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Ultimo aggiornamento ore 22.41 del 20 Marzo 2019

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Lavello, depuratore sequestrato. «Inquinamento pesante, salute a rischio» | Foto | Video

Liquami sversati in mare e alti livelli di contaminazione, è lunga la lista delle inadempienze da sanare nei prossimi quattro mesi: tre gli indagati. Giubilaro: «Quel che entrava nel depuratore, pari pari usciva»

capitaneria e carabinieri in azione
Lavello, depuratore sequestrato. «Inquinamento pesante, salute a rischio»<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/fotogallery/il-depuratore-non-depura-scatta-il-sequestro-al-lavello-427_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Foto</a></span><span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/videogallery/sequestrato-il-depuratore-lavello-1-parlano-l-ammiraglio-tarzia-e-il-procuratore-giubilaro-234.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Video</a></span>
Massa-Carrara - Il blitz di sequestro è scattato stamani, giovedì, ma le indagini sono andate avanti per sei mesi. I sigilli al depuratore "Lavello 1" sono arrivati dopo numerosi esposti e segnalazioni da parte di cittadini che denunciavano sversamenti, miasmi insopportabili e pesci morti nel fosso Lavello. Il depuratore gestito da Gaia Spa ma di proprietà del Comune di Massa non depurava e non aveva neanche le autorizzazioni necessarie della Regione Toscana (mancanti dal 2011). Per tutto questo sul registro degli indagati sono state iscritte tre persone.

I dettagli dell'operazione, coordinata dalla Procura e condotta dalla Capitaneria di Porto di Marina di Carrara e dalla polizia giudiziaria dei carabinieri, sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa in cui hanno preso parte il procuratore capo di Massa-Carrara, Aldo Giubilaro, il contrammiraglio Giuseppe Tarzia e il capitano Maurizio Scibilia.

«In questi mesi di indagine sono state riscontrate gravi anomalie – ha detto Giubilaro – per cui il tasso di depurazione era totalmente inadeguato. Vien voglia quasi di dire che "quel che entrava nel depuratore, pari pari usciva". Liquami e fanghi passavano dal depuratore al fosso Lavello e da qui in mare. Voglio evidenziare l'impegno e il sacrificio degli uomini della Capitaneria che si sono dimostrati competenti, corretti e con grande senso delle istituzioni».

«Questi malfunzionamenti hanno determinato un inquinamento molto pesante – ha affermato l'ammiraglio Tarzia – cosa che incide anche sulla salute pubblica, la qualità delle acque marine e di conseguenza del turismo e dell'economia del territorio. L'alterazione riscontrata in mare è stata tanto alta da pregiudicare lo sviluppo e l'equilibrio della flora e della fauna marina». «Ringrazio il personale della Capitaneria – ha aggiunto il capitano Scibilia – che ha lavorato giorno e notte su questa inchiesta, andando anche oltre il normale orario di lavoro. Tutto questo per il benessere del nostro territorio».

Da specificare che il sequestro non bloccherà le attività del depuratore, ma durante i prossimi due e quattro mesi dovranno essere messi a punto degli interventi per farlo tornare nella regolarità. È lunga la lista delle prescrizioni presentate e che dovranno essere adempiute dal gestore e dal proprietario dell'impianto. «Prescrizioni – ha specificato Giubilaro – derivanti dalla consulenza tecnica di un esperto con cui abbiamo potuto appurare i malfunzionamenti. I controlli che tutto venga eseguito nei tempi saranno effettuati dalla Capitaneria».

«L'attività investigativa – ha proseguito il procuratore – relativa al campionamento delle acque reflue, attuata in collaborazione con il personale del laboratorio analisi ambientali del comando generale del corpo delle capitanerie di porto, ha evidenziato, in più occasioni, il superamento, in prossimità dello scarico dei valori limite di azoto ammoniacale, tensioattivi totali, solidi sospesi totali e cloro attivo libero».

Dagli accertamenti, coordinati dal procuratore della Repubblica, è emerso che gli impianti sottoposti a verifica sono risultati sprovvisti delle autorizzazioni agli scarichi nelle acque superficiali ed in atmosfera da oltre sette anni. Autorizzazioni che dovevano essere rilasciate dalla Regione Toscana al gestore dell'impianto, ovvero Gaia Spa. In particolare è emerso un generale grave malfunzionamento delle due linee del depuratore "Lavello 1", quali il mancato funzionamento dei dissabbiatori, dei disoliatori, del bacino di sedimentazione a sezione circolare, del degassifficatore e la mancanza del sistema di abbattimento delle emissioni odorigene.

A causa del funzionamento difettoso e irregolare dell'impianto, sono stati quindi immessi in modo incontrollato nelle acque del fosso Lavello e quindi in mare anche i fanghi provenienti dall'attività di depurazione. Nel corso dell'attività, inoltre, e stata riscontrata una considerevole fuoriuscita dal depuratore di rifiuti fangosi nel fosso Bozzone, affluente del fosso lavello, comportando il danneggiamento del fosso medesimo. Le indagini proseguono.

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Giovedì 10 gennaio 2019 alle 21:01:19
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10/01/2019 - Sequestrato il depuratore Lavello 1. Parlano l'ammiraglio Tarzia e il procuratore Giubilaro



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