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Ultimo aggiornamento ore 22.18 del 21 Agosto 2019

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Il depuratore non depura: scatta il sequestro al Lavello | Foto | Video

Operazione della Capitaneria di Porto questa mattina al "Lavello 1". Giubilaro: «Vien voglia quasi di dire che "quel che entrava, pari pari usciva"».

«situazione grave»
Massa-Carrara - Un depuratore che non depura: è scattato stamani il sequestro dell’impianto “Lavello 1”. La Capitaneria di Porto ha concluso così le indagini partite a giugno 2018. Gli esiti sono stati presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa in cui hanno preso parte il procuratore capo di Massa-Carrara, Aldo Giubilaro, il contrammiraglio Giuseppe Tarzia e il capitano Maurizio Scibilia. «Una situazione molto grave. Vien voglia quasi di dire che "quel che entrava, pari pari usciva"» ha detto il procuratore.

«A seguito di numerosi esposti e segnalazioni da parte di cittadini, aventi ad oggetto l'inquinamento del fosso denominato "Lavello" – ha spiegato Giubilaro – è stata impartita delega di indagine alla sezione di polizia marittima della Capitaneria di porto di Marina di Carrara ed alla sezione di polizia giudiziaria, aliquota carabinieri, di questa Procura, per l'esecuzione di analisi delle acque prodotte dagli scarichi dei depuratori nonché indagini mirate all'individuazione di eventuali comportamenti illeciti penalmente rilevanti».

«L'attività investigativa – ha proseguito il procuratore – relativa al campionamento delle acque reflue, attuata in collaborazione con il personale del laboratorio analisi ambientali del comando generale del corpo delle capitanerie di porto, ha evidenziato, in più occasioni, il superamento, in prossimità dello scarico dei valori limite di azoto ammoniacale, tensioattivi totali, solidi sospesi totali e cloro attivo libero».

Dagli accertamenti, coordinati dal procuratore della Repubblica, è emerso che gli impianti sottoposti a verifica sono risultati sprovvisti delle autorizzazioni agli scarichi nelle acque superficiali ed in atmosfera da oltre sette anni. Autorizzazioni che dovevano essere rilasciate dalla Regione Toscana al gestore dell'impianto, ovvero Gaia Spa. In particolare è emerso un generale grave malfunzionamento delle due linee del depuratore "Lavello 1", quali il mancato funzionamento dei dissabbiatori, dei disoliatori, del bacino di sedimentazione a sezione circolare, del degassifficatore e la mancanza del sistema di abbattimento delle emissioni odorigene.

A causa del funzionamento difettoso e irregolare dell'impianto, sono stati quindi immessi in modo incontrollato nelle acque del fosso Lavello e quindi in mare anche i fanghi provenienti dall'attività di depurazione.

«Tale situazione – ha sottolineato Giubilaro – danneggia le acque del fosso medesimo e del mare, cagionando inoltre il deterioramento e la compromissione delle matrici ambientali (aria, acqua, suolo) in maniera tale da rendere necessario, per il ripristino, un'attività non agevole».

Nel corso dell'attività, inoltre, e stata riscontrata una considerevole fuoriuscita dal depuratore di rifiuti fangosi nel fosso Bozzone, affluente del fosso lavello, comportando il danneggiamento del fosso medesimo.

In considerazione di questi riscontri, l'impianto, oggi, giovedì, è stato posto sotto sequestro preventivo e sono stati iscritti nel registro degli indagati tre persone che allo stato degli accertamenti sembrano i responsabili dei fatti. Indagati di cui, però, il procuratore non ha fatto i nomi: «Si rischia di far passare per criminale chi potrebbe non esserlo. Le indagini proseguono» ha spiegato Giubilaro. Ulteriori dettagli saranno resi noti in prossimi articoli.
Giovedì 10 gennaio 2019 alle 12:36:19
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10/01/2019 - Sequestrato il depuratore Lavello 1. Parlano l'ammiraglio Tarzia e il procuratore Giubilaro



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