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Ultimo aggiornamento ore 09.13 del 12 Dicembre 2018

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«Altro che turismo, la provincia apuana deve essere reindustrializzata»

Barattini (Confindustria): «Servono risposte vere, non sogni e idee fantasiose. Promuoverò un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti nel cambiamento»

il dibattito sul futuro
«Altro che turismo, la provincia apuana deve essere reindustrializzata»
Massa-Carrara - «A nome mio e delle piccole e medie imprese manifatturiere della Provincia di Massa-Carrara iscritte alla Confindustria provinciale, mi sento in dovere, anche a sostegno di quanto recentemente già affermato dal presidente della delegazione di Carrara, Erich Lucchetti, ed in risposta agli articoli che si sono succeduti in questi ultimi giorni sulle tematiche di politica economica ed ambientale del nostro territorio, di precisare quanto segue». Si apre così la lettera firmata da Gino Barattini, referente territoriale Pmi delegazione di Carrara per Confindustria che interviene nel dibattito che da giorni si è creato tra gli industriali e i Paladini Apuoversiliesi.

«Dopo la grande crisi occupazionale ed economica che ha colpito Massa-Carrara a seguito della deindustrializzazione – scrive Barattini – ho atteso con trepidazione notizie che indicassero l’inizio di una reale inversione di tendenza. Ho seguito tutti i progetti che venivano sponsorizzati (compresi quelli basati sul turismo) nella speranza che causassero anche solo timide indicazioni di ripresa e quindi di uscita dalla crisi che attanaglia il nostro territorio. Devo purtroppo constatare che, in assenza di progetti industriali per il recupero effettivo del territorio e per il rilancio occupazionale e produttivo, sono fiorite idee senza basi nella realtà frutto di grande fantasia talora molto fervida, idee partorite da chi in giovinezza non si è mai imbattuto in problemi, specie economici, reali».

«A tutti gli inventori dell'impossibile e a quelli che vogliono trasformare la provincia di Massa Carrara nell’area da sogno sole/mare/monti, molto importante per il benessere dell’anima, chiedo una riflessione anche su quei bisogni primari che significano sopravvivenza per centinaia di famiglie, fornendo risposte vere e non sogni sui seguenti temi: cosa accadrà dopo la deindustrializzazione della zona industriale con il mancato disinquinamento della stessa (impossibilità di realizzare parchi, hotel, centri ricreativi) e dopo che i reiterati tentativi di limitare l’estrazione del marmo, con conseguente ricaduta in termini occupazionali nel settore, avranno successo? Cosa accadrà dopo che la drastica limitazione delle attività portuali e della movimentazione e circolazione di merci avrà prodotto conseguenze negative di portata imprevedibile anche sull’importante centro di lavorazione e produzione BHGE-Nuovo Pignone di Avenza, dopo che proprio in questi giorni è stato rinnovato accordo tra i vertici dell’Azienda e la Regione Toscana per proseguire il progetto su Piombino? Quali misure saranno adottate per compensare il tracollo anche occupazionale derivante dalla riduzione di attività aziendali che operano nell’indotto delle realtà societarie operanti nella filiera del marmo?».

«Una volta ottenute le risposte a questi quesiti – prosegue Barattini – si potrà progettare un radioso futuro economico e sociale. Ma fino a oggi queste risposte non sono arrivate o non sono conosciute: ho sentito solo dire cosa si vorrebbe o si potrebbe fare sul territorio in alternativa o contrapposizione all’esistente spacciando idee fantasiose per programmazione quando programmazione significherebbe chiarire in modo esaustivo quali attività e progetti siano stati ideati, quanti posti di lavoro creeranno e quali saranno le tempistiche stimate e la ricchezza pro-capite che potenzialmente produrrebbero. Con grande umiltà quindi chiediamo: dateci gli strumenti per valutare la vostra nuova programmazione e, se questa sarà convincente per riscrivere una nuova realtà che porti il nostro territorio a livelli di prosperità che tutti vogliamo ed auspichiamo, già da oggi mi impegno, a nome delle Pmi che rappresento in questo territorio, a promuovere un tavolo di confronto con tutti i soggetti che saranno coinvolti nel cambiamento».

«Fino ad allora – conclude il referente di Confindustria – ricordo, a chi non fosse a conoscenza o lo avesse dimenticato, che la situazione in cui stiamo vivendo è già figlia di un’azione di deindustrializzazione portata avanti senza progetti alternativi e quanto pare non in grado di produrre una seria riflessione sugli errori del passato e sui danni che sono stati provocati».
Venerdì 7 dicembre 2018 alle 11:32:56
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