Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
telefono redazione massa carrara 0585 027167
PUBBLICITA'
Contattaci
Edizione del weekend

Facebook La Voce Apuana Twitter La Voce Apuana RSS La Voce Apuana

Marmo, Grig:«Lucchetti autoreferenziale», Cisl:«Escavazione sempre più impattante»

Il gruppo d'intervento giuridico e il sindacato intervengono per commentare le affermazioni del presidente di Confindustria

Ambiente
Marmo, Grig:«Lucchetti autoreferenziale», Cisl:«Escavazione sempre più impattante»
Massa-Carrara - Non convincono gli ambientalisti i dati forniti dal presidente di Confindustria Massa-Carrara, Erich Lucchetti, in merito alla sostenibilità del settore lapideo e alle sue ricadute occupazionali. Due sono le note arrivate in redazione a commento delle affermazioni di Lucchetti : la prima porta la firma del Grig, Gruppo d'Intervento giuridico, la seconda è di Andrea Figaia, segretario della Cisl.

Secondo il Grig: “Lucchetti ripete il mantra dei dati del Bilancio di Sostenibilità del settore lapideo di Massa e di Carrara” un mantra che è “nulla più di una relazione autoreferenziale”.
“Wikipedia – scrive il Grig - definisce la sostenibilità come caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente. Sulla base di questo postulato, essendo la materia “montagna” una risorsa non riproducibile, salta immediatamente il concetto di sostenibilità ambientale, dato che un’attività che distrugge in modo irreversibile il territorio non può beneficiare del marchio di sostenibilità. Il discorso potrebbe già chiudersi qui, invece procediamo nella lettura del documento degli industriali”.

“Siccome il bilancio di sostenibilità ricerca l’equilibrio fra tre elementi, che sono l’economia, il sociale e l’ambiente, proviamo a fingere che invece di distruggere la montagna questa venga “coltivata” al pari di un orto, come usano dire i benpensanti. Notiamo che questo strano modo di seminare il campo ha causato otto alluvioni negli ultimi venti anni. Per l’alluvione del 2003 furono incriminate persone e aziende estrattive, poi la prescrizione mandò tutti a casa, ma non ha annullato le colpe dei cavatori. Perché le colpe? Per capirlo basta andare al monte: il comparto estrattivo frantuma più montagna di quanto marmo in blocchi riesca a estrarre e il quantitativo di scarto è tale da dimostrare il mancato rispetto delle normative che impongono come 25% la resa minima di ogni cava. Ovviamente la regola nessuno l’ha mai rispettata e nessuno risulta l’abbia mai fatta rispettare. Ma questo è un altro discorso. Allora, senza addentrarci in ulteriori analisi, già gli elementi accennati dimostrano che il bilancio di sostenibilità non regge anche qualora si rinunciasse a considerare la non riproducibilità della materia prima. Con tale presupposto viene a cadere, oltre alla sostenibilità ambientale, anche quella sociale, per l’impossibilità di ricrescita della montagna abbattuta, per il degrado del territorio la cui risistemazione ha costi incalcolabili, per il mancato rispetto della legalità e le sue conseguenze e per tante altre questioni collegate che tralasciamo”.

“Non resta che passare all’esame delle ragioni più succose – continua il Grig - quelle economiche. Lo studio è basato su dati forniti dall’Istituto Studi e Ricerche della CCIAA di Massa Carrara e da I.M.M. e si avvale delle autodichiarazioni di 23 imprese su 1923, un campione dell’1,196% del totale sicuramente selezionato con cura. Il problema è che non sappiamo se poterci fidare dei dati dopo che le indagini della magistratura hanno portato alla luce qualcosa di oscuro, di conseguenza viene difficile ipotizzare che dove c’è una comprovata evasione fiscale del 75% (indagine black marble) - fortunatamente rilevata solo sulla ventina di aziende estrattive indagate - i dati pubblicati siano credibili. Certo la storia del nero alle cave è cosa nota al pubblico e anche alle aule giudiziarie, ma qui c’è anche una quantificazione di un dato da allarme sociale. Ma, anche in questo caso, facciamo finta che tutto sia limpido. Il bilancio di sostenibilità ricalca una ricerca commissionata dalla Camera di Commercio alla società Alfamark. Scorrendo le 42 pagine di quell’analisi del 2006 balza all’occhio che la parola “cautela” viene citata per ben nove volte. Devo spiegare: il redattore dello studio afferma a più riprese che «le quantificazioni ricavate vanno considerate davvero con molta cautela» o che «è doveroso ripetere quanto più volte detto anche in altri momenti di questo studio sulla cautela con cui devono essere considerati i risultati presentati» e via dicendo. Il risultato del 2006 - in specie quello conclusivo circa un’economia del lapideo che dà lavoro a 12.000 persone - è identico a quello magistralmente firmato nel 2018 da ALTIS (Università Cattolica di Milano) che riveste di autorevolezza scientifica ciò che scientifico non può essere. Ma il nostro ragionamento andrebbe bene anche qualora i due esiti non fossero stati coincidenti. Il perché è immaginabile. Scriveva Alfamark che i risultati «devono essere valutati ed utilizzati con cautela, senza che possano esser proposti in alternativa a fonti preesistenti, indubbiamente più “certificate”», raccomandazione inosservata tanto da far diventare quel numerino l’utile mantra di un establishment industrial-politico-economico che tuona a tutto petto parole che dovrebbero essere cautamente sussurrate. Saltati tutti e tre gli elementi, sul cui amalgama si deve costruire il bilancio di sostenibilità, non ci resta che allargare le braccia e comunicare agli industriali che il loro sforzo di apparire normali è solo propaganda. E ne comprendiamo anche i motivi per cui si impegnano a farla.”

Anche Andrea Figaia interviene per commentare i dati di Confindustria: “L 'analisi del Presidente vicario della associazione industriali locale persegue una logica: dimostrare che il marmo, con il suo indotto, non solo non hanno avuto una grave contrazione occupazionale ma anche, addirittura, invece, una crescita, in un contesto di grave tendenza inversa ed opposta”.

“Premesso che questa corsa solitaria del 'nostro' sulla stampa, mirante a staccare il gruppo, ci appare insensata, perché occorrerebbe lavorare più in squadra nel territorio, una prima domanda sorge spontanea: avevamo iniziato a discutere, come sindacati e Confindustria, condiviso percorsi futuri, ma non ci avete più chiamato per incontrarci, mentre a Livorno, realtà con voi associativamente inglobata, avete firmato assieme ai sindacati, una agenda strategica locale, una sorta di Patto per lo Sviluppo Locale. Qualcosa non torna. L'analisi di Lucchetti, prende a riferimento diverse fonti, mischiandole, per arrivare all'obiettivo di cui sopra: il progetto Irta Leonardo, i dati della Cassa Edile, quelli del fondo marmo e la vecchia analisi già più volte spolverata, quella dei 12 mila lavoratori, per intenderci. Un mischione poi difficile da rimettere insieme.

“Infatti questi copia e incolla, alla fine partoriscono il topolino 'avvelenato': il dato dell'edilizia preso dal rapporto Irta Leonardo ( che ricordiamo ci venne presentato in primavera al tempo dell'analisi 'filosofica' sui PABE, perchè su quella di merito il Comune non ci manda documenti e non ci chiama) là dove si indica una perdita di 8.500 dipendenti solo nel comune di Carrara, è una balla colossale. A voler essere larghi, l'edilizia aveva a Massa Carrara, 3000 addetti tra Cassa edile e Cassa edile regionale e adesso saranno circa700. Addirittura Lucca ai tempi d'oro aveva circa 5000 addetti e adesso ne ha circa la metà. Cadono quindi tutti i ponteggi del ragionamento. Per non parlare dei dati citati dal fondo marmo, acquisibili in linea di principio anche dalle Oo.Ss., che sono parziali, insufficienti e fantasiosi. Nel marmo a Massa Carrara tra monte e piano ci sono solo circa 1700 persone ed erano molte molte molte di più. Nessun fantasioso aumento, solo un calo grave serio non reversibile”.

“Ma anche volendo citare il vecchio studio dei 12.000 addetti che lavorerebbero in zona, grazie solo alla presenza del marmo, ricordiamo che fu da noi osservato polemicamente. Non è dimostrato che lavorino solo grazie al marmo, magari molte figure lavorerebbero ugualmente, perchè sono attività, professioni, mestieri generalisti. E' indubbio che qualcosa ci sia, c'è un distretto industriale ormai sempre più minerario ( con 700 persone, in calo, al monte a Carrara, questo è) ed esiste anche un indotto ‘rilevante’ ( non certo 12.000...) ma è a nostro avviso altrettanto indubbio che questi posti di lavoro, diretti ed ‘indotti’, non coprono, ammesso sia giusto come concetto, come ritorno alla collettività, il dato di una escavazione di marmo sempre più incidente, visibile, gravemente impattante, non più solo a Carrara ma anche nelle zone 'vergini 'come erano Massa, la Versilia (con il suo 'enorme' ritorno turistico 'sporcato' visivamente al monte), la Lunigiana e la Garfagnana. Manca la benché minima idea di filiera. Speriamo che il nuovo distretto lapideo abbia voglia di parlare di distretto. Il marmo lasciato al capitale ingrassa pochi e depreda. La salvaguardia del Creato, nelle nostre zone, passa anche da qui”.
Mercoledì 22 gennaio 2020 alle 14:28:06
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie Massa Carrara




-


Sondaggio

Chi è il miglior giocatore della Pontremolese?






















Chi è il miglior giocatore della San Marco Avenza?








































Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Massa n° 4/2017
Direttore responsabile: Matteo Bernabè

Contatta la Redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Liguria News