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Ultimo aggiornamento ore 21.40 del 16 Luglio 2019

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Caos magistratura, Mazzoni (Pd): «Apriamo un dibattito serio sulla vicenda»

Imbarazzo per la pubblicazione delle intercettazioni che rivelano giochi di potere per le nomine del Csm

cosimo ferri coinvolto
Caos magistratura, Mazzoni (Pd): «Apriamo un dibattito serio sulla vicenda»
Massa-Carrara - È l'organo che dovrebbe garantire l'indipendenza e l'autonomia del mondo della magistratura. Sostanzialmente dovrebbe accertare che ogni giudice possa esercitare la sua funzione di pubblico ministero senza l'influenza o la pressione di chi detiene il potere legislativo, cioè il mondo della politica. Un organo che dovrebbe quindi "isolare" i poteri dello Stato così da garantire ai suoi cittadini la democrazia. Dalle intercettazioni telefoniche che stanno emergendo in questi giorni, e che vari quotidiani hanno riportato, il Consiglio superiore della magistratura sembra però vivere in condizioni di difficoltà per far fronte a questi principi. Tanto che anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto da vertice dell’organismo di autogoverno per sostituire i due componenti togati che hanno dato le dimissioni a seguito delle pubblicazioni delle intercettazioni di ciò che può essere definito uno scandalo. O per scegliere le parole della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, “una togopoli”.

Le intercettazioni riportate dai maggiori quotidiani nazionali confermerebbero il ruolo primario del deputato lunigianese del Partito Democratico, Cosimo Ferri e dell’ex ministro renziano Luca Lotti negli accordi sui vertici degli uffici giudiziari. E rivelano l'esistenza di vere e proprie guerre fra i giudici per le nomine di varie procure italiane.

Cosimo Ferri: «Ma faresti solo Roma o anche Perugia?».
Luigi Spina: «Solo Torino è la cosa…».
Gianluigi Morlini: «Io vorrei fare Roma e magari ci metto Brescia».
Luigi Spina: «Penso pure Salerno dovrebbe essere abbastanza semplice…».

Frammenti estrapolati da un contesto più ampio che ora è oggetto di indagine. Ma che raccontano uno spaccato piuttosto inquietante, dal quale sono scaturite le dimissioni di alcuni consiglieri dell'organo. Il parlamentare Cosimo Ferri non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito, se non una breve intervista a Il Fatto Quotidiano nella quale si difende appellandosi alla sentenza della Corte Costituzionale n. 390 del 2007, che sottolinea le prerogative dei membri della Camera e del Senato, ai sensi dell’art. 68 della Costituzione: «Ci vuole la necessaria preventiva autorizzazione all’intercettazione tutte le volte in cui il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario dell’attività di captazione», si sarebbe difeso il magistrato.

A rompere il ghiaccio sulla vicenda, è il segretario del Partito Democratico di Pontremoli, Francesco Mazzoni. «Quello che sta accadendo in questi giorni ai vertici dello Stato è tristissimo. Sono gravi i modi, i toni, le parole. Con tutto il garantismo del mondo, chiudere questa storia dando la colpa ai giornalisti sarebbe ridicolo. Ha detto bene Paolo Gentiloni, è stato chiaro Carlo Calenda. Eventuali responsabilità penali le accerteranno i processi, ma rimane la grave inopportunità di certi comportamenti. Su questo non possiamo fare sconti e l’autosospensione di uno dei due parlamentari protagonisti non basta. Il Partito Democratico della Toscana deve aprire un dibattito serio sulla vicenda. Simona Bonafè deve prendere una posizione e, soprattutto, portare la questione nel partito. Siamo una forza politica seria e matura. Dobbiamo affrontare il problema, risolverlo e superarlo, anche perché il prossimo anno ci attende la sfida del governo della Toscana».
Lunedì 17 giugno 2019 alle 10:37:51
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