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Ultimo aggiornamento ore 22.37 del 6 Aprile 2020

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Marmo, Uil: «Fermare tutto». M5S: «Stop al soccorso cave, serve personale al Noa»

Fa discutere la scelta di alcune attività del settore lapideo di continuare con la produzione di blocchi di marmo

Lavoro
Massa-Carrara - Fa discutere la scelta di alcune attività del settore lapideo di non fermare la produzione nonostante la pandemia Sars-CoV2. L'appello dei residenti della zona del Fornello ha suscitato le reazioni dei sindacati e della politica. Perché dobbiamo restare dentro casa, si interrogavano ieri alcuni cittadini, quando il marmo continua a fare avanti e indietro per le strade e con quello anche gli operai che lo trasportano.

La questione era stata trattata in una videoconferenza richiesta dai sindacati al Prefetto, alla quale avevano partecipato, seppur virtualmente, tutte le parti sociali. Il Prefetto, a riguardo, aveva lasciato alle singole aziende la. responsabilità di far rispettare le normative vigenti . Se per la Feneal Uil è necessario fermare le attività per “non vanificare gli sforzi fatti fino a oggi”, per il Movimento Cinque Stelle di Massa, il personale sanitario impiegato nel soccorso cave deve essere destinato all'emergenza.

«La battaglia contro il coronavirus sembra iniziare a dare i primi, timidi, segnali positivi. Questo perché la maggior parte delle attività sono ferme, le persone hanno cominciato a capire l'importanza dell'isolamento preventivo per evitare la diffusione del contagio. E' per questo che chiediamo agli imprenditori del lapideo di adeguarsi al resto delle aziende dei settori non essenziali per proseguire lo stop di tutte le attività un'altra settimana almeno: dall'estrazione in montagna alle segherie ai laboratori del piano". A rilanciare l'appello rivolto alle imprese del marmo è il responsabile della Feneal Uil, Daniele Marsili.

"Non vanifichiamo quanto di buono siamo riusciti a fare fino a oggi. Questo virus resta ancora un nemico tremendo e persino micidiale, è stato capace di aggirare le dovute precauzioni sanitarie e di mettere in profonda crisi il nostro sistema sanitario, pur all'avanguardia. Non possiamo permetterci di far ripartire ulteriori focolai. Quello che chiediamo come sindacato oggi a tutti gli imprenditori del lapideo è di monitorare ancora per qualche giorno la situazione, come già stanno facendo, e prolungare di un'altra settimana il fermo delle attività. Un piccolo gesto che permetterà di salvaguardare dipendenti e aziende perché il rischio di ritrovarsi con un contagio all'interno dell'organico è altissimo: questo provocherebbe chiusure e danni ben più gravi. Fermarsi per un'altra settimana è un atto di doveroso senso civico e nessuno ci rimetterà grazie anche all'ingente sostegno economico stanziato dal governo per la Cassa integrazione, anche in deroga. Il picco è previsto per la prossima settimana quindi attendiamo con pazienza e fiducia – conclude Marsili – e spero vivamente che non succeda niente a tutti quegli operai che hanno continuato a lavorare in questi giorni. E ringrazio, per concludere, tutti i giornalisti e gli organi di informazione che hanno dato voce alle nostre preoccupazioni, aiutandoci a tenere aggiornati tutti i dipendenti".

Anche la consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle Luana Mencarelli interviene sull'argomento. “Siamo pienamente d'accordo con l'articolo degli abitanti del Fornello uscito sulla stampa  che chiedono di bloccare l'escavazione e destinare i medici del soccorso cave al Noa, anzi pensavamo avessero già provveduto”.

“Ogni giorno i cittadini vengono redarguiti perché non rispettano il precetto di stare in casa e non uscire se non per motivi essenziali, non solo per ridurre la possibilità di contagio, ma per evitare il potenziale rischio di incidenti che richiederebbero soccorso con impegno di posti in Terapia Intensiva, ma soprattutto di personale, attualmente assorbito e dedicato alla cura degli affetti da Coronavirus. E' vero che con le cave che lavorano è previsto che sia attivo un presidio di medici e infermieri pronti ad intervenire in caso di incidente in cava che potrebbero essere destinati ad altre necessità attuali del territorio. Tutti conosciamo le condizioni in cui gli operatori sanitari stanno lavorando, con un sovraccarico individuale per limitatezza di numero delle risorse umane e di fronte a questa evenienza ci chiediamo perché non sia stato chiesto all'attività estrattiva di fermarsi. Va bene che la chiamano “coltivazione”, ma questa attività non è assolutamente tra quelle indispensabili per la nostra esistenza per cui sarebbe stato un gran segnale di rispetto se le cave avessero chiuso o quantomeno gli fosse stato chiesto di farlo”.
Mercoledì 18 marzo 2020 alle 16:07:23
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