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Ultimo aggiornamento ore 12.51 del 20 Febbraio 2019

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Spazio popolare, l'amministrazione vuole lo sgombero

Annunciate mobilitazioni e iniziative. Solidarietà da tante realtà vicine al centro di aggregazione

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Spazio popolare, l´amministrazione vuole lo sgombero
Massa - È uno spazio composto da due fondi. Entrambi vengono frequentati da diverse realtà. Da un lato c’è la palestra popolare dedicata ad Aldo Salvetti che organizza corsi di boxe, autodifesa, yoga e di una sorta di ginnastica dolce per persone over 50. Dall'altro c’è il partito dei Carc e l’associazione contro gli abusi in divisa, c’è la comunità senegalese e il comitato di salute pubblica, considerabile come il gruppo che ha gettato le basi, tre anni fa, che hanno contribuito a dare vita a quello che ad oggi è lo Spazio popolare di via San Giuseppe Vecchio, a Villette. Il 3 dicembre l'amministrazione comunale di Massa ne ha richiesto lo sgombero.

Come nasce lo Spazio popolare
È il 2013 e a Villette i residenti del quartiere apprendono dell’intenzione dell’Asl di smantellare il distretto sanitario locale, il Noa diventa operativo. Si forma una grande mobilitazione di persone che, anche attraverso ambulatori mobili, dimostra come il distretto sia di vitale importanza per le persone che vivono nella zona e nelle sue vicinanze. Come ad esempio tutti quegli anziani che ogni mattina devono fare un prelievo di routine per poter prendere i farmaci anticoagulanti. La mobilitazione rimarca all’Asl l’importanza del distretto e il gruppo che la compone inizia ad incontrarsi regolarmente per confrontarsi sul come far valere le proprie istanze di fronte alle istituzioni. Si riunisce nel fondo abbandonato di Erp, che occupa dopo aver sanificato e riqualificato. La battaglia per salvare il distretto dopo tante iniziative trova un esito positivo. E lo spazio di via San Giuseppe Vecchio diventa luogo di aggregazione. Un’aggregazione di persone tutte diverse fra loro accomunate dalla condivisione di quel microcosmo. E quelle persone, ora, di fronte al provvedimento di sgombero notificato dal Comune di Massa, intendono difendere quei locali, insieme a tutti i valori che portano con loro.

Qualche testimonianza
«Faccio il fisioterapista come lavoro – racconta Lorenzo Rocchi, che nella palestra popolare Aldo Salvetti ha tenuto corsi di autodifesa personale e gestione dello stress – mi sono avvicinato per caso a questo ambiente e trovandomi bene ho deciso di restare». Lorenzo “regala” quattro ore alla settimana del suo tempo e della sua professionalità alle persone che non possono sostenere i costi di una qualsiasi palestra. Per partecipare ai corsi, infatti, non è necessario sottoscrivere un abbonamento. A chi è in grado di sostenerlo viene richiesto un contributo, volontario, di 10 euro al mese per pagare le bollette della luce del riscaldamento. Non si può certo parlare di un progetto nato per fare soldi.

«Ci incontriamo qua – racconta Lamin Diouf, della comunità senegalese – per parlare e condividere le nostre conoscenze, in modo da permettere anche a chi di noi trova difficoltà ad integrarsi di avere gli strumenti per farlo. A Massa abbiamo un lavoro e spesso non sappiamo tutte le regole che ci sono su questo tema. Abbiamo provato a trovare altri spazi ma tutti richiedono dei soldi per poterli utilizzare e non possiamo permettercelo».

A raccontare le esperienze vissute nello spazio popolare sono in tanti. Davide Marchi, un lavoratore, racconta di quando in quel locale sono stati organizzati incontri che hanno visto la partecipazione di ingegneri della sicurezza per affrontare il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Blasco Bonito del comitato salute pubblica rimarca il fatto che «lo spazio nasce per dare una risposta ai bisogni dei cittadini». La solidarietà di fronte al provvedimento di sgombero arriva da tantissime realtà, politiche e non. La rendono nota gli operai della Rsu Filctem della Sanac, i tifosi e i giocatori dello Spartak Apuane, il collettivo politico Reset e la Casa Rossa. «La questione è politica ed è lo specchio dei tempi – dice Nicola Cavazzuti del partito di Rifondazione Comunista, schierato in difesa dello spazio – è l’eco degli sgomberi che si stanno facendo in tutta Italia. La tendenza è quella di difendere la legalità ma è un Dio a senso unico perché altre illegalità, invece, non vengono cercate. Noi vorremmo fare luce su quelle illegalità che formano il degrado e nostra intenzione è quella di dare un contributo all'amministrazione per combatterlo, partendo dal ritorno all'utilizzo pubblico di beni abbandonati, che con il tempo diventano ricettacolo di qualsiasi cosa. Non si risolve il problema murando finestre e alzando muri, come quelli fatti all’Hotel Milano di Marina di Massa e a villa Irene dei Ronchi, o come quelli dei capannoni di proprietà del demanio, vere e proprie bombe ecologiche con tetti di amianto rotti abbandonate davanti agli occhi di tutti. E dove nessuno tra l'altro va a fare niente. Al contrario si decide di sgomberare dove qualcuno tenta di ricostruire un tessuto sociale. Questo sgombero è un’offesa alla società stessa. E avviene in una città in cui mancano degli spazi in cui confrontarsi».

Legalità e degrado, attraverso una nota anche i promotori dello spazio popolare aprono una riflessione su questi temi: «Questa amministrazione ha fatto della lotta al degrado una delle sue parole d’ordine. Noi il degrado lo combattiamo ogni giorno con iniziative come la nostra. È una questione di legalità, può obbiettare qualcuno. Ma quale legalità intende far valere l’amministrazione Persiani? Saranno così solerti come lo sono con noi, nel combattere l’illegalità del lavoro nero e dello sfruttamento selvaggio che ogni estate colpisce centinaia di giovani nella nostra riviera? Saranno così efficienti come lo sono con lo sgombero dello spazio popolare nel dare risposta alle migliaia di disoccupati della nostra città? Saranno così pronti a ristabilire la “legalità” nelle nostre montagne dove un pugno di individui si arricchisce sulla pelle di molti lasciandosi alle spalle miseria e devastazione?».

Martedì 11 alcuni di loro si presenteranno in consiglio comunale per porre all'amministrazione comunale questi quesiti. Giovedì 13 dicembre, primo giorno in cui il provvedimento di sgombero diventa esecutivo, il gruppo invita la cittadinanza alla giornata di mobilitazione e di apertura dello spazio per permettere a chiunque di vedere con i propri occhi ciò quel luogo rappresenta per il quartiere di Villette.
Domenica 9 dicembre 2018 alle 12:18:31
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