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Ultimo aggiornamento ore 19.17 del 16 Ottobre 2018

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Saldi, primo bilancio positivo ma non esaltante per Confesercenti

Guadagni: "parlare di ripresa e di crisi alle spalle è un’altra cosa. Come succede ormai da troppi anni, il commercio spera nei saldi per mantenere la linea di galleggiamento"

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Saldi, primo bilancio positivo ma non esaltante per Confesercenti
Massa-Carrara - Primo fine settimana di saldi con un bilancio positivo ma senza particolari slanci, complice forse anche un clima piovoso e incerto che non ha certo favorito lo shopping. Da Confesercenti Toscana Nord arriva un primo sommario giudizio su questo fondamentale periodo per il commercio, periodo che negli ultimi anni è chiamato a rimettere in linea di galleggiamento i bilanci di tante attività: basta infatti dire che il volume di affare dei saldi (sia invernali che estivi) è quasi il 40% dell’intero fatturato. In questi primi due giorni a Pisa e provincia la spesa media per gli acquisti scontati (ribassi in media tra il 30 e il 40%) è stata di circa 150 euro a persona: nel settore abbigliamento, quello maggiormente attraente per gli amanti dei saldi, a farla da padroni sono stati i così detti capispalla come piumini e cappotti. Stivali per quanto riguarda le calzature ed il classici smartphone nelle grandi catene (che evidentemente considerano anche l’hi tech stagionale). Purtroppo la situazione dell’economia locale, proprio per quanto riguarda il commercio, stenta ancora nonostante qualche piccolo segnale di ripresa.

“Le vendite di Natale sono state soddisfacenti – spiega Nando Guadagni, presidente Carrara di Confesercenti Toscana Nord – ma parlare di ripresa e di crisi alle spalle è un’altra cosa. Come succede ormai da troppi anni, il commercio spera nei saldi per mantenere la linea di galleggiamento”. Saldi che, però, secondo Confesercenti Toscana Nord continuano ad essere troppo anticipati per essere definiti di “fine stagione”.

Ancora Guadagni: “Da sempre la formula piace a consumatori e imprese, ma la nostra proposta è far partire i saldi realmente a fine stagione limitandone la durata. Poi possiamo, anche, aprire una discussione su natura e modalità delle vendite promozionali, su chi deve effettuare i controlli necessari, sul rispetto del principio di trasparenza e fiducia nei rapporti con l'utente finale; ma di fatto, senza l’introduzione di una norma che ne regoli data e durata e che dia strumenti e libertà per far competere le nostre piccole imprese, in un contesto diventato fortemente competitivo, sarà sempre più difficile mantenere vivi i nostri centri storici a vantaggio di outlet e grandi centri commerciali. Senza dimenticare iniziative come il Black Friday che finisce per essere un grande saldo anticipato (quest’anno a novembre). E il commercio elettronico che sta avendo crescite importanti ai danni, quasi esclusivamente, dei piccoli negozi”.

Proprio questi tipi di concorrenza sono una delle cause dei problemi ancora irrisolti. “Abbiamo ampiamente discusso, in questi anni, per arrivare ad una data unica su tutto il territorio nazionale e l’abbiamo ottenuta – insiste Guadagni -; però, l’inizio dei saldi invernali, a ridosso del Natale rappresenta una beffa. La maggior parte delle persone preferisce aspettare l’inizio dei saldi per acquistare capi pesanti e di maggior impatto sul budget familiare, imitandosi ad acquistare accessori e piccoli gadgets nel periodo natalizio. A danno del fatturato delle imprese del settore. In un contesto di poca chiarezza, poi, ognuno cerca di arrangiarsi come può: sms, finte vendite promozionali, decine di altri stratagemmi al limite del principio di leale concorrenza. Tutto ciò con il rischio di perdere il rapporto di fiducia con il cliente, o quantomeno di alterare uno dei principi cardine del lavoro degli imprenditori, quello della trasparenza. Un necessario un cambiamento è quindi fondamentale. Cambiare si può e si deve cominciando a riportare i saldi a fine stagione, limitarne la durata, rendere tutto chiaro e trasparente è semplice, è nell’interesse di tutti”.
Giovedì 11 gennaio 2018 alle 13:43:59
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