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Ultimo aggiornamento ore 15.29 del 24 Maggio 2019

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Imprese apuane prime in Toscana per redditività e capitalizzazione

Secondo posto per produttività: sono i dati dell'Osservatorio sui bilanci 2017 delle società di capitali. Il presidente della Camera di Commercio Sodini: «Aziende competitive»

«fondamentali solidi»
Imprese apuane prime in Toscana per redditività e capitalizzazione
Massa-Carrara - Utile in crescita a livelli elevati per molti settori e tipologie d’impresa della nostra provincia nell’anno 2017, con valori medi quasi doppi rispetto a quelli targati Toscana; solidità patrimoniale delle nostre imprese che si è irrobustita, superando agevolmente la soglia regionale, anche da parte delle imprese più piccole; produttività del lavoro in aumento e migliore della Toscana; imprese locali che pagano 1 euro in più di imposte e tasse rispetto alle toscane, ogni 100 euro di ricavi.

Sono questi in estrema sintesi gli spunti principali emersi dall’Osservatorio sui bilanci 2017 delle società di capitali della provincia apuana, redatto, come ogni anno, dall’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa-Carrara, che, con quest’ultima uscita, è alla 13a edizione, realizzando un’analisi su circa 49 mila prospetti contabili di tutta la Toscana, di cui 2.400 della nostra provincia.

«Come al solito, sono molte le considerazioni che lancia questa ricerca» dichiara il presidente della Camera di Commercio, Dino Sodini, che aggiunge: «La cosa che più colpisce è il fatto che la nostra provincia, con le sue imprese, non risulti essere meno competitiva di altri territori più grandi della Toscana. Anzi, questo rapporto dice assolutamente il contrario, mostrando come una buona fetta del nostro tessuto economico abbia dei fondamentali solidi, arrivando a primeggiare nel quadro regionale».

Il presidente dell'Isr, Vincenzo Tongiani, lancia un messaggio al sistema bancario: «Il Rapporto conferma come ci siano tante imprese, anche di dimensione non rilevante e non solo del marmo, ma anche di settori apparentemente meno interessanti, che possono essere appetibili per le Banche, perché gestite con oculatezza e attenzione ai dettagli economici e finanziari. Siamo disponibili per un confronto all’interno dell’Osservatorio sul credito».

L’Osservatorio mette innanzitutto in evidenza come il 2017 sia stato un anno positivo per le nostre società di capitali su molti fronti: dalla crescita generale del fatturato del +3,6% che consolida il buon andamento dell’anno prima, ad indicatori di redditività e patrimonializzazione che si rafforzano, per finire con un utile in aumento del +40% rispetto all’anno precedente.

Nell’anno preso in esame, le nostre imprese hanno prodotto un fatturato medio di circa 1,3 milioni di euro che, malgrado sia stato inferiore di oltre 600 mila a quello medio regionale, si è trasformato in un utile di esercizio finale pari a 71mila euro (contro i 50mila dell’anno precedente) che è un valore superiore di 10 mila euro a quello mediamente prodotto dall’impresa toscana. In altri termini, per le imprese apuane il 2017 ha visto tradursi in risultato positivo di esercizio il 5,6% del fatturato, contro il 3,2% della Toscana.

E’ bene precisare che questa ottima redditività non è derivata soltanto dalle medio-grandi imprese (utile medio di 1,7 milioni di euro, equivalente al 9% del giro d’affari), dal settore estrattivo (utile al 15,7% del corrispondente fatturato) e della lavorazione lapidea (utile al 12,6% del corrispondente fatturato). E’ vero che nelle imprese più grandi e nel settore lapideo si sono toccate punte record difficilmente riscontrabili in altri comparti, ma l’analisi mette anche in evidenza una buona redditività nelle imprese più piccole, che solitamente sono quelle con margini economici molto ridotti se non addirittura negativi, nonché in settori come meccanica, costruzioni, commercio, turismo e servizi.

Questa significativa redditività netta la si è potuta misurare anche sul principale indicatore, il cosiddetto ROI: nel 2017, ogni 100 euro di investimento realizzato dalle nostre imprese ha prodotto una marginalità lorda di quasi 8 euro, in crescita rispetto al biennio passato, e superiore ai 5,4 euro delle imprese toscane.

Sono arrivati invece segnali non esageratamente positivi dagli investimenti, in particolare da quelli destinati all’attività produttiva che sono rimasti sostanzialmente invariati, a fronte di una crescita media regionale di quasi il +2%. Va detto in questo caso che la stazionarietà è imputabile in larga misura alla contrazione di questi investimenti sulle piccole imprese, mentre sia le micro che le medio-grandi hanno segnato crescite superiori alla media toscana.

Dal lato della situazione finanziaria, l’Osservatorio fa notare come il grado di patrimonializzazione delle nostre imprese si è ulteriormente consolidato, grazie anche all’accantonamento dei nuovi utili realizzati, raggiungendo nel 2017 quasi il 40% del capitale investito, a fronte di una media regionale del 35%. Checché se ne possa pensare, l’Osservatorio segnala come anche le micro imprese riescano a raggiungere un soddisfacente 36% di patrimonializzazione, uscendo dai pericoli dell’imbancabilità; tale soglia viene ampiamente superata dalle medio-grandi con quasi il 50%.

Anche la liquidità delle nostre imprese è risultata essere migliore di quella Toscana, con un cash flow al 13,6% del fatturato, contro il 10% della media regionale.

Il Rapporto si addentra, infine, in un’analisi di posizionamento della nostra provincia rispetto al contesto delle province toscane, decretando come le società di capitali di Massa-Carrara anche nel 2017, come già l’anno precedente, siano state le più “equilibrate” dal punto di vista economico-finanziario in regione, distanziando quelle di province come Firenze, Arezzo, Prato e Lucca. Si segnala a questo proposito come, pur essendo le imprese della nostra provincia di più ridotta dimensione rispetto a quelle medie della Toscana, esse presentino nel 2017 i migliori valori sull’utile di esercizio e sul grado di patrimonializzazione e siano seconde, solo dietro a Pisa, sul ROI, e a Firenze sulla produttività del lavoro.

Il Rapporto termina sfatando questi 5 luoghi comuni che, secondo l’Osservatorio, non sono riscontrabili nella realtà dall’analisi dei prospetti contabili:

1. Imprese meno capitalizzate e redditizie. NON VERO. Siamo la prima provincia in Toscana per grado di capitalizzazione e utile netto di esercizio, e seconde per ROI

2. Micro imprese non solide. NON VERO. Il 36% dell’attivo viene finanziato da capitale proprio, addirittura sopra gli standard medi regionali (influenzati dalla consistenza della grande impresa) e nel 2017 si consolida questa propensione

3. Imprese con bassa produttività. NON VERO. Il 42% del valore aggiunto prodotto dalle nostre imprese viene destinato a coprire oneri finanziari, tasse e a produrre autofinanziamento, contro una media regionale del 38%

4. Imprese con poca liquidità. NON VERO. Le nostre imprese producono mediamente 4 punti in più di cash flow delle società toscane (in rapporto ai rispettivi ricavi) e la liquidità delle micro è simile a quella delle medio-grandi attività

5. Imprese con pochi investimenti. VERO SOLO IN PARTE. Le nostre società hanno un minore stock di capitale investito rispetto alla media delle imprese toscane e nell’ultimo anno gli investimenti sono rimasti stazionari, a fronte di una crescita regionale. Ma... al netto del ridimensionamento avvenuto nelle piccole attività, sia le micro che soprattutto le medio-grandi hanno accelerato i loro investimenti, anche meglio della media delle imprese toscane.
Mercoledì 20 febbraio 2019 alle 07:08:00
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