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Ultimo aggiornamento ore 21.37 del 15 Luglio 2019

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«Concorso di idee? Quel giardino rappresenta la fondazione di Massa»

Pomerio Ducale, Claudio Palandrani critica l'iniziativa dell'amministrazione e chiede cura per la storia della città

il futuro della città
«Concorso di idee? Quel giardino rappresenta la fondazione di Massa»
Massa - «Gli articoli che i giornali locali riservano in questi giorni all'ormai annosa questione del cosiddetto Pomerio Ducale, ovvero lo storico giardino fondato dal marchese Alberico Cybo Malaspina contestualmente alla fondazione della città di Massa, nel 1557, continuano –purtroppo- a raccontare cose che non vorremmo più leggere. O meglio, ne vorremmo leggere di molto diverse». L'architetto Claudio Palandrani, presidente dell’associazione Apuamater, scrittore e professore d’arte, interviene in merito all'annuncio dato dall'amministrazione comunale riguardo l’intenzione di lanciare un concorso di idee per il ripristino del Pomario Ducale, l’antico giardino tardorinascimentale voluto da Alberico I Cybo Malaspina e venuto alla luce con la nascita di Massa. Attraverso una lettera indirizzata al primo cittadino, al prefetto, al ministro dei beni culturali e alla Soprintendenza, il professore chiede di recuperare quel grande spazio verde che oggi appare in stato di abbandonato attraverso un progetto filologico, che ne valorizzi il suo antico disegno.

«Leggiamo di parcheggi! Leggiamo di concorsi di idee! Tutto ciò fa solo comprendere come la nostra città non abbia ancora preso consapevolezza che il giardino albericiano, per quanto oggi si presenti indecentemente ai nostri occhi, non costituisce solo parte importante della storia urbanistica della Massa tardo-rinascimentale, ma sia realmente una potenziale risorsa culturale, ambientale e turistica».

«Chi scrive, già a metà degli anni Novanta, assieme all’ingegner Carlo Milani, presentò in una conferenza pubblica che si tenne nei locali della scuola media Bertagnini alla presenza dell’allora sindaco Roberto Pucci, un’articolata proposta di recupero filologico del giardino. La cosa, naturalmente, non venne neanche presa in considerazione. Non lo fu neppure quando, una decina d’anni dopo, dovendo redigere il Piuss, l’amministrazione comunale del tempo mise insieme un progetto che non aveva né capo né coda e, di fatto, determinò il frazionamento l’unità del giardino. La cosa, neanche a dirlo, avvenne in cambio (allora si parlava di “perequazione”) di un certo numero di metri cubi di cemento da colare in altro luogo della città. Il tutto, naturalmente, senza avere alcuna idea di cosa farsene del “pezzo di terra” acquisito».

«Passano un’altra decina d’anni ed ecco: un parcheggio con “annesso” ...concorso di idee! Ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse drammatica. Evidentemente, gli oltre vent’anni nel corso dei quali sono stati scritti libri e versati fiumi d’inchiostro sul giardino di Alberico, non sono stati sufficienti a maturare il convincimento che l’unica vera soluzione perseguibile si chiama “recupero filologico”. Perché, però, questo intervento possa essere realizzato, c’è assolutamente bisogno che, chi sa, e chi può, sia chiamato a sedersi ad un tavolo, sotto l’egida del Comune, per lavorare -senza altro fine che il bene della città- alla rinascita del giardino di Alberico. Cioè farlo rinascere in senso storico-filologico, nella sua visione e dimensione integrale, dopo attente analisi archeologiche, e storico-documentali!! ... Cioè senza parcheggi, sgambatoi per i cani, buche a forma di osso per la sabbia, aiuole multicolor con la data del giorno fatta con i vasetti di pansé, ed altre “amenità” simili che, purtroppo, anche in un passato recente, sono affiorate dalla fantasia e dal dilettantismo di alcuni soggetti che nessuno può osare definire “progettisti”. A questo punto, l’amministrazione, se vuole davvero affrontare il problema in modo serio, lungimirante e realmente costruttivo, a nostro modesto avviso, può fare solo una cosa: promuovere un incontro istituzionale di veri esperti per affrontare costruttivamente una questione che è tutt’altro che facile da risolvere, una questione certamente spinosa, che ha bisogno di molte competenze diverse e anche di risorse economiche. È una questione anche di metodo: bisogna tirare in gioco l’Università, la Soprintendenza, il Mibact, gli organismi legittimati alla tutela e al restauro dei giardini e dei parchi storici, le varie competenze personali e istituzionali. Questi organismi (pubblici e privati) avranno certamente qualcosa da dire al riguardo aggiungendo solidi elementi di conoscenza e di metodo. Solo dopo un confronto di questo tipo, a cui ne dovrà seguire uno con la cittadinanza, si potranno trarre serie conclusioni definitive. E poi bisogna trovare i fondi, ma su un progetto di questo livello non crediamo che mancheranno i contributi di Regione, Stato, e anche della stessa Europa. Il recupero del Giardino di Alberico è, e deve essere, un progetto ambizioso, alto, che faccia capire che a Massa c’è realmente in atto un passo diverso sui beni culturali. Speriamo, questa volta, di essere ascoltati».
Venerdì 8 marzo 2019 alle 21:36:11
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