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Ultimo aggiornamento ore 22.11 del 23 Luglio 2019

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Utilizzava esplosivi per far saltare i bancomat: arrestato 29enne | Video

Aveva tentato il colpo insieme a un commando nella filiale della Carispezia di Barbarasco lo scorso luglio per cui era stato evacuato un intero quartiere. Alle prime ore della mattina sono scattate le manette a Bologna

"operazione marmotta"
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Massa-Carrara - È stato incastrato con un piccolo, piccolissimo dettaglio, il 29enne arrestato stamani, sabato, dai carabinieri della Compagna di Pontremoli a Bologna. Il giovane è un componente della cosiddetta “banda della marmotta” che il 19 luglio scorso tentò un colpo al bancomat della filiale della Carispezia di Barbarasco, frazione del comune di Tresana. Per quell’episodio fu evacuato un intero quartiere per l’allarme bomba che ne era scaturito, in quanto, c’era il sospetto che l’esplosivo, la cosiddetta “marmotta”, utilizzato per far tentate di far saltare il bancomat, fosse ancora lì. Il colpo invece non andò a buon fine e la bomba fu ritrovata nei giorni successivi all’interno dell’auto che era stata rubata a Villafranca per realizzare il colpo e poi abbandonata sempre nel comune di Tresana.

I risultati dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale dell’Arma a Massa a cui hanno preso parte il comandante della Compagnia di Pontremoli Andrea Quattrocchi, il colonnello Tiziano Marchi, il luogotenente Luigi Stopponi e il pubblico ministero Roberta Moramarco, che ha coordinato le indagini.

Ma arriviamo al piccolo particolare che ha permesso di risalire al 29enne, già gravato da precedenti penali per aver colpito altre banche. Un errore che è costato al giovane un altro arresto che stavolta, però, l’ha condotto in carcere: è stata, infatti, un’impronta digitale rilevata su una confezione dei calzini soprascarpe a incastrare il bandito. La confezione era rimasta all’interno dell’auto e quei calzini venivano utilizzati, unitamente a passamontagna, e guanti per nascondere ogni segno di possibile riconoscimento. L’arresto, hanno raccontato gli inquirenti, nasce da un’articolata e complessa attività investigativa, denominata “Operazione Marmotta” che ha consentito al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa, Marta Baldasseroni, di emettere il provvedimento a carico dell’uomo.

I FATTI DI QUELLA NOTTE
Siamo nella notte del 19 luglio 2018 quando, nonostante già sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma giornaliero a Bologna per analoghi reati, giunge in Toscana unitamente ad altri complici, tutti componenti di una vera e propria batteria criminale. All’una di notte circa i malviventi si impossessano di un’autovettura Fiat 500 regolarmente parcheggiata dai proprietari fuori dalla loro abitazione in Villafranca in Lunigiana (Massa-Carrara). Si tratta dell’autovettura di copertura prescelta per realizzare il colpo; a bordo della stessa viene caricato tutto l’occorrente necessario a svaligiare il bancomat tra cui vari arnesi destinati a sfondare lo sportello e, soprattutto, l’ordigno esplosivo artigianale da far esplodere, noto nel gergo criminale come “marmotta”, da cui prende il nome l’operazione.

Tutto è organizzato con la massima accortezza e professionalità criminale e i malviventi, oltre ad essere armati, sono forniti di passamontagna, guanti e calzini soprascarpe allo scopo di non lasciare la benché minima traccia. Prima di giungere sul luogo prescelto per il delitto si fermano al distributore di carburante dove, sempre travisati con passamontagna e guanti, riforniscono l’autovettura oggetto di furto. Sono circa le 3 e passa ancora qualche ora prima che il commando decida di passare all’azione; una ultima ricognizione della zona prima di agire alle ore 4.40, quando i malviventi arrivano alla filiale della banca Carispezia.

Approfittando del buio della notte la banda dopo aver forzato repentinamente con dei grossi arnesi in ferro lo sportello bancomat introduce all’interno della fessura di erogazione delle banconote la cosiddetta “marmotta”, utilizzando per spingerla dentro una lunga spranga in ferro a cui il pericoloso ordigno artigianale è collegato (come si vede nel video allegato all’articolo). L’operazione dura pochissimi minuti secondo un modus operandi ormai consolidato ed è tutto pronto per far esplodere il bancomat; due lunghi fili di 8 metri posti in corto circuito, collegati a una batteria e una graffetta costituiscono l’innesco; è scattato l’allarme della banca da circa un minuto ma la cosa è solo un piccolo disturbo per il commando abituato ad operare in queste condizioni. Tuttavia in zona è presente una pattuglia dei carabinieri che ha ricevuto l’allarme dalla sala operativa dell’istituto di credito e che immediatamente si dirige verso la banca: è l’imprevisto che fa saltare i piani e che costringe i malviventi a darsi alla fuga fortunosamente prima dell’arrivo dei militari.

I carabinieri giunti sul posto procedono nell’immediatezza a ricostruire i fatti; dalla visualizzazione delle immagini degli impianti di videosorveglianza è chiaro l’inserimento all’interno dello sportello Atm dell’ordigno esplosivo anche se non si riesce ad accertare se è stato estratto durante la fuga; vengono quindi con urgenza evacuate tutte le abitazioni vicine, recintata e messa in sicurezza l’area per consentire l’intervento degli artificieri dell’Arma che giungono poco dopo e che accertano, dopo aver seguito tutte le procedure necessarie, l’assenza dell’ordigno esplosivo dal bancomat.

Pochi giorni dopo i militari ritrovano l’autovettura utilizzata per il colpo abbandonata a pochi chilometri dal luogo dei fatti ed accertano che è lì che è stato abbandonato l’ordigno; viene quindi fatto intervenire nuovamente personale degli artificieri che dopo la messa in sicurezza dell’area disinnesca definitivamente l’ordigno esplosivo. Operazione complessa ed alto rischio considerato che l’eventuale innesco fortuito dell’ordigno sull’auto poteva determinare una grave esplosione.

Sull’autovettura messa in sicurezza, oltre all’ordigno, viene ritrovato tutto il materiale utilizzato dal commando: arnesi atti allo scasso, guanti e calzini utilizzati per il colpo. È da questi elementi che i militari iniziano a ricostruire la vicenda; nella fretta della fuga, infatti, l’arrestato ha commesso un errore fatale: nonostante tutte le accortezze ha lasciato delle impronte papillari sui calzini ritrovati che vengono inviati a personale specializzato del Ris di Roma per gli accertamenti dattiloscopici. Il responso è immediato: sono senza dubbio impronte riconducibili all’indagato. Vengono quindi analizzati tutti i video degli impianti di videosorveglianza della banca e del distributore di benzina e si dà avvio ad attività tecnica che consente di raccogliere gli ultimi decisivi indizi, necessari a dare un nome ed un volto ad uno dei componenti della banda della “marmotta”, oggi in arresto.

Durante le fasi dell’arresto, a cui l’uomo non ha opposto resistenza, i carabinieri hanno anche eseguito una perquisizione domiciliare a casa dell’uomo rinvenendo e sequestrando dei pc, dei cellulari, materiale informatico vario, due chiavi di autovetture di sospetta provenienza e vari arnesi atti allo scasso, tutto materiale che nelle prossime ore verrà analizzato e che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi.

UN COMMANDO ESPERTO E SENZA SCRUPOLI
L’uomo è sospettato, infatti, di aver commesso unitamente ad altri complici una serie di altri colpi in tutto il nord Italia, sempre con il medesimo modus operandi, episodi che saranno oggetto di ulteriori indagini da parte degli inquirenti. Il 29enne vanta un lungo curriculum criminale ed è stato coinvolto in indagini analoghe che ne hanno dimostrato la partecipazione a diversi colpi commessi con l’esplosivo ai danni di bancomat e distributori di carburante; nel 2011 lo stesso, dopo aver fatto esplodere un Bancomat in provincia di Ferrara, unitamente ad altri complici, ha tentato di travolgere nella fuga un Carabiniere ad un posto di blocco ed ha abbandonato un complice in fin di vita che nella circostanza era stato ferito dall’esplosione, venendo quindi indagato per tentato omicidio.

La cosiddetta tecnica della “marmotta” è una tecnica criminale diffusa che consente ai malviventi di causare l’esplosione di uno sportello bancomat riuscendo ad asportarne il contenuto che può arrivare anche a 100mila euro. I colpi vengono solitamente messi in atto da bande specializzate, come quella di cui faceva parte l’odierno arrestato, che sono in grado di completare l’assalto al bancomat in un tempo che va dai 2 ai 4 minuti, causando forti esplosioni che distruggono di solito quasi completamente i locali degli istituti di credito. Gli ordigni vengono fabbricati artigianalmente in casa utilizzando polvere pirotecnica.

L’arrestato è stato associato al carcere di Bologna a disposizione della Autorità giudiziaria e dovrà adesso rispondere dei reati di ricettazione dell’autovettura utilizzata per il furto e di tentato furto aggravato per essere stato commesso da persona travisata e portando indosso armi. Nei prossimi giorni verrà sottoposto ad interrogatorio di garanzia.
Sabato 11 maggio 2019 alle 12:37:52
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11/05/2019 - Utilizzava esplosivo per far saltare i bamcomat, arrestato 29enne (Massa-Carrara)



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