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Foibe, manifestazione a Massa: «Stefano Benedetti dimettiti»

Sotto palazzo comunale per chiedere la revoca del presidente del Consiglio comunale. Nardi (Pd): «Persiani ha snobbato i parlamentari»

le polemiche del giorno del ricordo
Foibe, manifestazione a Massa: «Stefano Benedetti dimettiti»
Massa-Carrara - Per colpa dei «fascisti rossi» ha rinunciato a partecipare alla celebrazione del “Giorno del ricordo”. Riguardo il fotomontaggio che lo ritrae con Heinrich Himmler, considerato l’architetto della Shoah, si giustifica dicendo che l’aveva messo «su Facebook per prenderli per i fondelli» (i fascisti rossi, ndc). E qualcuno magari ne avrà riso. Ma senza didascalia a chiarirne l’ambiguità, l’immagine profilo di Pierluigi Romeo Colloredo appariva così (la declinazione al passato è d’obbligo perché è stata rimossa dai social): la foto di un uomo che indossa sorridente una divisa che si è macchiata del sangue di milioni di persone. Una reazione c’era da aspettarsela. In particolare da parte della frangia antifascista e di una fetta della società civile della provincia di Massa Carrara. Ad essere contestata ieri, ai piedi di palazzo civico, non è stata solo l’immagine dell’uomo. Lo scrittore inizialmente scelto dall'amministrazione comunale di Francesco Persiani per ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata, è stato criticato anche per i contenuti di alcuni suoi scritti:

«L’8 settembre 2018 è uscito a sua firma un articolo intitolato “l’Otto settembre del Feldmaresciallo Kesselring”. In questo mini saggio, il “Boia delle Ardeatine” viene definito come una sorta di maresciallo dalle tendenze italiofile, draconiano nel far rispettare gli ordini ma rispettoso nei confronti dei tantissimi soldati italiani che si trovarono disorientati dopo l’armistizio, un uomo duro ma, allo stesso tempo, ben disposto nei confronti del nemico. Nell’articolo non viene in alcun modo citato l’episodio delle Fosse Ardeatine e nemmeno la fedeltà incondizionata nei confronti di Hitler che, da parte del militare, non vacillò mai. Forse il rampollo dei Colloredo non ha mai studiato la storia fino in fondo o forse, cosa molto più probabile, Pierluigi Romeo è l’ennesimo “storico” fascista che cerca di inquinare la storia della Resistenza italiana con una narrazione tossica e mistificatrice» – scrive in un comunicato l’assembea “Antifascismo sempre”.

La Cgil riporta un altro articolo: «Per meglio apprezzarlo in quanto storico basta leggere su “Il Primato Nazionale. Quotidiano sovranista” la squallida ricostruzione della storia dei Cervi che così conclude: “bisogna avere il coraggio di dire, stracciando le cortine della mitologia antifascista e resistenziale, che “papà Cervi” altro non era che un borsaro nero e che i figli, sia pure comunisti, non erano partigiani ma delinquenti comuni...Solo questo. Borsari neri, non combattenti per la “libertà” (ma quale libertà?).” La strumentalizzazione di una giornata che dovrebbe servire invece a creare e preservare la memoria condivisa di vicende tanto dolorose e complesse ci offende tanto quanto la difesa dei fascisti in Etiopia e la denigrazione della famiglia Cervi».

Sabato a seguito di una giornata di chiamate intercorse fra l’amministrazione di Massa e quella di Carrara, l’intervento di Colloredo è saltato. L’uomo invia una lettera alla stampa locale in cui spiega le motivazioni del suo dietro front. Ma una manifestazione ieri mattina si è tenuta comunque. Ad organizzarla Massa Città in Comune e ad aderire Anpi, Cgil, Arci, Rifondazione Comunista, alcuni esponenti del Pd, e dei movimenti antifascisti, antirazzisti e antisessisti del territorio, Casa Rossa e collettivo Kall in prima linea. La manifestazione per condannare il tentativo di portare la «narrazione tossica» di Colloredo in sala 10 aprile. «Parlavo con un amico al telefono – ha detto Nando Sanguinetti, presidente Anpi di Carrara – e mi diceva: anche quest’anno un velo maligno è stato posto sopra questa commemorazione da parte di chi specula e vorrebbe ricordare solo a metà. Che vorrebbe ricordare questi fatti senza analizzare la genesi fascistoide che è alla base di queste tragedie». Per Sanguinetti e per chi è sceso in piazza, quell'omissione potrebbe infatti subdolamente nascondere una revisione. I manifestanti hanno contestato anche questo: la strumentalizzazione di ciò che subirono 11 mila persone fra il ‘43 e il ‘45 da parte dei partigiani jugoslavi guidati da Tito. E hanno sottolineato la necessità di inquadrare quanto avvenuto in quei due anni in un contesto più ampio; in un contesto storico, tipo.

«Noi vogliamo ricordare questo – ha detto Nicola Cavazzuti di Rifondazione Comunista - il revisionismo, le nostalgie, possono restarsene a casa loro. Per questo crediamo, e siamo qua stamani, che visto che la giunta comunale non ha fatto alcun passo indietro, crediamo sia necessario far sentire la nostra voce e il nostro pensiero. E’ colpevole la giunta in maniera totale e assoluta di quello che è successo, ed è colpevole chi ha organizzato questo consiglio comunale. Lo ha organizzato ben consapevole di chi stava invitando, ben consapevole che aveva a che fare con un personaggio che amava ritrarsi con le divise dei nazisti, questo era ed è ancora il buon conte di Colloredo. Chiediamo stamattina che questa persona che oggi copre la sedia di presidente del consiglio venga revocato, perché non è degno di essere garante della democrazia della nostra città. Deve andare a casa perché ha dimostrato di non essere imparziale come la legge gli impone di essere. Chiediamo quindi ai consiglieri che sono in consiglio comunale di presentare una mozione di revoca della carica di presidente del consiglio comunale del signor Benedetti».

MARTINA NARDI (DEPUTATA PD): «PERSIANI SNOBBA I PARLAMENTARI»
«Spiace constatare che da quando a Massa c’è il nuovo sindaco di centro destra Francesco Persiani, le istituzioni non vengono più considerate. Nessun invito, mai, a nessuna cerimonia istituzionale, neanche oggi, per il giorno del ricordo in onore dei martiri delle foibe. Questo è un fatto molto grave. Non è una questione personale. E’ una mancanza istituzionale”

Così la deputata del Pd Martina Nardi, a margine delle celebrazioni per il giorno del ricordo, dedicato ai martiri delle foibe.

“Che un parlamentare della Repubblica non venga chiamato ad una manifestazione istituzionale è gravissimo. Non era mai accaduto. E’ una modalità scelta dal sindaco Persiani, non so se per ignoranza dei comportamenti che un sindaco deve tenere a livello istituzionale, o se per volontà specifica di oscurare il lavoro e l’impegno di noi parlamentari”.
Martedì 12 febbraio 2019 alle 13:03:10
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