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Ultimo aggiornamento ore 21.24 del 20 Settembre 2018

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LE SPIEGAZIONI | 10ª puntata de "La Bizzarria dei Solchi Sequenziali"

Ecco la seconda parte di due di un nuovo capitolo del romanzo che racconta la fantastica avventura di Cesare Mariocchi

IL LIBRO - VIAGGIO NEL PIANETA DELLE DONNE
LE SPIEGAZIONI | 10ª puntata de `La Bizzarria dei Solchi Sequenziali`
Massa-Carrara - Riprendiamo, come ogni domenica, la narrazione del romanzo "La Bizzarria dei Solchi Sequenziali - Viaggio nel pianeta delle donne" di B.G. Stefano, in cui l'Autore racconta con dovizia e puntualità di dettagli, una fantastica avventura accaduta all'amico Cesare Mariocchi. Visiteremo un mondo nuovo e imprevedibile, un mondo in cui gli Esseri Umani adottano un nuovo stile di vita, in cui potremo immaginare di vivere noi stessi ed immedesimarci nella posizione di concittadini in quel contesto sociale così diverso dal nostro attuale. Buona Lettura!
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: 1ª PUNTATA, 2ª PUNTATA, 3ª PUNTATA, 4ª PUNTATA, 5ª PUNTATA, 6ª PUNTATA, 7ª PUNTATA, 8ª PUNTATA, 9ª PUNTATA


LE SPIEGAZIONI (2 di 2)

La mattina successiva, erano le sette, due infermiere, delle quali per sobrietà tralascio di descriverne l’aspetto fisico, entrarono nella camera, mi salutarono con un cenno del capo, mi spogliarono, mi cosparsero il corpo con un olio profumato, procedettero con un massaggio totale che mi rimise al mondo definitivamente, quindi mi fecero fare una doccia procedendo esse stesse a cospargermi di sostanze detergenti e disinfettanti, quindi mi asciugarono e sparirono. Tutto fu eseguito senza frenesia, impiegandoci il tempo necessario, con scrupolo e soprattutto delicatezza.
Durante tutto il tempo ero rimasto come inebetito, non era possibile che mi capitasse una roba del genere. L’avrei raccontato e non sarei stato creduto, assaporavo con una bramosia mai sentita, ogni secondo di quel servizio che mi veniva donato, ringraziando il cielo per la fortuna che avevo avuto a capitare in quel posto.
Mi avevano lasciato di sasso, ma beato, una cosa del genere era inimmaginabile e nel contempo strepitosa.
Da subito dopo e per tutto il giorno si ripeterono le visite dell’inserviente con il cibo, gli esercizi e i riposi relativi. Mi stancavo un poco meno, però.
La sera ero comunque spossato e dopo la solita visita della dottoressa, mi portarono la cena.
Mangiai più tranquillo, anche la dottoressa aveva riconosciuto che le mie azioni erano più coordinate. Dopo cena mi addormentai profondamente.
Alle cinque e quindici minuti della mattina successiva ero sveglio, era Venerdì sette Gennaio, il terzo giorno dal mio risveglio. Passai buona parte dell’ora successiva ad immaginare cosa sarebbe successo da li a poco.
Infatti alle sette, non potevo credere ai miei occhi quando apparvero le due ragazze in casacca e pantaloni verdi: si ripeteva la scena del giorno prima!, una goduria spettacolare. Desiderai non uscire mai più da quel posto.
Dopo la colazione mi liberai del carrello tutore e con l’uso di un bastone, attraversai più volte tutta la stanza senza problemi.
Pareva che il fisico avesse ritrovato la voglia di attivarsi al meglio.
Tutto il giorno continuai con gli esercizi, mattino e pomeriggio, quattro o cinque volte entrò nella camera di degenza l’inserviente alternando una specie di pappina, credo di cereali, con succhi di frutta.
Guardai l’orologio, segnava le sedici e quaranta.
Proprio in quel momento entrò la giovane che mi aveva accudito al mio risveglio dal coma, mi sorrise, mi sentii sollevato.
“Buona sera!” le sorrisi, accompagnando il saluto con un cenno del capo. Provavo riconoscenza per quella ragazza perché avevo capito che per tanti giorni ero stato incosciente nelle sue mani e con le sue cure mi aveva salvato da una situazione molto critica.
“Buona sera” rispose imperturbabile
Mi si avvicino e controllò lo schermo vicino al mio capezzale, chiedendomi:
“Come ti senti? …”
“Abbastanza bene, io credo …” risposi, dubitavo del mio giudizio. Mi sentivo ancora un po’ confuso mentalmente.
“Hai fatto gli esercizi?, Continui a farli come ti abbiamo chiesto?” scorreva con l’indice i dati che la stampante aveva appena elaborato.
“Sei a posto!” dedusse con tono rassicurante, “Oggi è il sette gennaio, domani otto, … il nove pomeriggio ti dimetto!”
“Perfetto!” approvai la decisione con soddisfazione
Le due giornate successive trascorsero esattamente uguali, mi mossi in continuazione e chiesi perfino un giornale settimanale da leggere per non annoiarmi durante gli intervalli in riposo. Mi fu consegnato un giornale di enigmistica in lingua inglese. Chi usciva dal coma fino al momento della dimissione non doveva subire alcun tipo di emozione proveniente dall’esterno se non controllata. Ed un giornale con probabili notizie emozionali non sarebbe in linea con questa prescrizione. Mi sentivo pienamente in forma!
Ma quello che più ricordo volentieri furono gli altri due ulteriori trattamenti ricostituenti cui dovetti sottostare, alle sette della mattina.
Verso le sedici del pomeriggio entrò la Capo Sala stranamente sorridente, forse ora che dovevo andarmene stavamo diventando amici.
“Ciao!” la salutai.
“Ciao” mi rispose in italiano, sorridendo. Diede la solita occhiata alla situazione, poi soddisfatta rivolse lo sguardo verso di me, in un punto subito sopra il mio orecchio destro e:
“Adesso sei pronto! …” mi annunciò.
“Pronto per cosa …?” chiesi incuriosito.
“Per andartene! Per andare a casa tua!” sussurrò con noncuranza, a bruciapelo.
“Si …” dissi, “ma … come?” ero spaesato al massimo, non sapevo da dove dovessi cominciare per andare a casa.
Già … a casa …. Non avevo ancora preso in esame il fatto di esserne così lontano, di non aver fatto la vacanza che avrei voluto fare. Un pensiero improvviso mi riempì di amarezza, ancora non avevo pensato alla ragazza che sicuramente mi aspettava, ai miei parenti in Italia che non avevano avuto più mie notizie da quaranta giorni o giù di li, pensai a loro: “La mia ragazza starà ancora aspettandomi? … Cosa avrà pensato non vedendomi arrivare? … Avrà saputo dell’incidente aereo? … Si sarà chiesta che fine avevo fatto io? … E i miei parenti? … Devo assolutamente mettermi in contatto con loro!”
Mi fece cenno di seguirla; uscimmo dalla camera di degenza, percorremmo un breve corridoio sulla parete del quale lessi “IHI – Pronto Soccorso – Degenza”, ed entrammo in un ascensore che salì di un paio di piani, poi percoso un altro breve corridoio, entrammo in una sala con varie apparecchiature diagnostiche. Sulla porta una targhetta portava la scritta in lingua locale ed in inglese: Ambulatorio Visite ed Esami.
“Ora prepariamo la documentazione di dimissione!” decise; mi controllò la vista ed il fondo del globo oculare; mi mise una cuffia e mi controllò l’udito; mi fece annusare alcune sostanze chiedendomi di riconoscerne gli odori, fu un’operazione difficoltosa poiché non conoscevo i nomi dei fiori in inglese; mi pose sulla lingua gocce di soluzioni dolci, salate ed amare; infine mi fece distendere e procedette ad effettuare una visita per palpazioni ed auscultazioni, nel contempo consultava tabulati e documenti che aveva stampato poco prima.
Terminata la visita entrammo in un ambiente attiguo, con sulla porta la solita targhetta che indicava: Sala Controlli Clinici Strumentali che riconobbi simile ad una palestra dove erano posizionate alcune macchine. Mi fece calzare un casco, mi applicò piccoli sensori in varie parti del corpo, mi fece cenno di salire scalzo su di una pedana, davanti ad uno schermo mobile. I sensori stavano inviando segnali ad un ricevitore visivo e sonoro che la ragazza stava controllando.
Restai fermo per circa venti minuti, evidentemente le informazioni trasmesse diedero soddisfazione a Kely che ad un certo momento iniziò a raccogliere stampe dei dati risultanti dagli esami, li inserì in una cartellina. Scesi dalla macchina.
“Ecco”, mi informò “sei a posto, adesso puoi andare, ti accompagno all’Ufficio Dimissione Degenti (PDO), dovrai firmare l’attestazione”, e notando la mia aria interrogativa “il documento per la Conferma di Servizio Ricevuto”, aggiunse.
“Così domani mattina che è Lunedì, appena sveglio passi dall’Ufficio, se vuoi ritiri il tuo incartamento e potrai andartene!”, probabilmente notò le mie sopracciglia, perché concluse: “Va bene, se non vuoi ritirarlo, tutta la documentazione relativa al tuo ricovero, è comunque registrata nel Sistema! …”
Non ero sicuro che tutto mi fosse chiaro, confermai tuttavia con un semplice:
“OK!”
Nel mio intimo mi sentivo scettico, non sapevo realmente se la cosa dovesse o no farmi piacere, qualcosa mi rendeva agitato, in ogni modo la seguii, … fiducioso.
Aprì la porta ed uscimmo. Istintivamente mi passai una mano tra i capelli, come per rassettarmi, era invece un gesto istintivo di smarrimento, capelli non ne avevo.
“Scusa, ma chi mi ha portato qui ? … Chi mi ha trovato ?” cercavo in extremis di sciogliere l’intrico.
“Non sono a conoscenza di queste informazioni!” rispose categorica. Gentilmente le domandai:
“Scusa, … da dove posso fare un paio di telefonate?”, avevo bisogno di essere confortato, forse parlando con i miei cari avrei avuto un po’ di sostegno.
Per tutta risposta staccò l’apparecchio che aveva al fianco e me lo porse, dicendo:
“Fai pure il numero che desideri”.
Stupito presi l’apparecchio e sotto la sua guida composi, uno dopo l’altro, un paio di numeri di telefono. Senza esito positivo, purtroppo, ambedue non davano segni di vita, ne provai un terzo, idem come sopra.
Quella del telefono, era stata una pessima idea, ne uscivo più abbacchiato di prima.
Usciti dalla Sala Controlli Clinici Strumentali, ci incamminammo nel corridoio in penombra passando davanti alla stanza dove ero rimasto tanto tempo, entrammo in un corridoio molto più largo e lunghissimo, con tante porte chiuse, qualcuna aperta mostrava all’interno ambienti simili a quello che era stata la mia stanza di degenza. In quel reparto però sembrava non esserci molto affollamento di pazienti, anzi sul nostro percorso non incontrammo anima viva.
Girammo verso sinistra. Una porta a vetri satinati, che rappresentava l’uscita dal reparto, si aprì automaticamente al nostro arrivo. Usciti mi girai, un’insegna luminosa segnalava: ICU –- Reparto Terapia Intensiva.
Domenica 26 agosto 2018 alle 19:37:54
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