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Ultimo aggiornamento ore 15.29 del 24 Maggio 2019

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«Perché gli industriali non accettano il libero mercato alle cave?»

La domanda provocatoria è di Andrea Figaia, segretario della Cisl di Massa-Carrara: «La concorrenza che sta alla base dei loro statuti viene tranquillamente accettata in tutti gli altri settori ma non nel marmo»

il dibattito sul marmo
Massa-Carrara - «I vari temi all'ordine del giorno in materia di marmo, i rapporti con il Comune, con la Regione, sono continuamente alla ribalta della cronaca, come se alle cose serie si preferisse la polemica continua». Si apre così l'intervento di Andrea Figaia, segretario della Cisl di Massa-Carrara sul dibattito legato al futuro delle cave e del marmo, in cui provocatoriamente si interroga: perché gli industriali, che incensano il libero mercato, non accettano il libero mercato alle cave?

«Andiamo con ordine: la Regione viene interpellata da gran parte del territorio per 'risolvere' le questioni conseguenti all'applicazione della legge 35, dopo i verbali dei carabinieri forestali.
Viene approvata, d'urgenza, bypassando tutte le procedure del caso ed all'unanimità, una norma, la cosiddetta '58 bis', che prevede e prescrive le procedure per ritornare ad una normalità, garantendo l'occupazione. La associazione degli imprenditori reagisce e comunica ripetutamente la volontà di procedere con ricorsi giudiziari. Domanda: chi glielo ha fatto fare alla Regione? La questione delle cave interroga la cittadinanza anche in materia di beni estimati e durata delle concessioni. L'associazione industriali primeggia nel garantire ai propri aderenti una certezza nella possibilità di escavare - ad libitum - che non può non interrogare il territorio: trattandosi di togliere marmo dalle montagne, beni non ripetibili, è chiaro ed evidente che occorrano regole che permettano di provare a coniugare diritto di impresa, escavazione ed ambiente (e anche sicurezza del lavoro). Perché gli industriali non accettano di rendere il settore delle cave concorrente? La concorrenza che sta alla base dei loro statuti viene tranquillamente accettata in tutti gli altri settori ma non nel marmo: qua il cerchio si chiude e chi escava ci vuole rimanere in aeternum! Noto una grave contraddizione e credo che la città e chi la governa, anche su questo si debba interrogare seriamente in proposito».

«Riteniamo – prosegue Figaia – che si possa discutere seriamente di come procedere in materia di politica estrattiva, in presenza, in loco, come detto, di una associazione industriali che ha scelto la tortuosa e storicamente impervia strada dei percorsi giudiziari, magari soddisfacenti ma sicuramente lunghi e forse data anche la continua variazione delle normative regionali non esplorati a sufficienza. I beni estimati, ovvero le montagne che non devono essere private, la durata ragionevole delle concessioni, la libera concorrenza di questo mercato, la ricerca di un equilibrio tra escavazione ed ambiente, l'uso anche del fondo marmo per garantire la paga agli operai che rimangono a casa temporaneamente. Il Piano regionale cave, recentemente approvato in Giunta regionale, frutto anche di una concertazione unitaria cerca un punto di equilibrio rispetto alla qualità del marmo escavato e la sua estrazione. Il marmo non può essere troppo frantumato e deve essere garantita una filiera di ritorno minima. Il Comune cosa dice? Va bene escavare al di sotto della soglia del 20/25%».

«Il ritorno alla collettività di importanti risorse – evidenzia il sindacalista – deve essere una scelta ordinaria senza accettare il "facciamogli aggiustare una scuola". Qua di tutto abbiamo bisogno che di un bel piatto di lenticchie. Sarebbe buona cosa e un tavolo apposito potrebbe occuparsene ragionare di interventi importanti strutturali generali come in altre città è avvenuto. Cioè non solo limitarsi a copiare l'azione della Fondazione, modello 'donazione ambulanza', assai valido, certamente, ma invece superiore, ambizioso, utile. Che ne so, farsi carico di rimettere a posto il Politeama Verdi e gli Animosi. O anche ragionare di infrastrutture collettive. Senza un confronto i monti calano, la sicurezza si affronta solo in presenza di eventi luttuosi o di gravi infortuni e tutto continua come prima o come sempre. La complessità della questione, i diversi temi di confronto, le ricadute ambientali ed occupazionali nel Territorio, richiedono quindi, mai come ora, una assunzione di responsabilità collettiva, direi di sistema. Continuando così rimangono solo alcune limitate enclaves, ricchissime (grazie alle montagne carraresi) e spocchiose».
Mercoledì 6 marzo 2019 alle 17:16:57
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