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Ultimo aggiornamento ore 11.44 del 15 Ottobre 2019

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Vene varicose, all'Ospedale della Apuane tecniche per rimuoverle studiate in tutto il mondo

A realizzare l'intervento il dottor Jacopo Nottoli affiancato da Massimo Viganò

Salute
Vene varicose, all´Ospedale della Apuane tecniche per rimuoverle studiate in tutto il mondo
Massa-Carrara - Due interventi chirurgici di varici agli arti inferiori con trattamenti all’avanguardia sono stati eseguiti in diretta dall’ospedale Apuane dal direttore della struttura di Radiochirurgia endovascolare dell’ospedale Apuane Jacopo Nottoli, affiancato da Massimo Viganò, nel corso della 15esima edizione del convegno internazionale “Sclerotherapy & Venous Ablation” che si è svolto il 13 e 14 settembre 2019 al Palazzo dei Congressi a Pisa.

Nell’ambito di questo importante evento, che ogni anno riunisce le societa` flebologiche italiane con l’obiettivo comune di far crescere il settore e promuoverlo all’estero (era presente anche una delegazione di flebologi provenienti dalla Cina), sabato 14 Settembre 2019 intorno alle ore 14.30 il dottor Nottoli ha mostrato a tutti i professionisti collegati un trattamento endovascolare del reflusso safenico mediante radiofrequenza e cianoacrilato.

“Si tratta – spiega Nottoli - di tecniche endovascolari mini invasive che, rispetto ai metodi tradizionali, fanno registrare una maggiore percentuale di riuscita e che sono state validate a livello internazionale diffondendosi sempre più rapidamente negli ultimi anni, nel Nord Europa e negli Stati Uniti. La patologia venosa risulta essere molto diffusa nella popolazione adulta: si calcola che quasi il 30 per cento di chi ha superato i 35 anni d’età ne è affetto e ad essere maggiormente esposte sono le donne, visto che la loro possibilità di sviluppare una malattia venosa è superiore di tre volte a quella degli uomini.

E’ bene evidenziare che le varici rappresentano solo un inestetismo di una malattia in realtà molto più complessa che, se trascurata, può essere causa di una sintomatologia invalidante e portare a gravi conseguenze come eczemi, ipodermiti, discromie (macchie scure) fino ad arrivare alle ulcerazioni. Si calcola, infatti, che circa il 70% delle lesioni cutanee sia di origine venosa.

Un'altra frequente complicanza sono le tromboflebiti, caratterizzate clinicamente dalla comparsa di arrossamento dolente ed aumento della temperatura lungo il decorso di una vena o varice superficiale: se il processo trombotico rimane confinato al circolo venoso superficiale il decorso è in genere benigno, anche se sono possibili recidive, ma in un certa percentuale di casi ed in assenza di trattamento avviene un’estensione al circolo venoso profondo e questo determina un rischio per la vita del paziente”.

“Oggi – continua lo specialista che ha guidato l’intervento in diretta - per risolvere il problema delle vene varicose non è più necessario un intervento chirurgico rischioso, con tagli dolorosi e suture antiestetiche. Infatti, attraverso procedure moderne ed indolori, è possibile mettere il paziente in condizione di riprendere a camminare sulle proprie gambe appena mezz’ora dopo la fine dell’intervento.

Le tecniche endovascolari mini invasive per il trattamento della patologia varicosa possono essere divise in quelle ablative termiche come la radiofrequenza e ablative non termiche come il cianoacrilato. L’ablazione con radiofrequenza è una metodica che prevede l’incannulamento della vena patologica e la sua successiva ablazione termica. Sotto controllo ecografico, attraverso l’inserimento di un ago nel vaso malato, viene inserita la fibra della radiofrequenza; raggiunta la sede da trattare, si avvia la procedura di retrazione della fibra e si procede ad ablazione della vena ad una temperature di circa 120 gradi centigradi. L’intera metodica è ambulatoriale, quindi senza bisogno di ricovero ospedaliero, di incisioni chirurgiche o di punti di sutura. Viene inoltre eseguita in anestesia locale ed il paziente, dopo poco più di 20 minuti può riprendere la sua attività quotidiana, indossando una calza elastica post-operatoria e con dolore successivo all’operazione pressoché nullo.

L’ablazione non termica con cianoacrilato è invece una tecnica non invasiva che permette di “incollare” le pareti della vena safena dall’interno attraverso l’inserimento nel vaso di una sostanza collosa (il cianoacrilato, appunto). Sotto controllo ecografico, attraverso l’inserimento di un ago nella vena, viene fatto risalire un catetere all’interno del vaso; una volta in sede, si rilascia gradualmente la colla così da legare le pareti una all’altra, ponendo fine al reflusso del sangue. L’intera procedura è svolta senza necessità di anestesia locale e permette un’immediata mobilizzazione del paziente con ripresa delle normali attività quotidiane senza necessità di indossare alcuna calza elastocompressiva. Anche in questo caso non si praticano incisioni chirurgiche, sono assenti punti di sutura ed il dolore post-operatorio è praticamente assente. Sicuro ed efficace come quello eseguito con la radiofrequenza, questo metodo non necessita però di anestesia”.

Gli interventi eseguiti “live” dalle sale operatorie dell’ospedale Apuane dal dottor Nottoli e dal dottor Viganò sono durati complessivamente un’ora (quello con la tecnica del cianoacrilato addirittura meno di dieci minuti), sono perfettamente riusciti ed hanno messo in vetrina a livello internazionale tecniche all’avanguardia utilizzate quotidianamente sul territorio dell’Azienda USL Toscana nord ovest.

Jacopo Nottoli, lo specialista alla guida dell’intervento di chirurgia vascolare mini invasiva, ha 43 anni, è nato e vive a Viareggio. Nel 2003 si è abilitato alla professione medica e dal 2014 ad oggi è direttore della struttura di Radiochirurgia endovascolare, nell’ambito del Dipartimento Chirurgico – Radiologico, all’ospedale Apuane di Massa.
Martedì 17 settembre 2019 alle 13:19:00
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