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Ultimo aggiornamento ore 23.24 del 21 Marzo 2019

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«Ma quale "esproprio proletario"? Gli industriali distribuiscano ricchezza»

Lo afferma la Cgil: «Nei decenni precedenti sono stati realizzati extraprofitti senza che ciò si sia tradotto in nuovi investimenti»

il dibattito sul marmo
«Ma quale `esproprio proletario`? Gli industriali distribuiscano ricchezza»
Massa-Carrara - «Ma quale esproprio proletario, la Regione sta semplicemente tentando di far applicare le regole. Se gli imprenditori si continuano ad arrocare nel loro fortino ideologico si renderanno protagonisti di un’ulteriore divisione con l’intera comunità carrarese». Lo affermano dalla segreteria provinciale della Cgil. «Abbiamo il dovere – dice il sindacato – di trovare un equilibrio che tenga conto dell’impatto ambientale, dei costi e della ricchezza prodotta solo così riusciremo a difendere i posti di lavoro e salvaguardare la più importante economia del territorio. Lo ribadiamo: il marmo per Carrara è e deve essere cultura, arte, lavoro, elemento di distribuzione della ricchezza e di sviluppo sociale, solo in questo modo, valorizzandolo, smetterà di essere motivo di discordia. Continuare in questa contrapposizione è assolutamente anacronistico e dannoso. E’ di ieri la notizia che la Giunta Toscana ha adottato il Piano Cave, un piano che è frutto di un ampio lavoro di confronto che ha visto protagonisti istituzioni, parti sociali e datorali; metodo quest’ultimo che noi riteniamo doveroso e necessario e che tra l’altro è stato utilizzato nel corso degli ultimi mesi qualora si sono prospettati problemi e criticità. Criticità, che ci teniamo a ribadire, sono frutto di pratiche errate messe in atto dalle aziende nel corso degli anni. Ed è assurdo pensare che se da un lato si invoca il confronto dall’altro si prosegua con il perenne contenzioso».

«Nelle scorse settimane – prosegue la Cgil – è apparsa la notizia delle cento aziende più redditizie della provincia e dalla lettura di quei dati appare evidente come la maggior parte provenga dal settore lapideo con degli utili netti che fanno impressione. Onestamente fatichiamo, e di aziende ne conosciamo molte, ad immaginarci anche in situazioni di monopoli naturali, realtà che riescano ad avere un utile netto superiore al 30% del fatturato, pensiamo solo per citare la più nota alla Franchi Marmi srl con i suoi 48 milioni di fatturato e 19 milioni di utile netto. Contemporaneamente, sempre lo stesso giorno si trovava la notizia del Comune di Carrara che si trova costretto ad aumentare l’aliquota Irpef per i cittadini unitamente agli investimenti da parte degli imprenditori del lapideo in attività di sanità privata sul territorio. Rappresentando i lavoratori e volendo tutelare gli interessi generali di una comunità avremmo da ridire rispetto alle scelte adottate. Sono le aziende che si devono far carico di risolvere i problemi evitando di scaricare le loro responsabilità sui lavoratori, che a causa delle chiusure dovute alle violazioni prodotte dalle aziende, rischiano di perdere fette importanti del loro salario».

«Nei decenni precedenti – conclude la Cgil – sono stati realizzati extraprofitti senza che ciò si sia tradotto in nuovi investimenti in altre attività produttive che incrementassero l’occupazione e la ricchezza della città e di tutta la provincia di Massa-Carrara, oppure si fosse costituito un fondo per garantire il salario anche nei periodi di sospensione delle autorizzazioni come sta avvenendo in queste settimane. Dal marmo il nostro territorio dovrebbe avere molto di più, in primis sotto forma di servizi alla collettività, unitamente alla costituzione di una filiera capace di redistribuire in maniera più equa questa grande ricchezza nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio, del lavoro e della sicurezza. Confidiamo in un confronto reale e propositivo slegato da retropensieri e possibili contenzioni».
Martedì 26 febbraio 2019 alle 19:22:07
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