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Ultimo aggiornamento ore 18.58 del 23 Maggio 2019

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Edilizia, con la crisi a Massa-Carrara persi 4.000 posti di lavoro

Comparto in ginocchio, venerdì 15 marzo gli edili rappresentati da Cgil, Cisl e Uil faranno sciopero. La Cisl: «Fare le infrastrutture costa ma non farle costa di più»

4 miliardi di progetti cantierabili in toscana
Edilizia, con la crisi a Massa-Carrara persi 4.000 posti di lavoro
Massa-Carrara - È il comparto che ha sofferto di più nella provincia di Massa-Carrara. Dall’inizio della crisi i posti di lavoro persi nel settore edile sono stati 4mila e secondo il Rapporto economia 2018 della Camera di Commercio sono stati mille solo nell’ultimo anno. Insomma un’emorragia senza fine che pesa tantissimo sull’economia apuana, se consideriamo che gli ultimi dati presentati a dicembre non fanno ben sperare visto che certificano un calo dello 0,6% a gennaio-settembre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. E quella di Massa-Carrara è una condizione che si può estendere a tutta la Toscana. Tant’è che venerdì 15 marzo l’intero comparto operaio rappresentato da Cgil, Cisl e Uil incrocerà le braccia (oltre 600 edili andranno a Roma per lo sciopero nazionale).

Secondo la Cisl, nel Granducato sono presenti centinaia di progetti cantierabili ma ancora bloccati a causa di ritardi dei finanziamenti statali, per un valore, nella sola Toscana, che sfiora i circa 4 miliardi assegnati appunto dal bilancio regionale ad infrastrutture o interventi per la mobilità. Progetti infrastrutturali pronti ad essere realizzati ma bloccati in attesa delle risorse statali o di ulteriori fantomatici project review.

«Lo diciamo ormai da tempo – affermano da Filca – che fare le infrastrutture costa, ma non farle costa di più, perché significa far arretrare il Paese e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. Portare avanti le infrastrutture già avviate e cantierizzate vuol dire mandare avanti quelle piccole e grandi opere previste appunto nella nostra regione nei prossimi 5 anni che consentirebbero di creare circa 15.000 posti di lavoro tra diretti ed indiretti, aumentando il Pil della Toscana. Basti pensare al sottoattraversamento di Firenze, agli interventi di adeguamento dell'A11, al completamento delle terze corsie A1, alla Tirrenica, alla viabilità di interesse regionale e al sistema tramviario».

A livello nazionale, secondo uno studio della Filca Cisl, il valore dell’edilizia nel Pil nazionale è passato dall’11,5% del 2008 all’8% attuale. Nello stesso periodo il valore delle costruzioni nel Pil è crollato dal 29% al 17%, con una riduzione di 36 miliardi di investimenti nelle nuove costruzioni residenziali, di 15 miliardi in quelle non residenziali e di 26 miliardi in opere pubbliche. Lo sblocco dei cantieri, circa 600 in Italia, consentirebbe 350.000 assunzioni, di cui 15.000 in Toscana.
Nella nostra regione, dal 2008 sono andati in fumo circa 30.000 posti di lavoro, il 50% della forza lavoro; i lavoratori a partita Iva sono ormai il 49% degli occupati, dal 2009 al 2017 i permessi a costruire sono diminuiti per gli edifici residenziali in Toscana del 48,7% e i bandi di gara sono passati nell’ultimo decennio da 1589 nel 2008 a 785 nel 2017.

I dati della Cnce (Commissione nazionale paritetica per le casse edili), dimostrano come l’edilizia in Toscana non sia ancora in ripresa: nel 2016/2017 e 2017/2018, la massa salari delle casse edili perde lo 0,95% con -3,07% di ore lavorate, -3,16% di imprese iscritte e -1,44% di lavoratori iscritti nelle casse edili. Nella nostra regione ci sono decine di migliaia di addetti che non riescono a rientrare nel mercato del lavoro.

L’allarme è forte per il rischio che un insieme di fattori concomitanti, dal rallentamento dell’economia all’eredità di sovrapproduzioni e bolle degli anni passati, provochi la tempesta perfetta sul settore delle costruzioni. Nel bilancio dello Stato sono stati stanziati 150 miliardi in 15 anni per gli investimenti pubblici, già scontati nel deficit e tra questi almeno 118 sono immediatamente attivabili, ma procedure complesse e capacità progettuale insufficiente ne complicano l’utilizzo, tanto da rendere biblici i tempi di realizzazione delle opere.

Prima si diceva che non c’erano le risorse per gli investimenti pubblici, ma oggi i soldi ci sono e sono pronti per essere messi a disposizione dei territori che hanno disperatamente bisogno di manutenzione delle opere, di messa in sicurezza dal rischio sismico e idrogeologico, di opere di edilizia scolastica e messa in sicurezza della rete stradale, ponti e viadotti. Per questo è necessaria una mobilitazione di massa e occorre aprire un tavolo per il settore delle costruzioni che coinvolga tutti i rappresentati delle istituzioni, di categoria, associazioni datoriali e sindacati per rilanciare il settore e il Paese.

Centinaia di assemblee si stanno svolgendo in queste settimane in tutta la Toscana, nei luoghi di lavoro, nei presidi, per far conoscere le ragioni della mobilitazione nazionale. Venerdì prossimo 15 marzo i lavoratori del settore delle costruzioni (edilizia, cemento, legno, laterizi, lapidei) scenderanno in piazza del Popolo a Roma per lo sciopero generale del settore.
Lunedì 11 marzo 2019 alle 16:33:42
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