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Ultimo aggiornamento ore 07.02 del 22 Agosto 2019

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Pensioni, 300 "Quota 100" tra i piccoli imprenditori apuani

Il presidente di Cna Bedini: «A rischio il ricambio generazionale». Sportelli aperti al patronato Epasa

Gli effetti della manovra
Pensioni, 300 `Quota 100` tra i piccoli imprenditori apuani
Massa-Carrara - Sono almeno 300 i potenziali beneficiari di quota 100 e opzione donna (misura specifica per accompagnare le donne lavoratrici) tra artigiani e piccoli imprenditori che potrebbero, tra aprile 2019 e fine 2020, andare in pensione. La stima arriva dal patronato Epasa di Cna di Massa-Carrara a poche settimane dall’introduzione della quota 100 per chi ha raggiunto i 62 anni ed i 38 di contributi.

Non ci sono solo i lavoratori dipendenti in queste settimane in giro per gli uffici Inps e dei patronati per verificare se hanno i requisiti per andare in pensione, ma ci sono anche tanti, in verità tantissimi, piccoli imprenditori ed artigiani che dopo una vita di lavoro, sacrifici, investimenti, vittorie e sconfitte, potrebbero accedere alla pensione.

“Si tratta – spiega Paolo Bedini, presidente Cna Massa-Carrara – di numeri reali. Gli sportelli del nostro patronato sono stati sollecitati molto in questi giorni. Siamo attrezzati ed i nostri operatori sono nelle condizioni di verificare e calcolare, in tempo reale, prima di tutto se l’imprenditore ne ha diritto e successivamente a quanto ammonterà la pensione e da quando decorrerà l’assegno. La valutazione finale spetta poi all’imprenditore interessato che ne deve valutare la reale convenienza. Lo stesso servizio è a disposizione delle imprenditrici e lavoratrici orientate verso il pensionato con opzione donna”.

A preoccupare, e non poco l’associazione degli artigiani, è la velocità del turn over all’interno delle aziende sia per quanto riguarda i lavoratori sia per quanto riguarda il ricambio alla guida. “Per ogni artigiano che andrà in pensione, e potenzialmente sono 300, dovrebbero esserci 300 nuovi ingressi. – analizza ancora Bedini – L’altro nodo è legato alla professionalità delle figure e alla continuità delle aziende che rischiano anche di chiudere in assenza di un ricambio puntuale impoverendo non solo il tessuto di imprese locale anche quello occupazionale. Meno aziende significa meno opportunità di lavoro: è matematica”.

"A spaventare – spiega Cna – sul fronte delle nuove aperture, è la burocrazia che come dimostrato proprio da Cna in una recente indagine, rappresenta un ostacolo enorme. Per aprire un bar così come una falegnameria o una officina meccanica l’imprenditore-sognatore deve affrontare le stesse difficoltà di un’azienda con mille dipendenti. Per aprire un bar servono, per esempio, fino a 72 adempimenti per aprire un bar, fino a 86 documenti tra Scia, ambiente e rifiuti e varie per aprire un’officina meccanica. Mediamente, per alzare la saracinesca di una nuova attività, sono necessari 65 passaggi e 26 sportelli: praticamente un incubo ad occhi aperti".

“La pensione è un traguardo stra-meritato per chi ha lavorato e versato una vita – conclude Bedini – ma ad oggi aprire un’impresa nuova è un’impresa titanica. Va bene mandare in pensione lavoratori ed imprenditori ma prima probabilmente bisognava costruire il percorso per rendere più facile, veloce e concreto il ricambio generazionale. Non ci sono solo gli enti pubblici, ci sono anche migliaia di imprese”.
Lunedì 4 febbraio 2019 alle 22:21:19
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