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Sapevano di essere sorvegliati, ma continuavano ad assentarsi. Altro che "furbetti del cartellino"! | Video

Indagine partita dopo una soffiata relativa a due dipendenti pubblici che timbravano l'entrata e poi andavano a lavorare nelle rispettive attività commerciali di famiglia. Giubilaro: «Rivitalizzare il sistema dei controlli»

26 arresti, 70 indagati
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Massa-Carrara - Li chiamano "furbetti del cartellino", ma in realtà i 26 dipendenti pubblici della Provincia di Massa-Carrara e del Genio civile arrestati non sono poi così "furbetti". Infatti, a ottobre 2016, dopo l'inizio della maxi-inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Massa, qualche soffiata interna aveva fatto girare la voce per cui erano state piazzate telecamere nascoste per sorvegliare i dipendenti pubblici che entravano e uscivano dal luogo di lavoro. Nonostante si sapesse dunque, tra i settanta accusati di truffa aggravata ai danni dello stato, peculato e falsa attestazione di presenza sul luogo di lavoro, in 26 hanno continuato imperterriti a violare la legge e per questo sono finiti in manette. Altro che "furbetti".

L'indagine è partita da una fonte confidenziale che aveva segnalato ai carabinieri per cui due dipendenti pubblici, uno della Provincia e uno del Genio, erano soliti abbandonare il posto di lavoro dopo aver timbrato l'entrata, per recarsi nelle attività dei propri familiari a lavorare: uno in un bar, l'altro in un'edicola-tabaccheria, entrambe nel centro di Massa. Le indagini sono andate avanti per mesi non solo con l'ausilio delle telecamere ma anche con pedinamenti che hanno confermato quanto denunciato dall'informatore. «Da lì si è aperto davanti a noi un fenomeno imprevisto – ha detto la titolare delle indagini, il pubblico ministero Roberta Moramarco – che riguardava una fetta rilevante di dipendenti dei due enti pubblici che quotidianamente nel momento in cui abbandonavano il posto di lavoro non timbravano o simulavano soltanto la timbratura di uscita». Le violazioni andavano dalle lunghe pause caffè al pranzo al ristorante, dal giro al mercato del martedì all'allenamento in palestra. Qualcuno è andato anche in chiesa.

Altra forma che andava per la maggiore era l'utilizzo dei mezzi di servizio che venivano utilizzati per portare i figli a scuola o per andare a far la spesa. «In questi casi per esempio – ha fatto sapere Moramarco – si dichiarava di uscire in una missione specifica con l'auto di servizio e poi si utilizzava a fini privati». A luglio 2017, nove mesi dopo l'inizio delle indagini, a seguito di una fuga di notizie, aveva iniziato a diffondersi tra i dipendenti il fatto che fossero osservati dalle forze dell'ordine. Da lì si era registrato un netto calo: infatti tra i 70 indagati, molti non sono finiti in manette perché hanno iniziato nuovamente a comportarsi come si deve senza reiterare il comportamento delittuoso. Le ordinanze cautelari sono state quindi 29 e sono state per coloro i quali hanno continuato a fare i "furbetti": 26 sono agli arresti domiciliari e 3 sono stati raggiunti dal provvedimento di divieto di dimora in provincia di Massa-Carrara. «Le posizioni di coloro che sono rimasti a piede libero restano comunque molto gravi» ha sottolineato il pubblico ministero.

A presentare i risultati di questa maxi-operazione c'erano anche il comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Rosati, e il comandante del Nucleo investigativo, Tiziano Marchi. «Si è trattato di un'operazione molto impegnativa dal momento che riguarda la pubblica amministrazione e i servizi ai cittadini. Il ringraziamento va ai nostri 110 carabinieri che hanno partecipato all'inchiesta e alla Procura che ci ha guidato sapientemente» ha detto Rosati. «È stata un'attività investigativa molto scrupolosa – ha evidenziato Marchi – per cui non abbiamo dato nulla per scontato. Abbiamo riscontrato 5mila episodi di violazione per una sottrazione di 2600 ore-lavoro. La mole di lavoro è stata immensa. Detto questo – ha aggiunto – dobbiamo anche dire che tanti dipendenti non hanno mai commesso neanche una sbavatura, comportandosi in modo esemplare. C'erano impiegati che per un caffè, uscivano giusto il tempo di un caffè: 3-4 minuti».

«Abbiamo provveduto a fare la segnalazione alla Corte dei Conti – ha detto il procuratore capo Aldo Giubilaro – che dovrà accertare il danno erariale, oltre a quello d'immagine, e agire di conseguenza nei confronti degli assenteisti. Settanta indagati sono troppi. In troppi non hanno il senso dello Stato e il senso del dovere. Penso che andrebbe rivisto totalmente il regime dei controlli che andrà rivitalizzato. I miei ringraziamenti ai carabinieri e alla dottoressa Moramarco, la cui richiesta di misure cautelari, per la validità e la fondatezza delle prove raccolte, è stata totalmente accolta dal giudice per le indagini preliminari».

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Venerdì 7 settembre 2018 alle 07:01:26
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06/09/2018 - “Assenteisti di provincia”, il pm Roberta Moramarco e il comandante dei carabinieri Rosati



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