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Ultimo aggiornamento ore 08.09 del 6 Luglio 2020

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«Spiagge, stanchi di soluzioni che discriminano i cittadini in base al reddito»

«Spiagge, stanchi di soluzioni che discriminano i cittadini in base al reddito»
Massa - Riceviamo e pubblichiamo dai gestori del gruppo Facebook "In 500 sulla battigia. Al mare solo chi può pagare un ombrellone?" riguardo alle perplessità circa l'attuale situazione delle spiagge libere nel comune di Massa, anche a seguito della pubblicazione dell'atto della giunta massese su tale argomento.

Ci fa molto piacere che la giunta si sia attivata per disciplinare finalmente anche le spiagge libere! Non possiamo però evitare di rammaricarci per il fatto che, nonostante gli “sforzi”, ad oggi, gli arenili a disponibilità collettiva siano ancora inaccessibili.
Questa è per noi una manifesta violazione del principio di eguaglianza sostanziale.
Da aprile di questo anno, le amministrazioni, a vario livello, si sono adoprate per la tutela degli interessi degli stabilimenti balneari, mentre per le spiagge libere si è scelto semplicemente di delegare ai Comuni la disciplina delle stesse a seconda delle peculiarità territoriali tipiche di ogni zona. Nella specie, il Comune di Massa, si è dimenticato per un tempo decisamente lungo, nonostante richieste e sollecitazioni, di attivarsi in tal senso, provocando più o meno incolpevolmente, la situazione odierna: persone che vanno tranquillamente in spiaggia pagando fior di quattrini, persone che vanno tranquillamente in spiaggia libera senza preoccuparsi di contravvenire ad un divieto o, semplicemente ignare dello stesso e persone che seguono le regole e che vengono private di un bene collettivo e che, alla domanda di eventuali figli del perché i suoi compagni vanno al mare e loro no, provano un profondo e
appassionato sconforto.

Ieri la nostra amministrazione decide di pubblicare l’atto con cui il 19 giugno prende finalmente in considerazione l’argomento, seguendo una strada impervia e discutibile: affidando cioè la vigilanza sul rispetto della normativa Covid nelle spiagge libere ai gestori degli stabilimenti confinanti e ai gestori concessionari delle libere attrezzate, che si vedono attribuire, oltre agli oneri e, soprattutto agli onori di cui già godevano gli scorsi anni, uno sconto sul canone che, per delibera, potrebbe comportare un ammanco nelle casse comunali di oltre 100.000 euro, nonché un ampliamento della possibilità di occupare spazi con attrezzature proprie che, sommati a quelli già dati loro in concessione, potrebbero arrivare a coprire il 55%
dell’arenile libero!
Domanda: quanto rimane di effettivo spazio per ogni lido da adibire a noi comuni mortali non fruitori degli stabilimenti balneari per scelta od impossibilità? E per quanto tempo, visto che alcuni di essi coincidono con punti critici in cui, spesso spunta il divieto di balneazione?
Domanda: per quanto tempo dovremo ancora aspettare prima di poter andare al mare? Consapevoli della promessa del sig.Cella circa la celerità degli uffici preposti ad attuare i principi deliberati, non riusciamo ad essere esenti da dubbi, visti i ritardi fin’ora perpetuati.
Domanda: siamo sicuri che i soggetti preposti alla pulizia, controllo in acqua, sanificazione, siano effettivamente in grado di far attuare la normativa anticovid anche negli spazi pubblici, quando, verosimilmente e sulla base di varie testimonianze, hanno essi serie difficoltà a fare rispettare tale normativa già ora all’interno dei loro bagni?

Al di là (per ora) di ogni considerazione su opportunità, legittimità, tempistiche dei provvedimenti in itinere, vorremmo a gran voce ribadire che, noi cittadini, siamo stanchi di soluzioni posticce che, ancora una volta privilegiano certe categorie, e, di fatto, discriminano i cittadini in base al reddito.
Venerdì 26 giugno 2020 alle 17:04:45
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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