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Ultimo aggiornamento ore 08.05 del 2 Luglio 2020

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Care imprese, volete salvarvi? Dovete chiedere al governo una vera banca centrale

di MATTEO BERNABÈ

la lettera del direttore
Massa-Carrara - Cari commercianti, imprenditori, artigiani, ristoratori, baristi, parrucchieri, estetiste,

avete ragione. Siete sul piede di guerra contro la decisione del governo Conte di consentire le riaperture delle vostre attività il 1° giugno. Ieri è stata una giornata di incazzatura, protesta, indignazione e disperazione. Avete ragione, non può andare avanti così. Non può andare avanti con un governo che impone la vostra chiusura ma allo stesso tempo non garantisce ciò di cui avete diritto e nello specifico: pagamento di affitti e utenze, contributi e stipendi per i vostri dipendenti, indennizzo totale delle perdite che avete subìto in questi mesi di chiusura, stop all'imposizione fiscale. Un’attività chiusa da una disposizione governativa non crea, ovviamente, reddito. Quindi il reddito che viene a mancare deve essere reintegrato dal governo fino all’ultimo centesimo, se si ritiene indispensabile la chiusura per evitare la diffusione del contagio.

E queste sono le vostre richieste, giuste e sacrosante. Ma non bastano. Purtroppo non sono sufficienti. Perché le decisioni del governo italiano – anche se ancora troppo pochi lo dicono – sono figlie dell’architettura istituzionale dell’Eurozona. Bruxelles, Francoforte, Berlino vi sembrano così lontane, ma sono vicinissime, più vicine di Roma. Quell’impostazione istituzionale, e in particolare quella della Banca Centrale Europea, influisce pesantemente sull’azione del governo italiano e di conseguenza su di voi.

Perché? Cercherò di essere il più chiaro possibile. Il governo italiano, teoricamente, non ha più limiti sul deficit pubblico (quindi di spesa pubblica e tassazione): il Patto di Stabilità e Crescita è stato sospeso alcune settimane fa (e meno male!). Peraltro, ditemi voi che razza di stabilità e crescita dovrebbe garantire un patto che viene sospeso per salvare la stabilità e la crescita. Quindi direte voi: se non ci sono limiti di bilancio, il governo allora può spendere e fare deficit per garantire tutti i diritti di cittadini e imprese. Vero, ma fino a un certo punto.

Questo perché il governo ha paura. Di cosa? Che l’eccessiva spesa pubblica, che significa più deficit pubblico, che significa più debito pubblico, possa favorire attacchi speculativi e l’aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato. La dicitura “spread alle stelle” vi dice nulla? Avete mai sentito o vi siete mai chiesti: “se io mi indebito di più, le banche mi chiederanno un tasso di interesse più alto sui miei prestiti”? Questo è vero per un’impresa o un cittadino. Ma non dovrebbe esserlo per uno Stato. L’inghippo sta proprio qui. L’architettura istituzionale dell’Eurozona, infatti, ha trasformato gli Stati membri – Italia compresa – in aziende private, da un punto di vista finanziario.

Uno Stato, invece, non dovrebbe avere limiti finanziari. Tutte le economie avanzate esterne all’Eurozona non hanno limiti finanziari. Succede negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone, in Cina, persino in Canada. Quei Paesi, infatti, sono dotati di banche centrali che supportano in tutto e per tutto le azioni dei propri governi, proteggendoli dagli attacchi speculativi. Lì, a differenza dell’Eurozona, i tassi di interesse sui titoli di Stato si sono ridotti anziché aumentare. Questo perché le rispettive banche centrali, che hanno il potere di emettere tutto il denaro necessario, garantiscono illimitatamente e incondizionatamente i debiti pubblici dei rispettivi governi. E lì i cosiddetti mercati non si azzardano proprio ad attaccare il debito pubblico di uno Stato perché sanno chiaramente che la banca centrale può intervenire in qualsiasi momento, con la sua potenza di fuoco (quella sì che è una vera potenza di fuoco), e abbattere i tassi di interesse in virtù del suo potere di emettere denaro, premendo un tasto del computer.

In Eurozona tutto questo avviene in maniera solo parziale e limitata. La Bce non garantisce illimitatamente e incondizionatamente i debiti pubblici e questo dà modo ai mercati di speculare a dovere. E lo spread si impenna. Il governo italiano è pienamente consapevole di questo enorme problema ma non lo dice. Perché se lo dicesse dovrebbe mettere in discussione esplicitamente l’intera architettura istituzionale dell’Unione Europea e dell’Eurozona. E a quel punto le strade sarebbero tre: o si riforma velocemente la struttura (ma da Berlino non sembrano molto convinti) o la Bce se ne frega dei trattati e inizia a fare davvero quello che fanno tutte le altre banche centrali del mondo avanzato, o l’Italia dovrà fare da sola (che significa tornare ad avere una propria banca centrale che emetta una nuova moneta).

Per dirla in altre parole: cari signore e signori, che vi piaccia o no, al governo dovete chiedere una banca centrale che faccia davvero la banca centrale e garantisca senza limiti e senza condizioni il debito pubblico, altrimenti non avrete mai quello che giustamente chiedete a gran voce. Il governo ha paura, non abbiatene voi. Prima lo capite, prima lo chiedete, prima ci salviamo.

PS: questa lettera vale anche per sindaci, lavoratori, sindacalisti, disoccupati e chiunque abbia a cuore la sopravvivenza propria e dei suoi cari.

PS 2: avete notato che non ho mai menzionato parole come "Sure" o "Mes"? Questo la dice lunga sull'effettiva utilità di questi inutili e pericolosi strumenti che, peraltro, le altre economie avanzate non hanno. Lì è sufficiente la banca centrale.
Martedì 28 aprile 2020 alle 07:01:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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