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«Alcune aziende del marmo sono andate avanti come se niente fosse»

La Lega cavatori accusa: «La sete di denaro irrefrenabile e cinica calpesta la salute di chi lavora»

coronavirus
Massa-Carrara - "In emergenza, molte cave sono andate avanti come se niente fosse": questa l'accusa della Lega dei Cavatori. "Nella totale emergenza corona virus, situazione che dal punto di vista storico non ha eguali negli ultimi decenni come drammaticità, che in alcune parti del paese diventa ogni giorno più critica, con i media che riempiono le giornate con bollettini di guerra aggiornati con nuovi contagi e nuovi decessi, con restrizioni sugli spostamenti anche a piedi che ogni giorno si fanno più coercitive, immersi in questi scenari da film catastrofici ma purtroppo reali, che diventano quotidianità, poche, ma a parer nostro troppe aziende del lapideo hanno continuato a lavorare come se niente fosse – scrive la Lega in una nota – come se le notizie di nuovi contagi non arrivassero all orecchio di certi personaggi, come se non fossero note le difficoltà immani alle quali devono far fronte i sanitari per fronteggiare questo nemico invisibile. Difficoltà e pericoli dovuti alle mancanze di materiali all interno dei nostri ospedali, dalle attrezzature per guarire i malati, ma anche dispositivi di protezione per gli operatori sanitari: chi dovrebbe curare è in pericolo costantemente tutto il giorno per tutti i giorni. Tanti operai del marmo si sono fermati, tante cave hanno deciso di restare a casa, la paura del contagio, le procedure di gestione del rischio covid 19, le sanificazioni da effettuare: fermi tutti."

Tutti o quasi: "Lasciamo da parte la sensibilità e l'empatia nei confronti dei dipendenti, ma solamente il rischio di un eventuale contagio e la relativa messa in quarantena di tutti gli operai avrebbero comunque dovuto fermare la lavorazione. Allora perché non sedersi ad un tavolo e prendere una decisione univoca? Perché alcuni hanno avuto questo coraggio e altri no, pur non mancandogli le possibilità? Questa sete di denaro, irrefrenabile e cinica che calpesta la salute di chi lavora, specialmente in questo contesto di emergenza, non deve passare come se niente fosse accaduto. Le tempistiche per attrezzarsi per continuare a lavorare secondo tutti i criteri, azzerando i rischi di contagio per non mettere in pericolo i lavoratori, ci lasciano con più di un dubbio. La difficoltà a reperire mascherine, la sanificazione di mezzi e locali ma anche semplicemente il mantenimento della distanza richiesta di almeno un metro e non ultimo la produzione e la spiegazione delle procedure di sicurezza da tenere risultano operazioni non semplici nell'ambito della nostra lavorazione, o quanto meno non espletabili in poco tempo. Per noi la cosa non è chiara, perché avevamo anche l'esempio di chi i lavori li ha fatti scrupolosamente. Se non era chiaro il come si potesse lavorare, altro buco nero sono stati i controlli. Anche qui è palese la disparità, di approccio anche a livello nazionale: dalle campagne martellanti ed a reti unificate sui comportamenti individuali, al silenzio sulle responsabilità delle imprese. Cosi tutti a controllare i podisti, i passeggiatori seriali, ma le aziende che per lavorare devono attenersi a scrupolose regole no. In alcuni casi i lavoratori sono riusciti a ribellarsi in altri purtroppo no: alcuni complici, altri impauriti dal ricatto occupazionale.
E come premio diamogli altre 72 ore," conclude la Lega.
Martedì 24 marzo 2020 alle 16:51:16
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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