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Ultimo aggiornamento ore 08.05 del 2 Luglio 2020

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I commercialisti di Massa-Carrara: «Banche, servono velocità e snellimento pratiche»

Il deputato Ferri (Iv): «Far ripartire l'economia, altrimenti rischio collasso»

l'appello dei professionisti
Massa-Carrara - Il Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Massa-Carrara scrive una lettera a firma del suo Presidente Emanuele Giorgi in merito al momento difficile che imprese e contribuenti stanno attraversando. Di seguito il testo:

In un contesto sociale che non ha eguali dal tempo del dopoguerra ad oggi, quali Dottori
commercialisti ed Esperti Contabili, ovvero i professionisti che vivono fianco a fianco alle imprese ed ai contribuenti condividendone gioie (poche) e dolori, riteniamo di dover intervenire per segnalare le difficoltà quotidiane che imprese e contribuenti riscontrano.
È passato ormai un mese dalla chiusura della maggior parte delle aziende (e quasi due per le aziende della ristorazione), generando oltre a paura, anche senso di smarrimento per il susseguirsi di norme che, se da una parte sono state pensate per la tutela della collettività, dall’altra hanno portato alla totale paralisi del tessuto economico.

Dopo le iniziali difficoltà riscontrate nel fornire supporto alla nostra clientela per la compilazione della documentazione relativa agli ammortizzatori sociali tra accessi impossibili al sito INPS, comunicazioni ufficiali contraddittorie e giornate spese davanti ad un computer, oggi si manifesta un problema ben più corposo nel raffrontarsi con gli istituti di credito. Bernardo Mattarella, amministratore delegato di Mediocredito Centrale, in audizione davanti alla
Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, ha dichiarato in data 23 aprile che
<<...fino a ieri sera c'erano 2.022 domande per i prestiti di 25 mila euro coperti al 100%>>.

Preso atto di questi numeri, non possiamo che riscontrare che il numero delle domande pervenute a livello nazionale probabilmente è inferiore al numero delle domande presentate solo nella nostra provincia! Leggendo questi dati prendiamo ancora più consapevolezza di come gli istituti di credito in questo momento stiano rappresentando “un collo di bottiglia” per l’erogazione di risorse che in molti casi sono vitali per il futuro di molte imprese, specialmente in un contesto locale come il nostro.

Il legislatore ha normato le concessioni di garanzie ma non ha voluto e potuto incidere sui processi di erogazione del credito. In effetti ha messo a disposizione uno strumento che non è in condizione di far affluire, con la velocità che la situazione richiede, le risorse a chi ne ha necessità. Impensabile proseguire nella direzione ad oggi adottata, in molti casi infatti le norme vengono interpretate dagli istituti in funzione di procedure computerizzate, o moduli precompilati. Basti pensare al richiamo della norma al “bilancio oppure alla dichiarazione fiscale” come parametro su cui calcolare il 25% del fatturato dell’impresa, reinterpretato da molti istituti come solo “bilancio di esercizio”.

Giova ricordare che l’articolo 106 del DL “Cura Italia”, preso atto delle difficoltà tecniche nel
disporre dei documenti e, spesso anche solo nell’accedere ai locali aziendali, ha differito i termini di approvazione dei bilanci di esercizio di due mesi rispetto all’ordinaria scadenza prevista dal codice civilistica. Tale informazione non sembra essere arrivata al sistema bancario tanto che alcuni Istituti, come nel caso dell’acceso al finanziamento di Euro 25.000 completamente garantito dallo Stato, continuano a richiedere documenti a supporto delle istruttorie che, per quanto legittimi, non tengono conto delle necessità di snellezza che le circostanze impongono. Non è da trascurare che ogni Istituto di credito ha autonomia nel definire il set documentale per consentire l’accesso al credito sulla quale invece in sede di stesura del Decreto Legge l’ABI, aveva cercato di intervenire. Sentiamo di dover evidenziare questo aspetto perché troppo spesso si sottovaluta che sia le imprese che necessitano di aiuti, ma ancor più i nostri studi professionali, che hanno continuato a prestare assistenza nonostante siano sono soggetti alle stesse problematiche sociali che affliggono il Paese, devono in questo momento di lavoro “a ranghi ridotti” produrre un’enorme sforzo per compilare ogni giorno documenti differenti a seconda degli istituti richiedenti a supporto
delle istruttorie di accesso al credito. Ovviamente i singoli Istituti hanno le loro procedure, come è legittimo che sia ma, purtroppo, la velocità con la quale si è sviluppato il virus e la drammaticità degli eventi, impongono tempi di reazione ben diversi da quelli oggi adottati dal sistema bancario.

In questo momento stiamo assistendo ad una deroga generalizzata alle regole, la gente non può uscire di casa, i lavoratori non possono lavorare e portare a casa le risorse per far fronte alle esigenze della famiglia, per non parlare degli orari cui sono sottoposti gli operatori ospedalieri, non è possibile che si debbano invece rispettare le regole del sistema bancario. La censura non è rivolta al sistema ma a chi scrive le regole, si deve fare chiarezza ed assumere immediatamente iniziative che possano effettivamente portare risorse a chi ne ha bisogno.
Attualmente il sistema non sta erogando alcunché, legittimamente visto che le somme non sono statali (ma l’erogazione è assistita da garanzie statali ovvero garanzie
fornite da tutti noi) ma appartengono ai risparmiatori che a loro volta finanziano le banche. Come anticipato la regola del “non erogare per non incorrere nel rischio di finanziare chi non lo
merita”, equivale e non finanziare chi lo merita. Si potrà discutere a lungo su questo punto ma,
purtroppo, quando avremo concluso la discussione, le aziende saranno probabilmente,
irrimediabilmente, in crisi con le conseguenze economiche e sociali che tutti possiamo immaginare.

Da ultimo è doveroso segnalare come l’agevolazione al credito rappresenti un gesto di civiltà e di supporto alla collettività, in quanto interrompere i flussi di liquidità alle aziende e renderne
complicato l’accesso, proietterà a cascata su tutti i livelli sociali danni che per molti potrebbero essere irreparabili anche in un’ottica di ripartenza futura. Auspichiamo che queste poche righe servano per sensibilizzare, almeno a livello provinciale, un intervento propositivo degli istituti volto ad agevolare e snellire i processi di collezione e lavorazione delle pratiche senza per questo dover abdicare alla valutazione del merito creditizio.


"L’appello del presidente dell’ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Massa e Carrara Emanuele Giorgi deve fare riflettere e non può essere sottovalutato" - ha commentato l'onorevole Cosimo Maria Ferri. "Certamente il decreto può essere migliorato in sede di conversione, e proveremo a farlo - afferma Ferri in una nota. Inoltre, le istanze che non saranno accolte verranno riproposte nel decreto di Aprile, su cui il Governo sta già lavorando. Le imprese, gli artigiani, le famiglie hanno bisogno di liquidità per ripartire, di sospendere i pagamenti delle bollette, dei canoni di locazione e delle tasse almeno fino a fine anno. Preoccupa anche l’allarme lanciato dal direttore generale dell’agenzia della riscossione, che ha segnalato come dal primo maggio saranno notificati tantissimi avvisi di accertamento che verosimilmente con difficoltà saranno pagati in un momento di piena crisi per le imprese.

Il meccanismo del decreto liquidità - specifica Ferri - non solo prevede l’erogazione di prestiti e non di denaro a fondo perduto, ma comporta la restituzione con un tasso di interesse. A ciò si aggiunge, come dimostra la cronaca recente, che vi sono molte difficoltà per accedervi perché gli istituti bancari non chiedono documenti e interpretano la norma con rigidità. Sono tante le segnalazioni di artigiani, imprenditori che stanno affrontando troppa burocrazia e vedono poche risposte concrete. In pochi ad oggi sono riusciti a beneficiare di questo prestito e il provvedimento non sta portando i risultati sperati. Proprio sulla base di queste prime rilevazioni ho presentato un’interrogazione al Ministro Gualtieri portando alla sua attenzione l’eccesso di burocrazia e le difficoltà riscontrate nell’erogazione dei prestiti.

All’interno del Decreto - aggiunge l'onorevole - è prevista la possibilità di concedere, in favore delle imprese, una garanzia da parte dello Stato al 100% per i prestiti di importo non superiore al 25% del fatturato 2019 fino a un massimo di 25.000 euro, senza alcuna valutazione del merito creditizio. Allo stato attuale delle cose non risulta però così semplice ottenere questo finanziamento. Per i prestiti di valore superiore ai 25.000 euro, la garanzia fornita dallo Stato sarà invece pari al 90%. In questo caso, saranno le imprese a dover garantire il restante 10%. Le imprese, però, spesso riscontrano difficoltà a garantire la restante parte del valore del prestito.

Vi è la necessità di rendere celere e di facile fruibilità l’attività di prestito effettuata dalla banche in modo da far ripartire le nostre imprese. Il Governo deve intervenire a stretto giro per snellire le procedure e togliere tutti gli ostacoli per accedere al credito. Ma ci vuole più collaborazione anche da parte degli istituti bancari. Occorre creare dei tavoli anche provinciali con ordini professionali, associazioni di categoria e rappresentanti del mondo bancario. È necessario far ripartire l’economia del nostro Paese, che altrimenti il rischio è il collasso: serve un’iniezione di liquidità e di fiducia nelle aziende".
Lunedì 27 aprile 2020 alle 20:21:59
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