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Sempre più lupi nel Parco delle Alpi Apuane

L'Ispra, nel corso di un convegno ha fornito cifre aggiornate sulla presenza del grande predatore nel paese: "Ora occupa oltre il 23% del territorio nazionale"

i dati delle presenze
Sempre più lupi nel Parco delle Alpi Apuane
Massa-Carrara - Che il lupo sia tornato ad abitare le montagne italiane non è una novità, ed è stato proprio l'Ispra (Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale) a renderlo noto in un convegno dal titolo 'Verso un Piano nazionale di monitoraggio del lupo' organizzato a Roma il 3 dicembre scorso.

In Italia, dopo il declino proseguito fino agli anni '70, quando la specie era definitivamente
scomparsa dall’arco alpino e permaneva soltanto nelle zone appenniniche dell’Italia centromeridionale, è tornato il lupo che negli ultimi 40 anni ha avuto un naturale recupero, andando ad occupare tutto l’arco Appenninico e raggiungendo prima le Alpi occidentale e più
recentemente quelle centro-orientali. Dal 2006 al 2012, la popolazione di lupo occupava il 18,04% del territorio nazionale, e dati preliminari relativi al periodo 2012-2018 indicano che la proporzione è cresciuta al 23,02%.

In particolare, durante il convegno, è stato analizzato dal ricercatore Alessandro Massolo il caso della presenza di lupi nel Parco delle Alpi Apuane. I primi passi di questa specie sono stati registrati intorno al 2007 tramite una segnalazione da parte di un cacciatore vicino al Rifugio Rossi, ma solo nel 2011 con il Piano Ungulati sono state piazzate della trappole fotografiche dai ricercatori che confermavano la presenza degli animali.

Secondo i dati registrati da Massolo e i suoi collaboratori dal 2013 fino al 2018 (con una breve pausa nel 2016) è stato registrato un incremento della presenza del lupo: sarebbero minimo 17 i lupi e minimo 5 i branchi presenti all'interno del Parco. Negli ultimi quattro anni questo mammifero non si concentrato solo in alcune zone del Parco, ma si è diffuso ovunque riuscendo anche a riprodursi.

"Nei prossimi sei anni (2019-2015), dopo la cosiddetta fase transitoria - ha affermato Alessandro Massolo - tenteremo un approccio "comunity- based" per acquisire maggiori informazioni: andremo a identificare un 50% delle celle che abbiamo disposto in tutto il Parco e le monitoreremo con il fototrappolaggio; successivamente su un sotto campione di queste celle opereremo un altro tipo di campionamento stratificato sui plot vegetazionali per vedere qual è l’impatto degli erbivori su di essi. Infine vorremmo anche eseguire un terzo campionamento mirato ai branchi per riuscire a capirne le dinamiche sociali e la dinamica di popolazione all’interno del parco, tenendo conto anche dei parassiti - ha continuato - Dopo essere riusciti ad identificare i nuclei produttivi delle specie presenti, ci dedicheremo alla fase finale della modellizzazione, non molto semplice poiché il Parco delle Apuane è abbastanza significativo sia per le attività estrattive legate alle cave sia per il grande turismo".
Lunedì 17 dicembre 2018 alle 08:26:26
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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