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Ultimo aggiornamento ore 21.37 del 15 Luglio 2019

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Falda inquinata, a Massa 7mila abitanti preoccupati. Folla in Comune

Lunedì pomeriggio il sindaco Francesco Persiani, ha snocciolato diversi dati che riguardano le operazioni di bonifica previste dall'Accordo siglato fra Comune, Regione Toscana e Ministero dell'Ambiente

facce arrabbiate
Massa - Sono più di settemila gli abitanti del Comune di Massa a essere interessati dalle ordinanze per la chiusura dei pozzi artesiani ritenuti fortemente inquinati dagli approfondimenti realizzati da Sogesid, società in house del Ministero dell'Ambiente che in questi mesi è in provincia di Massa-Carrara per le analisi della falda acquifera previste dall'Accordo di programma. 37 sono invece gli stabilimenti balneari che dovranno rispettare la medesima ordinanza che vieta, fino a data da definirsi, l'utilizzo di sorgenti che attingono alla falda per uso alimentare, uso irriguo e uso igienico alimentare.

In sala consiliare, ieri pomeriggio, l'amministrazione comunale, nella persona del sindaco Francesco Persiani, ha snocciolato diversi dati che riguardano le operazioni di bonifica previste dall'Accordo siglato fra Comune, Regione Toscana e Ministero dell'Ambiente nel 2016: i lavori previsti in zona Tinelli e i loro costi, i parametri ampiamente sforati fra via degli Unni e il torrente Lavello, l'esito della campagna di monitoraggio che si è da poco conclusa e la campagna isotopica in procinto di iniziare e che dovrebbe terminare a settembre.

In sala 10 aprile centinaia di persone interessate ad avere delucidazioni in merito a quel “significativo inquinamento della falda e probabilmente del terreno” dell'area che segna il confine fra Massa e Carrara. Inquinamento che, per i cittadini che abitano in quella parte di territorio, vuol dire campi e orti irrigati con acqua contenente arsenico, cloroformio e idrocarburi. E a distanza di decenni, quei veleni non sono decisamente acqua passata. Anzi. Sono tutt'ora lì, sotto i loro piedi. E loro ne sono più o meno consapevoli.

“Il fatto che ci sia lo stesso valore di cromo esavalente nella zona di Ferroleghe – dice il sindaco Persiani – purtroppo lascia presupporre che ci sia una sorgente attiva. E il fatto che ci sia un punto dove gli idrocarburi toccano vette altissime ci fa pensare a sversamenti abusivi. A questo serviranno gli ulteriori controlli prima del progetto di bonifica che sarà pronto per dicembre e che potrà dare via libera ai lavori”. Arpat tranquillizza riguardo l'inquinamento da inalazione: “Non ci sono pericoli di inalazione dei materiali chimici trovati nella falda” – spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale. Anche se la preoccupazione per ciò che è stato e ciò che sarà, nei residenti, resta. E la rabbia, a guardare le loro facce, pure.

CAMILLA PALAGI

Martedì 4 giugno 2019 alle 11:43:08
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