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«Export marmo: blocchi in aumento, lavorati in diminuzione. Serve un cambio di rotta»

Paolo Gozzani (Cgil): «Necessario un vero e proprio protocollo d’intesa tra parti sociali e amministrazione per il settore. Dobbiamo ricostruire un centro mondiale dell’arte, dell’artigianato»

ambiente e lavoro
«Export marmo: blocchi in aumento, lavorati in diminuzione. Serve un cambio di rotta»
Massa-Carrara - «Un patto per risolvere le criticità nel settore lapideo che abbia l’ambizione e la capacità di unire i vari interessi coniugando sviluppo con rispetto ambientale, del paesaggio e dei lavoratori. Abbiamo il dovere di trovare un equilibrio che tenga conto dell’impatto ambientale, dei costi e della ricchezza prodotta solo così riusciremo a difendere i posti di lavoro e salvaguardare la più importante economia del territorio». Lo afferma in questo intervento di fine 2018 il segretario generale della Cgil di Massa-Carrara, Paolo Gozzani.

«Per farlo – prosegue – non possiamo però prescindere dal coinvolgimento costante e approfondito di tutti coloro che sono interessati dal bene marmo: gli attori del settore e più in generale la collettività. Il marmo per Carrara è e deve essere cultura, arte, lavoro, elemento di distribuzione della ricchezza e di sviluppo sociale, solo in questo modo, valorizzandolo, smetterà di essere motivo di discordia».

«Dal marmo il nostro territorio dovrebbe avere molto di più, in primis sotto forma di servizi alla collettività, unitamente alla costituzione di una filiera capace di redistribuire in maniera più equa questa grande ricchezza. Dobbiamo ricostruire un centro mondiale dell’arte, dell’artigianato, basti pensare che nel 2017 l’esportazione di blocchi di marmo italiano è aumentata del 37% e la provincia di Massa-Carrara ha realizzato il fatturato estero più elevato con un export di 212 milioni di euro. A fronte di ciò diminuiscono i lavorati e i dati ci dicono che i blocchi partono interi verso gli Stati Uniti, la Cina, l’India e i Paesi Arabi. Questi dati alimentano una divisione tra chi fa impresa e una comunità che si sente ferita sulla quale si riversano solo i disagi a fronte invece della grande ricchezza che è sempre più prerogativa di pochi. Se questo è, abbiamo il dovere di trovare insieme delle soluzioni che garantiscano ai lavoratori del marmo sicurezza e certezza del lavoro, agli imprenditori la libertà di fare impresa nel rispetto però dei dettami costituzionali che attribuiscono un valore sociale al fare impresa e soprattutto garantiscano ad una comunità qualità della vita adeguata».


«Vorremmo ricordare che secondo i dati resi noti dal dipartimento di statistica dell’Università La Sapieza di Roma la nostra provincia è 98esima su 110 in qualità della vita, 107esima per il disagio sociale, 103esima per il superamento quotidiano dell’inquinamento da polveri sottili e 95esima in fatto di infortuni sul lavoro. Come se non bastasse siamo la seconda provincia d’Italia con l’incremento più elevato di disoccupazione con un più 36,7%. Nel settore lapideo abbiamo 13 mila addetti. Come sindacato abbiamo il compito di tutelare i lavoratori lavorando intensamente per trovare soluzioni improntate alla salvaguardia ambientale, alla sicurezza e alla certezza del lavoro e alla redistribuzione nel territorio della ricchezza al fine di trovare una soluzione che tenga conto di tutte le prerogative in campo con resposansabilità e coesione».
Lunedì 31 dicembre 2018 alle 16:32:25
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