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Ultimo aggiornamento ore 07.00 del 15 Ottobre 2019

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Università: Pisa o Parma, Genova o Firenze? Dove conviene studiare?

Nella prospettiva di trovare un lavoro ecco la risposta che arriva dalle statistiche del Consorzio Alma Laurea

tasso di occupazione e retribuzione
Università: Pisa o Parma, Genova o Firenze? Dove conviene studiare?
Massa-Carrara - Nella prospettiva di trovare un lavoro, quale università conviene di più? La risposta arriva dalle statistiche aggiornate al 2018 del Consorzio Alma Laurea che ha analizzato come sono andate le cose per centinaia di migliaia di neolaureati. In relazione agli studenti della provincia di Massa-Carrara gli atenei più frequentati sono quelli di Pisa, Parma, Firenze e Genova, che risultano quelli più vicini e quindi più facilmente raggiungibili dagli apuani.

Ebbene, stando alle statistiche sopraccitate, questi quattro atenei sono messi abbastanza bene a livello nazionale e si trovano abbondantemente sopra la media. In particolare per quanto riguarda il tasso di occupazione tre anni dopo aver conseguito il titolo, la migliore università risulta essere quella di Genova con l'89% seguita da Parma (87%), Pisa e Firenze (86%). In relazione alla retribuzione dei neolaureati, invece, Pisa svetta con un netto mensile di 1.424 euro, poi Genova (1.418 euro), Parma (1.399 euro) e Firenze (1.293).

L'elaborazione è stata effettuata dal blog Infodata del Sole 24 Ore: «In generale – si spiega – retribuzioni migliori e maggiore frequenza di avere un impiego sono più comuni per i neo-laureati degli atenei del nord, mentre via via che scendiamo verso il meridione i risultati peggiorano. Eccezioni notevoli sono il politecnico di Bari, i cui studenti fanno bene quanto tante altre università del settentrione, o nell’altro verso diversi atenei del centro che si dirigono piuttosto verse la parte più negativa del quadrante».

Di seguito il grafico che riporta la classifica sulla base dei due indicatori presi in esame.



Ovviamente, rispetto ai dati riportati sopra, non incide solo la qualità dell'insegnamento ma anche la zona geografica e le condizioni del mercato del lavoro locale. «Una parte significativa dei neo-laureati – spiegano da Infodata – finirà per cercare un posto grosso modo nell’area in cui ha studiato, e questo naturalmente fa un’enorme differenza se parliamo del sud (dove secondo l’Istat nel 2018 lavorava appena il 44,5% dei 15-64enni) oppure del nord (dove a lavorare è invece il 67,3% delle persone)».

«Detta in altri termini – proseguono – alcuni atenei sono “naturalmente” più favoriti nei risultati occupazionali soltanto perché si trovano in aree dove le cose vanno meglio, e non per forza per meriti propri. Separare questi due effetti non è facile, ma possiamo comunque trovare qualche indizio confrontando quante persone hanno lavoro in generale nella provincia in cui si trova l’università – come metrica dell’efficienza generale del mercato del lavoro nell’area – e i risultati dei neo-laureati. Vediamo così che la qualità dell’insegnamento vale comunque tantissimo: per esempio i risultati della Federico II e del “Suor Orsola Benincasa” (entrambi a Napoli) differiscono di un’enormità: circa venti punti percentuali nel tasso di occupazione dei nuovi dottori».
Domenica 1 settembre 2019 alle 13:29:23
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