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Ultimo aggiornamento ore 22.01 del 25 Maggio 2020

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«Didattica a distanza causa troppi problemi. Per settembre meno tagli e più investimenti»

Il Partito della Rifondazione Comunista di Massa interviene su uno dei temi più discussi per quel che riguarda l'istruzione in questa fase di emergenza Coronavirus

«Didattica a distanza causa troppi problemi. Per settembre meno tagli e più investimenti»
Massa - "Sono ormai due mesi e mezzo che le scuole sono chiuse e, dalle primarie alle superiori, dirigenti e insegnanti hanno provato di tutto per cercare di dare forma a questa didattica in situazione di emergenza. Già, non chiamiamola "didattica a distanza", perché questa avrebbe bisogno di progettazione, di tempo, di collegialità nelle decisioni e di competenze specifiche da parte di tutti coloro che sono coinvolti nella scuola, cosa che non è stata possibile visti i tempi ristretti". Esordisce così il Partito della Rifondazione Comunista di Massa, nell'affrontare uno dei temi più discussi per quel che riguarda l'istruzione in questa fase di emergenza Coronavirus.

"Non solo, sono necessarie piattaforme ministeriali sicure, dove studentesse e studenti siano tutelate per quanto riguarda la privacy e la conservazione dei dati e possano continuare a tenere i rapporti con la scuola. Purtroppo dal ministero non si è pensato di istituire una piattaforma unitaria per le scuole e neppure di dare linee guida nazionali, così ogni scuola, presa alla sprovvista, si è arrangiata come meglio poteva --- sicuramente con cuore e professionalità --- pur di non perdere il prezioso contatto con studenti e famiglie.

Nella migliore delle ipotesi, laddove la piattaforma scelta funzionava, un problema consistente è stato reperire dispositivi elettronici per tutte e tutti. Così ancora oggi, alla fine di maggio, ci sono scuole in cui il 30-40% degli studenti si ritrova a dover usare un cellulare per fare didattica, perché non è rientrato nelle graduatorie per ottenere dispositivi in comodato d'uso. Anche in questo caso il ministero è arrivato tardi in soccorso delle scuole più in difficoltà, distribuendo finanziamenti a pioggia, che per le scuole più povere sono stati una goccia nel mare.

Per non parlare delle connessioni: alunne ed alunni che abitano in zone poco servite, quasi sempre di periferia, abbandonate dal progresso e dalla banda larga, si sono ritrovati con frustrazione e rabbia tagliati fuori dalla DAD. Alunni che se faceva bel tempo o se avevano vicini generosi, sono riusciti a connettersi con il wifi gratuito del paese, o a raggiungere una postazione dove prendeva il cellulare.

Ci sono poi le famiglie meno inserite nel tessuto sociale, che non parlano correttamente la lingua o il burocratese delle circolari, spesso vicine, se non sotto, la soglia della povertà, che hanno visto peggiorare drasticamente la situazione economica e non sono state in grado di sopperire alle mancanze dello stato.

Vogliamo poi parlare degli alunni con disabilità? Questi fin da subito sono stati tagliati fuori dalla DAD emergenziale fatta con tutta la classe, che ha ritmi spesso forsennati, orari rigidi, problemi di connessione e frustranti ore davanti al PC, ore in cui la frase più ricorrente è " mi sente maestra", "Prof la piattaforma mi ha buttato fuori, la connessione non regge". Alunni con disabilità che non hanno potuto usufruire del prezioso supporto degli operatori socioeducativi.
E quindi ancora una volta ci accorgiamo che chi ha i mezzi, è bene inserito nella società, vive in situazioni agiate, non ha problemi di natura psicologica o di disabilità, ha potuto in qualche modo mantenere un rapporto con gli insegnanti, mentre il 20-30% degli alunni e alunne italiane non è stato così fortunato.

Risultato, sempre più bimbi e bimbe dalle primarie alle superiori rimarranno esclusi, adolescenti già fragili hanno ricevuto il colpo di grazia finale, perché non si sono sentiti inclusi, o adeguati a questa nuova esperienza didattica, pur con tutti gli sforzi fatti dal corpo docente e amministrativo. Si stima che negli istituti professionali siano almeno il 30% degli alunni di una classe. E la dispersione scolastica, che già sfiora il 35% nella nostra provincia che balzo farà il prossimo anno? Quanti Pierino e Lucia o Josè o Mohammad, Tasha ritroveremo in classe a settembre? Quante famiglie, ma diciamo pure donne, su cui ricade la quasi totalità del carico famigliare, sono state in grado di supportare gli alunni in questo difficile periodo? Con quali ricadute psicologiche?

E allora - conclude il partito - si pensi fin da subito agli enormi problemi che potrebbe causare una riproposizione della DAD anche a settembre. Servono investimenti per creare nuovi spazi, già decadenti e insufficienti prima, servono insegnanti, serve immettere in ruolo senza concorso i precari e le precarie della scuola, servono meno tagli al personale. Invece di assumere si taglia: su 118 insegnanti in meno in tutta la Toscana ben 83 sono in provincia di Massa-Carrara e Lucca. Servono sicurezza e prevenzione e, soprattutto classi con meno studenti".
Mercoledì 20 maggio 2020 alle 14:12:35
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