facciano pagare il costo della potabilizzazione a chi inquina, e se la depurazione dei reflui non funziona far togliere tale servizio dalle fatture, ricordiamo che il Lavello è sotto sequestro della magistratura. Gaia afferma che i lavori sul Lavello stanno procedendo e che si è reso necessario svuotare le vasche. A tal proposito vorremmo sapere i liquami che continuano ad arrivate al depuratore come vengono trattati o dove vengono smaltiti e quali sono i costi a carico per i cittadini. Oppure i reflui fognari finiscono in mare senza essere depurati? Si avvicina la stagione estiva che porterà un grosso afflusso di villeggianti e un maggior carico di lavoro per la depurazione, Gaia come intende affrontare il periodo estivo? Attendiamo risposte dai sindaci in Autorità Idrica Toscana e da Gaia».
Mercoledì 20 marzo 2019 alle 15:38:17
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