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Ultimo aggiornamento ore 08.05 del 2 Luglio 2020

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«Asporto e domicilio non bastano. Nella migliore delle ipotesi siamo rovinati»

La voce delle imprese di Confartigianato: situazione disastrosa per bar, ristoranti, pizzerie e tutti gli esercizi pubblici, chiusi fino a giugno e poi riaperture a numeri ridotti

«i conti non tornano»
Massa-Carrara - “Nella migliore delle ipotesi siamo rovinati". È questa la sensazione che hanno i gestori di bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e tutti gli esercizi pubblici. "Siamo seri, la possibilità di effettuare consegne a domicilio o delle preparazioni da asporto non può bastare a tenere aperta un’attività. Nel frattempo bisogna pagare stipendi, costi vivi di gestione, materie prime, gas, elettricità, tasse e imposte. E guardando al futuro le prospettive non sono più rosee: ingressi contingentati, tavoli ridotti al minimo per garantire distanze di sicurezza, costi di sanificazione e dispositivi di protezione individuale per tutti. Il settore è al limite del totale fallimento”. E’ ancora la direzione di Confartigianato Massa Carrara a tastare il polso dei piccoli e medi imprenditori della provincia apuana: un sondaggio che mette in luce dubbi e paure, speranze e incognite a cui il governo non è stato capace di dare risposte o chiarimenti, neppure sul lungo periodo. Asporto e consegne a domicilio sono solo un palliativo che creano costi mai pareggiati dai ricavi: altro debito sulle attività che alla fine saranno costrette ad abbassare la saracinesca. Per sempre. Lo spiegano bene gli stessi operatori del settore. “Situazione disastrosa. Siamo chiusi da tempo ed è difficile resistere fino a giugno in quanto le bollette arrivano lo stesso. Non facciamo asporto né consegne a domicilio perché non conviene, inutile accendere macchinari e preparare paste e altro senza sapere se saranno ordinate o meno – sottolinea Trudiana Flush Bar pasticceria Caflish -. Mi preoccupa anche il momento della riapertura per quanto riguarda le misure di sicurezza: come mantenere le distanze? Quanti clienti entrano? Insomma per ora navighiamo nel buio”. La Bisteccheria Tognozzi traccia un quadro a tinte fosche: “Praticamente siamo rovinati. Locale chiuso da marzo e ora bisogna attendere giugno per aprire ma a quali condizioni? Con le norme preventivate sarà un bagno di sangue per adeguarsi. Abbiamo 10 tavoli che si ridurranno a 5. Tra l’altro non facciamo né consegna a domicilio né asporto, per la tagliata di carne non me la sento”. “Situazione disperata. Da troppo tempo sono chiusa è impossibile riuscire a pagare le bollette – evidenzia ancora Greta, la titolare di Bar Location -. L’assurdo è che si ritiene logico aprire prima  musei, mostre e biblioteche e lasciare chiusi i bar”. C’è chi nutre qualche speranza per giugno, con un virus magari ormai lontano ricordo, ma si tratta davvero dell’ultimo spiraglio prima del fallimento. “Personalmente sono convinto che sia meglio non aprire fino a che non sia finito tutto, con le condizioni prospettate non me la sento di lavorare – dichiara il titolare di KriKroks -. Da 60 persone a regime mi troverei con massimo 15. Impossibile. Per ora continuo con le consegne a domicilio e con l’asporto”. Gabriele Giovanelli de La terrazza del Conte ribadisce: “Troppi vincoli per aprire. Speriamo che con il mese di maggio la situazione migliori altrimenti anche a giugno lavorare sarà un problema”. Mancanza di spazi e paletti stringenti messi in luce anche da Francesco Bonucelli di Velia, “meglio aspettare giugno, le norme ora sono troppo restrittive. Mi troverei a lavorare con solo 8 tavoli impensabile. Speriamo la situazione migliori”, e da Paolo Giacomelli del bar Giotto: “Per me va bene così. Se si apriva prima con tutte quelle restrizioni sarebbe stata dura: aumentavano le spese la corrente ma non le entrate. Speriamo che in un mese le cose migliorino e si possa aprire con meno restrizioni”.
Martedì 28 aprile 2020 alle 14:22:00
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