Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
telefono redazione massa carrara 0585 027167
PUBBLICITA'
pubblicità massa carrara Richiedi contatto
Ultimo aggiornamento ore 08.03 del 21 Settembre 2018

Facebook La Voce Apuana Twitter La Voce Apuana RSS La Voce Apuana

IL CODICE | 11ª puntata de "La Bizzarria dei Solchi Sequenziali"

Ecco un nuovo capitolo del romanzo che racconta la fantastica avventura di Cesare Mariocchi

IL LIBRO - VIAGGIO NEL PIANETA DELLE DONNE
IL CODICE | 11ª puntata de `La Bizzarria dei Solchi Sequenziali`
Massa-Carrara - Riprendiamo, come ogni domenica, la narrazione del romanzo "La Bizzarria dei Solchi Sequenziali - Viaggio nel pianeta delle donne" di B.G. Stefano, in cui l'Autore racconta con dovizia e puntualità di dettagli, una fantastica avventura accaduta all'amico Cesare Mariocchi. Visiteremo un mondo nuovo e imprevedibile, un mondo in cui gli Esseri Umani adottano un nuovo stile di vita, in cui potremo immaginare di vivere noi stessi ed immedesimarci nella posizione di concittadini in quel contesto sociale così diverso dal nostro attuale. Buona Lettura!
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: 1ª PUNTATA, 2ª PUNTATA, 3ª PUNTATA, 4ª PUNTATA, 5ª PUNTATA, 6ª PUNTATA, 7ª PUNTATA, 8ª PUNTATA, 9ª PUNTATA, 10ª PUNTATA


Il Codice

Non parlai più. Doveva pur esserci però qualcuno che avrebbe dato una risposta alle mie domande.
Entrammo in un ascensore. Prima che la porta si chiudesse lessi nella parete del corridoio: Secondo Livello F. Lei inserì una scheda magnetica in una fessura, all’accensione di una spia verde premette un pulsante, si trattenne con le mani al mancorrente e mi fece cenno di fare altrettanto.
L’ascensore si mosse silenziosamente ad una velocità che via via divenne più elevata e non solo in verticale, ma un paio di volte si alternò in orizzontale preavvertendo verso quale direzione con un lieve Dlin sonoro e frecce luminose sul pavimento della cabina, sulla parete si trovava un pannello di comandi, una scritta indicava numeri e nomi di zone e livelli che non capivo. Una voce in inglese annunciava si sale! o si scende!.
Guardavo la ragazza negli occhi a mandorla marroni, lei distolse lo sguardo diretto, era molto bella, sul petto aveva una targhetta che solo allora mi soffermai a leggere, indicava: IHI-VU211GT - Dr. Karnon Kely e nelle due lingue: Caposala Terapia Intensiva. Ogni avviso in quell’Ospedale era scritto in due lingue, anche gli avvisi di sicurezza.
Immaginai che Karnon fosse il cognome.
“Kely è il nome di battesimo?” azzardai.
“Kely” ripeté correggendo la pronuncia
“Non so cos’è battesimo!” aggiunse seccamente, e ancora “È il mio primo nome!” precisò, intuendo il senso della mia domanda.
Tutto quanto mi stava rendendo, non dico preoccupato ma abbastanza impressionato, da quando mi ero svegliato non c’era stato nulla che mi paresse usuale, non mi pareva possibile che potesse esistere un posto simile.
L’ascensore si fermò e la porta scorrevole si aprì su un ampio androne. Sul lato opposto una targa indicava: Primo Livello F, al centro della parete era chiusa una doppia porta automatica a vetri, simile ad altre del complesso, sulla quale appariva la scritta PRO - Ufficio Registrazione Pazienti, superata la porta, dopo esserci annunciati, entrammo in un breve corridoio sul quale si affacciavano altre porte di uffici. Saltammo l’ufficio PAO – Ufficio Accettazione Degenti ed entrammo in un ufficio con la scritta PDO - Ufficio Dimissione Degenti, era pieno di schermi di calcolatori elettronici o di telecamere. Davanti a due di essi a colori si trovavano sedute due giovani ragazze in divisa verde chiara..
“Buongiorno dottoressa”. Salutarono insieme la dottoressa che sorridendo ricambiò il saluto:
“Buongiorno!” Kely ricambiò il saluto, poi le informò :
“Questo signore sarebbe libero di uscire in completa salute”.
“Sarebbe??”, pensai.
Una delle due ragazze si stava avvicinando al bancone e ponendosi davanti ad uno schermo pronunciò alcune parole in una lingua che non capii. Nel frattempo lo sguardo mi andò sulla parete di fronte dove un orologio digitale con datario indicava le ore 18 e 05 minuti di Venerdì 09/01/24.
Il datario era senz’altro guasto, non sapevo se l’orologio dava l’ora esatta poiché non mi era ancora stato possibile guardare all’esterno, ma il datario doveva essere senz’altro guasto.
“Perché sarebbe?”, domandò la ragazza alla tastiera con stupore, pure lei.
“Non ha Codice”, rispose Kely, passò un istante “né circuito integrato informativo”
“Non ha il codice ?” ripetè con aria incredula “Ma è impossibile!!” aggiunse.
Batté sui tasti della tastiera e citò un numero al microfono del calcolatore. Sullo schermo rivolto verso di noi apparve una scritta che indicava l’acronimo dell’Ospedale (VU211GT – IHI), la descrizione del Reparto (Public Sanitation), dell’Ufficio (Discharge in Health), il numero del Paziente (Patient No) 26546. In fondo allo schermo era indicata l’ora e la data: 18:05 di Sabato 09/01/24. Sotto, al centro, un rettangolo di colore giallo chiedeva di apporre il polpastrello come firma (Finger Signature).
“Che razza di data stava indicando anche il calcolatore?” mi chiesi.
“Uscita” disse imperativa nel microfono la giovane.
“Nome?” chiese, volgendo lo sguardo verso di me ma con espressione incredula.
“Cesare”
“Cognome?”
“Mariocchi” risposi, era una verifica o davvero non sapevano chi fossi? Dov’erano i miei documenti …?
“Scusi, ma… i miei documenti? … Dove sono finiti?” Azzardai.
“Al momento del ricovero eri privo di documenti” mi rispose con fare gentile.
Aggrottai le sopraciglia incredulo, ma subito mi tornò alla mente che i documenti erano nella giacca che lasciai alla signora morente. Guardai la ragazza che intanto continuò:
“Nazionalità?”
“Italiana”
“Residenza?”
“Milano”
“Com’è che non possiede l’acca doppio i ci (HIIC)?, …” disse in inglese come se fosse l’acronimo più noto al mondo. Poi notando la mia espressione interrogativa, specificò: “il Codice di Identità!?”.
“Cos’è?” ribattei stupito, guardai Kely come per chiederle aiuto, … non capivo cosa si intendesse.
“Il Codice Internazionale di Identificazione degli Umani?” ripetè.
Mi accorsi, preoccupandomi non poco, che le due ragazze in divisa verde chiara si stavano lanciando un’occhiata stupìta, come per chiedersi, come dovevano risolvere il problema.
La ragazza che mi aveva accompagnato, Kely, pose il dito indice sulla casella indicata dallo schermo, la sua impronta fu accettata, mi guardò con aria stupita e fece per allontanarsi.
Mi parve agisse come se il suo lavoro fosse terminato e che per il resto se ne stava lavando le mani. Mi sentii perso!
La toccai su un braccio impaurito per quella prospettiva ed intimidito da tutta quella ufficialità.
“Non lasciarmi ancora, Kely” la pregai. Mi guardò con sufficienza scostando il braccio, ma rimase al mio fianco.
“Non so cosa sia questo codice” insistetti allargando le braccia. Guardavo un po’ lei un po’ le due ragazze. Intanto quella che stava ancora aspettando una mia risposta, rendendosi conto che difficilmente la avrebbe avuta, sbottò:
“Cosa significa? Non sa il suo codice acca doppio i ci (HIIC)?” pure rivolgendosi incredula alla collega ed a Kely.
“Non ce l’ha neppure tatuato” confermò Kely.
“Ma io non possiedo nessun codice acca doppio i ci …” continuai.
“Non è possibile” asserì la giovane, “l’Italia ha lo zero virgola zero percento di senza codice, forse tu hai dimenticato il tuo?”
“No, io non l’ho mai avuto, ed in Italia non ne ho mai sentito parlare” replicai “Ma, forse intendete il Codice Fiscale”, lo sapevo a memoria, rasserenato, … ipotesi un po’ infantile per la verità, … da quella prospettiva iniziai a citare lettere e cifre; fui presto interrotto:
“No! No! Questo non è l’ acca doppio i ci (HIIC), non conosciamo questo codice!”
Mi rendevo perfettamente conto di quanto la situazione mettesse in imbarazzo le ragazze, era evidente che non sapessero come reagire alle mie asserzioni.
“Scusa, … ma dove mi avete trovato?” ci riprovai cercando di essere deciso con il tono della voce, volevo risposte alle mie domande, i documenti erano sul luogo del disastro, qualcuno sicuramente li aveva trovati.
Premette un tasto sulla tastiera del calcolatore.
“Domenica, Ventotto Novembre Duemilacinquecentoventitre.”. una voce metallica scandiva le parole attraverso un piccolo altoparlante “.. ore zeroquattro, cinquantaquattro minuti. Ricovero di essere umano, sesso maschile, limite vitale zerododici, sintomi di assideramento, temperatura corporea di 12 punto 5 gradi Celsius, stato fisico incontaminato, privo di conoscenza, privo di indumenti, scalfitture diffuse sul corpo, arti e capo. Trovato in posizione rannicchiata sull’asfalto al settantesimo chilometro della Autostrada Internazionale Centro Sud Asiatica (SCAIM) Kathmandu-Lhasa …” la voce continuava la sua relazione indicando i dettagli di chi, come, dove, mi avessero trovato, soccorso, trasportato, ricoverato e tutto il resto …
Non l’ascoltavo più.
“Era forse uno scherzo?, un imbroglio?, cos’era. Ma chi poteva organizzarmi uno scherzo del genere, perché? Impossibile!” pensai, “Ma come minimo incredibile!” stabilii.
“Ascoltate!” dissi deciso, tentando di rimanere calmo e rivolgendomi a tutti e tre. Tymos, Tymos Okihy, così aveva scritto sul cartellino la ragazza al bancone sussurrò:
“Stop!” al calcolatore che cessò di relazionare.
“Ascoltate” ripetei, provai ad essere il più convincente possibile, “è indubbio che mi trovo un po’ confuso. Ma vi assicuro che so esattamente che quel che dico è la pura verità su quanto accaduto. Dunque, io sono partito con il volo Alitalia azeta trecentoquindici, Milano Bangkok alle dodici e zero zero del Dieci di Aprile del Millenovecentonovantatre ho cambiato aereo nel Kuwait, dopo circa sei, sette ore di volo l’aereo è precipitato; sono partito di sabato, quindi se dite che sono qui da quaranta giorni, cioè circa un mese e mezzo, oggi, considerando un paio di giorni in più perché disperso, dovrebbe essere … un giorno di Aprile, ... Maggio del Millenovecentonovantatre e non quella data incredibile che sostenete voi.
Preciso che l’aereo è precipitato in una zona di montagna, sperduta e nessuno si è salvato oltre me ed un altro compagno, … se qualcuno ha trovato me dovrete ben sapere che poco lontano c’erano i resti di un aereo e di altre centocinquanta persone. … Inoltre vi assicuro che nel mio paese nessuno ha mai parlato di Codici Internazionali di Identità Umana o cos’altro è questo acca doppio i ci”.
Nessuno mi aveva interrotto, avevo fatto chiarezza.
Anche se non sentivo perfettamente ricostituita la mia capacità di parlare potevo però essere soddisfatto di quella prestazione, ormai mi sentivo come se non fossi mai stato in coma.
La mia replica era andata in crescendo poiché la situazione mi appariva oramai abbastanza seria, mi sentivo eccitato; la mia era stata come una confessione per cercare aiuto, per capire cosa stava accadendo, e quelle tre mi guardavano come se fossi un pazzo che straparlava.
Appena ebbi terminato la stanza tornò nel silenzio che avevamo trovato entrando, le tre donne erano allibite e preoccupate.
Io più di loro.
Cominciarono a parlottare tra loro e nella loro lingua: brevi frasi, scarne, concise, non mettevano assieme più di quindici, venti parole per volta. Il loro linguaggio era ridotto al minimo indispensabile, e non solo le parole mi erano sconosciute, ma faticavo molto a capire anche il senso delle loro espressioni. Tymos continuò a trafficare ed a mormorare con la tastiera, attesero, parlottarono di nuovo, si guardavano stupite. La conclusione fu che avrebbero chiamato il responsabile del settore. Cosa che la giovane Tymos fece subito.
Nel frattempo Kely notando il mio stato di agitazione mi guardò, questa volta negli occhi, anche se di sfuggita, come per dare maggior vigore alla esortazione, dicendo:
“Tranquillità!”
Aveva un volto impassibile.
“Non andartene” le sussurrai.
Non mi rispose, estrasse dalla tasca un piccolo apparecchio che realizzai essere un cercapersone, lo avvicinò alle labbra e pronunciò un nome, una voce femminile rispose ripetendo il nome, la sua immagine era apparsa nel piccolo visore:
“Sono trattenuta al PRO! …” disse Kely.
Seguitò brevemente in una lingua che non conoscevo, scambiò alcune frasi con l’interlocutore, ricevette una richiesta.
“OK!” fu la risposta.
Domenica 9 settembre 2018 alle 13:02:43
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie Massa Carrara




-


























Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Massa n° 4/2017
Direttore responsabile: Matteo Bernabè

Contatta la Redazione

Privacy e Cookie Policy

Liguria News