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Ultimo aggiornamento ore 13.33 del 6 Dicembre 2019

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Panchina distrutta, l'allarme: «A Massa oltre 100 donne al centro antiviolenza»

L'assessore regionale alle pari opportunità Monica Barni e l'associazione pArpa condannano quanto accaduto a distanza di pochi giorni dall'ennesimo vandalismo alla statua "Sophia"

«denunciate!»
Panchina distrutta, l´allarme: «A Massa oltre 100 donne al centro antiviolenza»
Massa - «C'è chi dice "ragazzate", chi "i soliti vandali", chi attribuisce al bere tanto e male. Noi no, noi pensiamo che siano atti violenti e non casuali. Il 24 novembre 2019, alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, viene divelta dal suolo la statua Sophia, voluta dalla famiglia Biagi, in memoria di Cristina e di tutte le donne vittime di femminicidio, il 30 novembre viene totalmente distrutta la panchina rossa sita in piazza Garibaldi simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, realizzata dalle e dagli studenti dell'istituto Palma». A scrivere è Arpa, associazione per il raggiungimento della parità, che esprime sdegno e condanna per quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica a Massa dove ignoti hanno distrutto la panchina rossa che simboleggia la lotta contro la violenza di genere, installata tre anni fa.

«Ci domandiamo – proseguono da Arpa – vi sembra possibile che nella settimana della giornata internazionale contro la violenza sulle donne vengano colpiti gli unici due simboli cittadini dedicati a questo tema? Per noi no. Non ci stiamo e non lo accettiamo e anzi crediamo sia sempre più urgente agire sulla prevenzione e sulla cultura. La nostra città, Massa, dimostra ogni giorno di più una deriva estremamente pericolosa, sempre più donne richiedono aiuto al nostro Centro Antiviolenza Duna, solo questo anno, dal gennaio ad oggi sono 102, e la nostra casa rifugio è sempre occupata da nuclei donne/minori in situazione di altissimo pericolo».

«Nelle scuole dove spesso organizziamo e attiviamo momenti formativi di prevenzione – aggiunge preoccupata l'associazione – si riscontra una visione barbara delle relazioni uomo/donna, dove la seconda è vista dai più come oggetto di possesso, non persona e ciò viene confermato dai dati Istat appena usciti. Dati da cui emerge che per un/a cittadino/a italiano/a su quattro lo stupro dipende da come la donna si vesta. Alla luce di tutto questo vogliamo lanciare un appello che faccia eco a quello del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, stiamo vivendo in un periodo particolarmente buio, soprattutto per noi donne, riteniamo che ciascuna e ciascuno di noi si debba fare carico del problema e si faccia agente del cambiamento culturale necessario. Vedete un ragazzo fare un atto violento contro cose o persone? Fermatelo, provate a parlarci e se le parole sembrano essere inutili, chiamate chi di dovere. Sentite urla provenire dalla casa vicina alla vostra? Trovate il modo di parlare con quella donna, datele il numero del Centro Antiviolenza, e se la situazione vi sembra grave chiamate le Forze dell'ordine. Siete insegnanti e nelle vostre classi emergono atteggiamenti sessisti, violenti o simili? Fermate ogni programma scolastico imposto e offrite momenti di riflessione profonda, fate lavorare su questo, non passate sopra a nessun atteggiamento di prevaricazione. Siete allenatori/trici di qualche squadra sportiva? Organizzate momenti dedicati al rispetto dell'altra/o, educate alla non violenza. E così via...
Ognuna ed ognuno di noi può e deve fare qualcosa, è responsabilità collettiva, è creare una società migliore, è dare speranza alle nostre figlie, che non subiscano mai e ai nostri figli, che rifiutino la violenza, che imparino ad amarsi ed amare».

L'ASSESSORE BARNI: «COMBATTERE ALLE RADICI QUESTA VIOLENZA»
«Sono gesti come questo che misurano l'assoluta urgenza di un impegno forte e costante contro violenza di genere e misoginia, fenomeni che hanno, è evidente, radici profonde nella società italiana». La vicepresidente e assessore alla cultura con delega alle pari opportunità, Monica Barni, commenta così la distruzione della panchina rossa.

«Abbiamo presentato giusto la settimana scorsa – prosegue – i dati dell'Osservatorio sulla violenza. Dai quei numeri emerge come la gran parte dei casi di violenza si verifichino nell'ambiente di casa e siano prevalentemente compiuti da italiani. Quello che serve – conclude Barni – è una vera e propria rivoluzione culturale, che tocchi la testa e la mente delle persone e che attacchi alle radici il fenomeno. La Regione Toscana continuerà a farlo rafforzando le sue politiche fatte di prevenzione, protezione e sostegno».
Lunedì 2 dicembre 2019 alle 17:29:03
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