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Ultimo aggiornamento ore 19.49 del 21 Gennaio 2019

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Ai Quercioli un monumento alle poesie del podestà fascista Bellugi

Il monolite verrà posizionato nel parco. Lo storico Bertuccelli: drammaturgo, ma promotore delle leggi razziali

polemiche in vista?
Ai Quercioli un monumento alle poesie del podestà fascista Bellugi
Massa - La giunta trainata dal sindaco di Massa Francesco Persiani ha deciso che nel parco dei Quercioli sarà posizionato un monolite con la poesia Primavera de Massa di Ubaldo Bellugi. Non il Bellugi squadrista che è stato podestà di Massa dal 1927 al 1938, ma il Bellugi drammaturgo e poeta che nel tempo libero scriveva poesie in rima che trattano di alberi di Natale e erba “prisippina".

La targa non riporterà espressamente questa distinzione, anche perché Bellugi non ha mai preso le distanze dalle posizioni politiche manifestate. Ma l'amministrazione comunale nell’atto che ha pubblicato per la realizzazione del monumento alto due metri e mezzo e largo 1.60 che verrà posizionato ai Quercioli, a questo non fa riferimento.

Si legge, piuttosto, che “considerato che l’amministrazione sostiene e promuove iniziative culturali, scientifiche, sportive, educative e sociali finalizzate alla crescita e alla valorizzazione dell’immagine della città, la realizzazione del monolite è iniziativa meritevole di piena approvazione”.

Di diversa opinione Giancarlo Bertuccelli, giornalista, pittore, scrittore e appassionato di storia locale, che fra gli scritti dell’Archivio di Stato di Massa ha rinvenuto alcuni aneddoti particolari legati alla vita di Ubaldo Bellugi. E considerabili di pubblico interesse dato che Bellugi ricoprì la carica di commissario del Comune di Massa. Di seguito riportiamo integralmente la nota di Bertuccelli: «Premetto che per parlare e scrivere della lunga attività politica e “letteraria” di Ubaldo Bellugi, vissuto circa 90 anni parte dei quali libero in una Italia democratica, repubblicana e con una sua Costituzione scritta dopo la liberazione dal nazifascismo, non basterebbe una enciclopedia. Ma visto che ormai molte cose sono state dette, scritte e dibattute, tralasciamo questo oceanico approfondimento per addentrarci in alcuni episodi che hanno visto il “nostro” a capo degli squadristi già prima del 1920, quando scorrazzava con le sue squadriglie, teschi sulla fronte, scudisci e moschetti in mano, in tutto il territorio provinciale, colpendo tutti e tutto ciò che non aggradava a questa organizzazione, inizialmente occulta, nata in un sottoscala di via Cavour a Massa».

«Dunque un decennio duro per la gran parte della popolazione massese e limitrofa, e poi il periodo Bellugiano vero e proprio in qualità di commissario al Comune di Massa, e quindi con la carica di podestà siglata da Mussolini, per la durata di ben undici anni. Un periodo in cui l’opposizione non esisteva, perché i rappresentanti della sinistra erano bastonati a sangue o erano costretti a fuggire in Corsica, in Francia ed in altri paesi Europei o extra Europei. Il tutto con un solo uomo al comando che aveva in mano quella fetta di territorio comunale detto per anni Comune di Apuania. Che dire di questo insigne concittadino scampato perfino allo scontro del luglio del 1921 a Sarzana, la “città perduta”, essendo lì per prendere coi suoi scagnozzi quel comune, l’unico in Italia ad essere ancora governato democraticamente dalla sinistra. Ebbene come si riconosce dalle foto d’epoca dei vari Miniati, Leone, ecc. lui sì che valeva. Sapeva parlare al pubblico verso il quale si slanciava come in un incontro tra amici e partenti, magari per assistere ad una delle tante parate dove venivano coinvolti ed educati all'assalto con la baionetta centinaia di avanguardisti e figli della lupa d’italica convinzione. Il nostro Podestà Bellugi, comunque, non poteva sempre essere presente a tutte le scorrazzate, perché si dice che un bel po’ di tempo lo impiegava nel vergare le sue molteplici opere letterarie, in gran parte legate a quelle tematiche locali genuine con soggetto “le formicole” o “el pan fatto en cà”, che talvolta riuscita a pubblicare o a fare rappresentare nel nostro bel teatro comunale, quell’edificio atto al culto del sapere, attraverso quelle ed altre opere simili, tra una delibera e l’altra, scritta dallo stesso Bellugi e firmata dal segretario. Venne il giorno, non sappiamo come e perché, che come lui stesso scriveva ci fu il cambio di guarda. Eravamo nel luglio del 1938 e Bellugi lasciò l’incarico di Podestà, ma si badi bene, non certo per andare in pensione, ma ahinoi, per accomodarsi in un altro scranno forse ancora più concretamente di sapore politico».

«Difatti alla vigilia della emanazione delle Leggi razziali fasciste, fu nominato direttore del Popolo Apuano, una variante del Giornale nazionale il popolo italiano, carica che gli venne affidata fino al 1943 con il marchio originale vergato dallo stesso Benito Mussolini. Qualcuno penserà: ma fare il direttore di un foglio locale non è poi un peso così gravoso e neppure una responsabilità tanto pesante. Si deve però pensare che con quel gesto Bellugi aveva assunto l’incarico di raccontare, con il sostegno dei collaboratori, l'importanza delle leggi razziali, delle quali ne pagarono il prezzo migliaia di persone che furono messe in situazioni disastrose nell’ambito delle libertà, del lavoro, della scuola e della vita stessa, poiché, com’è noto, dopo rastrellamenti vari furono attivati treni che avevano come capolinea i campi di concentramento dai quali raramente se ne usciva ancora in vita. Oggi al Bellugi si è pensato di erigere nientemeno che un monumento con assenso dell’amministrazione di destra, in questa nostra terra dove morirono migliaia di persone, dove i paesi furono distrutti. Ma recita così la nostra Costituzione? Ma è questa l’Italia?».
Giovedì 20 dicembre 2018 alle 21:07:22
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