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Ultimo aggiornamento ore 11.44 del 15 Ottobre 2019

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Renziani in fuga per la scissione nel Pd, Nardi: "Io resto"

Si stanno delineando nuovi equilibri nel panorama politico italiano. Così come a livello locale

terremoto politico
Renziani in fuga per la scissione nel Pd, Nardi: `Io resto`
Massa-Carrara - È scissione anche in provincia di Massa Carrara. L'uscita dal Partito Democratico di Matteo Renzi in queste ore sta decisamente dividendo i dem locali. Fra chi resta, e chi se ne va, iniziano a delinearsi nuovi equilibri nel panorama politico italiano. Si prospetta una lunga fase di transizione. E se c’è chi chiama a raccolta i renziani per dare vita al nuovo progetto politico, c’è anche, nel trambusto, chi lo dice a chiare lettere: “io resto”.

“Resto. Resto nel PD perché penso sia ancora un luogo in cui poter esprimere innovazione per cambiare il Paese. In queste ore ho salutato amici e fratelli e gli ho augurato un buon cammino. Sono certa che ci ritroveremo sui grandi progetti per l’Italia”. Così la deputata apuana del Partito democratico Martina Nardi all’alba della scissione di numerosi renziani dal partito, pronti a seguire Matteo Renzi nel suo nuovo progetto che condurrà alla formazione di un gruppo autonomo alla Camera e di un gruppetto di senatori nel Misto di Palazzo Madama.

“In questi giorni- continua Martina Nardi-le voci mi davano per una delle deputate pronte a seguire Renzi e capisco il perché. Intanto sono stata una convinta renziana, ho sempre creduto in Matteo Renzi e nelle sue idee, e penso ancora che il suo governo sia stata un’ottima parentesi per il Paese. Inoltre ho dato un contributo all’ultimo progetto Renzi, quello della scuola per giovani politici al Ciocco, perché credo che sia stata una pregevole iniziativa. Insomma, era facile prevedere che lo avrei seguito in questa sua nuova avventura. Ma io resto nel Pd”

E ancora: “Mi dispiace per questa scissione, credo che Renzi avrebbe fatto meglio a rimanere. Era una energia importante per il partito. Ma ora dobbiamo pensare a governare bene, a cogliere il meglio da questa opportunità che ci è stata data, per fare grandi cose per il paese. Spero di ritrovare in Renzi e nel suo gruppo gli alleati di sempre e di condividere con loro le prossime battaglie”

Lascia il Pd, invece, Giuliano Zingone, un passo nella direzione comunale del Pd di Montignoso, in quella provinciale e nell’assemblea regionale. Di seguito pubblichiamo integralmente la sua nota: “Leggo le dichiarazioni rilasciate domenica scorsa da Ivan Scalfarotto ed Ettore Rosato, uomini vicinissimi a Matteo Renzi e coordinatori dei "Comitati di azione civile", in merito all'imminente formazione di gruppi parlamentari autonomi e di un nuovo soggetto politico indipendente dal PD. Il fatto, di estrema rilevanza, mi induce a proporre all'attenzione dei lettori le seguenti, elementari quanto stringate, riflessioni. Bernard-Henri Lévy, in un suo brillante articolo su "La Stampa", ha recentemente ricostruito il quadro politico e sociale che ha condotto all'aberrante esperienza della "resistibile ascesa" di Matteo Salvini e alla geniale mossa del cavallo di Matteo Renzi. Il Governo appena insediatosi andava fatto. L'alternativa era la stabilizzazione, nel cuore dell'Europa che conta – quella dei Paesi fondatori dell'Unione -, di una "democrazia autoritaria-illiberale" foriera di prevedibili, ulteriori disarticolazioni istituzionali e di recrudescenze cripto-fasciste. Punto. Sono completamente d'accordo sull'idea di dare vita ad una nuova organizazione politica. È una questione di coerenza”.

“Oramai il PD è tornato ad essere DS: stesse categorie, stesso corredo antropologico. Ontologico, oserei dire. Diversamente non si spiegherebbe la rimozione radicale e collettiva del renzismo. Renzi, purtroppo, su questo corpicino arcaico- specchio del corpaccione altrettanto arcaico del Paese-, è scivolato come pioggia sul vetro. La sua visione liberaldemocratica ha cozzato, fuori e dentro il partito, contro quel mix di ignorante identificazione col Capo e infantile aspettativa di una realtà semplicistica che spingeva cent'anni fa Gobetti a definire il "fascismo come autobiografia della nazione". Troppo rivoluzionaria, la sua idea, per il nostro tempo e per l'Italia. Renzi aveva fondato il proprio progetto su di una triplice articolazione: a) sul piano economico, riavvio, all'indomani della crisi mondiale, del processo di valorizzazione capitalistica (in soldoni, indispensabilità di restituire opportunità di redditività all'investimento capitalistico, con conseguente ripresa dell'occupazione a medio e lungo termine; b) sul piano politico-amministrativo, un programma di modernizzazione neo- liberale centrato, da un lato, sulla "buona scuola" quale anello di saldatura con un mondo del lavoro in incessante trasformazione in virtù della generalizzazione della formazione permanente in grado
di incrociare ed assecondare costruttivamente la ristrutturazione tecnologica permanente del capitale ( in questo senso incrociando le geniali intuizioni del sindacalista CISL Marco Bentivogli e della "scuola di Milano" di Becchetti e Magatti), dall'altro, sull'implementazione di elevati coefficienti di efficienza nella sclerotica struttura dello Stato in grado di restituire allo stesso dinamicità, economicità, primato delgli istituti meritocratici e suo dimagrimento con contestuale alleggerimento fiscale, c) sul piano sociale, la liberalizzazione – auspicata e teorizzata da Marco Biagi, Sacconi e altri – di un mercato del lavoro rigido ed asfittico con conseguente, prevedibile crescita occupazionale stabile e, da ultimo ma non ultimo, sfruttamento della ripresa economica al fine di aprire ragionevoli margini di redistribuzione intesi a contrastare una significativa marginalità sociale ( piano periferie,80 euro, REI ecc. ), nella consapevolezza drammatica, propria del vero liberaldemocratico – vedi Dahrendorf -, del rischio di una progressiva divaricazione strutturale tra livello esponenziale della crescita, insufficienza del potere d'acquisto e lacerazione della coesione sociale; d), infine, organica scommessa sull'accrescimento del livello culturale generale al fine di permettere una progressiva affermazione di una nuova scala valoriale liberale, democratica e solidale socialmente orientata”.

“Contro, Renzi ha avuto la strutturale saldatura, congenita al nostro corpo sociale, oscenamente inorganico, cioè egoisticamente e regressivamente strutturato, di assistenzialismo, paternalismo, inefficienza burocratica, produttività minimale, sottovalutazione del ruolo strategico della cultura, vocazione statalista dell'economia, incapacità di un'adeguata decifrazione dei nuovi, rivoluzionari tratti della morfologia sociale e dei suoi profili di classe – in questo senso, andrebbero rilette le penetranti analisi di questo mostruoso coacervo, tutto italiano, che Michele Boldrin, qualche mese fa, ha dedicato al "governo rosso-brunato" Ricominciamo. Ma unicamente su quattro punti non negoziabili: valori e programmi liberaldemocratici, amplissima partecipazione da parte di soggettività esterne, civiche e sociali, in nome di quel "Risorgimento repubblicano" che Bernard-Henri Lévy auspicava nello stesso articolo – anche se noi, a differenza dei francesi, una Rivoluzione non l'abbiamo fatta, e si vede! -, autentica e radicale democrazia interna, veto altrettanto radicale sui trasformisti che inevitabilmente si affacceranno- conosco, dalle mie parti, nella provincia di Massa-Carrara, personaggi pronti a candidarsi al potere ed alle future elezioni dopo essere transitati, per mera sopravvivenza politica, da una corrente all'altra. Spero abbiano il buon gusto di non perseverare, perché diabolico sarebbe il colpo, forse fatale, assestato a questa nostra malferma e sofferente democrazia, bisognosa di dirittura morale e di autentico senso dello Stato. Io non sono tra questi. Lo scorso 21 novembre mi sono dimesso da tutti gli incarichi comunali, provinciali e regionali che rivestivo nel PD. La direzione anti-renziana era ormai chiara a tutti coloro dotati di un minimo di intelligenza politica.. A queste condizioni, la nuova formazione politica mi troverà al suo fianco. Prego tutti gli amici di Massa-Carrara interessati di contattarmi immediatamente per rendere operative le adeguate misure organizzative”.
Martedì 17 settembre 2019 alle 19:36:11
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