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«Fa propaganda chi nega il valore del marmo per l'economia apuana»

Il presidente degli industriali di Massa-Carrara Lucchetti interviene nuovamente nel dibattito: «I dati di Cciaa, Imm, Comune e Istat non sono falsi»

continua il dibattito
«Fa propaganda chi nega il valore del marmo per l´economia apuana»
Massa-Carrara - Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata dal presidente di Confindustria Massa-Carrara Erich Lucchetti.

Il dottor Alberto Grossi, referente per il presidio locale del Gruppo di intervento giuridico onlus (Grig), contesta i dati sulle ricadute in termini di Pil e occupazione del settore lapideo nel distretto apuo-versiliese e nella provincia di Massa-Carrara parlando di “propaganda”. In realtà, purtroppo, la propaganda la sta facendo lui quando dice che quei dati sono falsi. E' bene quindi precisare che quei numeri non sono dati costruite dalle imprese, ma forniti e elaborati da autorità e istituzioni indipendenti e autonome.

Così come va ricordato che il Bilancio di Sostenibilità di Settore, redatto da una autorità indipendente come l' Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, segue gli standard internazionali del Global Reporting Initiative, e che per le imprese lapidee fa parte di un percorso di Responsabilità Sociale d’Impresa.

E' cioè uno strumento di trasparenza che le imprese forniscono a tutti i cittadini della nostra Provincia e che ha l'obiettivo di permettere un confronto aperto e costruttivo, perché basato su dati e non su pre-giudizi, proprio sulle questioni principali che sollevano gli stakeholders (sindacati, associazioni ambientaliste, Asl, Arpat, Comuni, Provincia, Regione, Parco delle Apuane, ordini professionali, Imm, altre aziende etc) di Massa Carrara.

Quindi quando diciamo che il distretto occupa (fra occupati diretti, indiretti e indotto) circa 12 mila persone di cui 8 mila a Massa Carrara e pesa sul Pil della provincia di Massa Carrara per il 24%, e ha una ricaduta economica di 600 milioni di euro e di circa 30 milioni in tasse locali (come la Tassa Marmi), non diciamo bugie, né spariamo numeri a caso, né facciamo riferimento a fake-news. Bensì riportiamo lo studio redatto da ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, diretta da Vito Moramarco, Professore Ordinario di Politica Economica che si basa su una analisi documentale di ricerche condotte prevalentemente da Centro Studi Internazionale Marmi e Macchine, dell'Istituto Studi e Ricerche della Ccia Massa Carrara e ISTAT e dalla analisi dei dati economico-finanziari delle aziende del comparto della Camera di Commercio di Carrara.

Affermare che queste fonti, come fa intendere il dottor Grassi, raccontino bugie è un'accusa infondata e ritengo anche lesiva della dignità e della serietà di quelle istituzioni. Io non penso che la Camera di Commercio e il suo Istituto di Studi e Ricerche, la Imm e il suo Centro Studi, l'Istat etc diffondano dati falsi.

Non tocca a me difendere queste istituzioni (lo faranno loro se lo riterranno opportuno), ma faccio notare che i loro studi e ricerche sono considerati affidabili e attendibili da tutti quanti, comprese istituzioni come Comuni, Province e Regione.

Sarebbe quindi opportuno che chi afferma che queste autorità autonome forniscono dati falsi, avesse anche cura di fornire altri dati supportati da altre autorità e istituzioni di pari valore. Quanto poi all'indagine della Cattolica di Milano sulle aziende va ricordato che il campione dell’analisi è composto dai bilanci di 167 aziende di cui 52 si occupano di estrazione e 115 di lavorazione. Quindi una fotografia attendibile che spiega che l'impatto economico è di 960 milioni di euro di Valore della Produzione, che sono 603 i milioni di euro pagati ai fornitori (75% nella provincia di Massa Carrara), che sono 145 i milioni di euro distribuiti ai dipendenti (93% nella provincia di Massa Carrara), e che sono 28,5 i milioni di euro di Tassa Marmi pagata ai Comuni di Carrara, Massa e Fivizzano, e che infine l'impatto sul territorio ammonta a oltre 600 milioni di euro. Infine sulle quantità di escavazione ribadisco quello che ho già spiegato con i numeri ufficiali del Comune di Carrara (e non credo che anche qui ci sia chi diffonda numeri falsi). Numeri che dicono in maniera inequivocabile che si escava meno e si escava meglio che in passato. Perché nel 2005 si escavavano oltre 5 milioni di tonnellate (5.141.148 per l'esattezza) di cui 877 mila 965 tonnellate in blocchi. Nel 2018 siamo passati a un totale di escavato di poco più di 3 milioni di tonnellate (quindi 2 milioni di tonnellate in meno !!) e nonostante questo la quantità di blocchi è superiore: 883.994 tonnellate. Cioè se nel 2005 c'erano 4.263.183 tonnellate di derivati, oggi (dati 2018) quella quantità si è dimezzata.
Giovedì 23 gennaio 2020 alle 17:53:21
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