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Ultimo aggiornamento ore 18.28 del 19 Novembre 2019

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Commercio, a Massa-Carrara chiude un negozio alla settimana

La situazione più complicata si registra a Carrara con 150 negozi chiusi (-13%) e in Lunigiana (-15%), poi Montignoso (-9%) e Massa (-8%)

cresce l'e-commerce
Massa-Carrara - Si è parlato anche di negozi e commercio nel corso della presentazione del 28esimo Rapporto Economia dell'Istituto Studi e ricerche della Camera di commercio di Massa-Carrara. Dall'analisi dei dati emerge che in questo settore Pietrasanta è al primo posto. A Massa-Carrara, invece, dal 2010 hanno chiuso mediamente 50 attività fisse all’anno, praticamente 1 alla settimana. In otto anni i negozi fissi che hanno abbassato la saracinesca sono stati oltre 400. La situazione più complicata si registra a Carrara con 150 negozi chiusi (-13%) e in Lunigiana (-15%), poi Montignoso (-9%) e Massa (-8%). La città dove il commercio è più in salute è Pietrasanta (+10%), prima fra tutte tra le provincie di Massa Carrara, La Spezia e Lucca seguita dal capoluogo, Lucca (+9,9%), La Spezia (+4%) e Forte dei Marmi (+4,8%). Massa e Carrara sono distanti: + 1,7% e +3%. Pietrasanta è l’unica realtà commerciale dove il commercio fisso è cresciuto (+8%). Débâcle di Viareggio (-6% di cui -200 negozi fissi).

Centri commerciali in crisi e piccoli negozi più digitali. E’ invece una novità, dopo un biennio positivo, la sofferenza della media e grande distribuzione che fa registrare dati negativi sia sul fronte del fatturato (-2,6%) che dell’occupazione (-6,3%). In generale il commercio provinciale ha registrato complessivamente un calo del fatturato del -3% e del -7% dell'occupazione, con differenze sostanziali tra la costa (-4,3% fatturato, -9,2% occupazione) e la Lunigiana (-2,3% fatturato, 1,6% occupazione). La crisi del commercio è dovuta principalmente a tre fattori: la fragilità della domanda interna, la digitalizzazione della GDO e la crescita dell’e-commerce a cui gli addetti ai lavori attribuiscono sempre più un ruolo centrale nell’erosione del fatturato (dal 17% al 23%). L’e-commerce rappresenta il 7% degli acquisti complessivi ed è cresciuto, su scala nazionale, del +17% sul 2017. Risulta ogni giorno più forte la consapevolezza che senza digitalizzazione la sfida è molto più dura. Le piccole imprese che hanno, per esempio, lavorato anche sui social hanno un giro d’affari migliore e cali più contenuti: - 1,5% per le imprese digital, - 4% per le imprese non digital. Stesso andamento per le imprese che invece hanno fatto rete: vanno meglio anche se la tendenza alla sinergia ha fatto passi indietro. Più di 7 imprese su 10 (contro 1 su 4) ha utilizzato i social per promuovere i suoi prodotti attraverso campagna (73%), ricerca di nuovi prodotti (68%), promozioni riservate ai clienti (45%).

Botteghe battono centri commerciali. La bottega sotto casa è ancora una comodità per il 44% degli apuani, seguiti dai centri commerciali (40%), online (10%), discount (3%) e outlet (2%). Ma non per tutti i prodotti. A rilevarlo è la prima indagine sulle abitudini dei consumatori che analizza anche un altro fattore interessante: dove fanno la spesa gli apuani? Le risposte ci spiegano, indirettamente, quello che sta succedendo nelle città e nei centri storici. Il negozio di alimentari sotto casa non è più al primo posto: è stato scavalcato dai centri commerciali (60% contro 25%). Analogo comportamento per i prodotti tecnologici (57% contro 22% online), per la casa (50% contro 37% piccoli negozi). Reggono invece i negozi che vendono prodotti di abbigliamento e cura della persona che sono preferiti rispetto agli altri canali.

Bocciati i negozi. I consumatori apuani spendono ogni mese 700 euro per acquistare generi alimentari, abbigliamento ed altro, e per la ristorazione. L’11% di questo budget viene impiegato per fare acquisti online. Per 1 su 3 la scelta di cosa e dove acquistare è dettata dal rapporto qualità-prezzo, per 1 su 5 dalla provenienza dei prodotti oltre che dalla professionalità e della cortesia del personale. Il 67% fa shopping in negozi del comune di residenza, il 18% fuori provincia, il 4% nella provincia di La Spezia ed il 3% in Versilia. Un lunigianese su due sempre fuori zona. La motivazione principale della migrazione in altri comuni è la scarsità dell’offerta: il 22% non trova quello che cerca. Seguono i prezzi (14%), negozi più attraenti (14%) e un servizio migliore (10%). Abbastanza a sorpresa la mobilità, quindi la disponibilità di parcheggi, non è un freno: solo l'8% si sposta per questa ragione. Molto critica la posizione di 9 consumatori su 10 secondo cui la proposta commerciale deve essere migliorata dal punto di vista della qualità e di una maggiore offerta soprattutto. Una valutazione che si rispecchia nel voto in pagella dato dai consumatori: il voto medio generale non arriva alla sufficienza (2,6 su 5). Va meglio in Lunigiana dove il giudizio è più positivo (2,9 su 5). Per 1 su 2 i negozi dovrebbero essere più connessi, multicanali, tecnologici per essere più gradevoli e ri-conquistare il consumatore. Da questo punto di vista le esperienze del futuro, anche per il retail apuano, si chiamano vetrina interattiva, new digital payment (pagamento digitale), specchio digitale e realtà aumentata.
Sabato 6 luglio 2019 alle 07:01:13
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