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Ultimo aggiornamento ore 18.04 del 7 Luglio 2020

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ANDRÀ TUTTO BENE SE...

di MATTEO BERNABÈ

l'editoriale del direttore
Massa-Carrara - «Andrà tutto bene». È una frase che ormai tutti ripetiamo come un mantra. Dai bambini agli anziani. Per adesso, però, purtroppo non sta andando bene. Per nulla bene. La gente continua a morire negli ospedali, medici e infermieri sono stremati (anche quelli del nostro Noa), i letti in terapia intensiva scarseggiano, le imprese sono in ginocchio. Per fare in modo che da tutto questo si passi a una situazione in cui tutto tornerà a girare «bene» è necessario che il pubblico, lo Stato, sia vicino a cittadini e imprese.

Ovvero che lo Stato torni a fare lo Stato, il cui scopo primario deve tornare a essere la tutela di cittadini e imprese. Questo lo si fa spendendo e investendo, non tagliando. Negli ultimi dieci anni (periodo 2010-2019) la sanità pubblica italiana ha subìto tagli e definanziamenti per 37 miliardi di euro. Il dato emerge dal 4° rapporto della Fondazione Gimbe, ente che svolge ricerca e formazione in ambito sanitario. Risultati di tutto questo, per esempio, sono il dimezzamento dei letti in terapia intensiva e la carenza di medici e infermieri.

Un ‘capolavoro’ messo a segno da governi di destra e sinistra passando per Monti e la Fornero. Nessuno escluso. Tutto questo perché dovevamo seguire il dogma della riduzione del debito pubblico e del deficit, seguendo alla lettera le “raccomandazioni” che arrivavano direttamente dalla Commissione Europea. Vi ricordate quando ci dicevano: «Ce lo chiede l’Europa»?! L’Italia, come gli altri Paesi dell’Unione Europea, ha ricevuto annualmente – e applicato – in media 8 raccomandazioni all’anno (tra il 2011 e il 2018) per tagliare la spesa sanitaria pubblica e favorire la privatizzazione e l’esternalizzazione dei servizi sanitari. In tutto sono state ben 63 le richieste arrivate da Bruxelles, dagli stessi che oggi ci dicono «siamo tutti italiani».

Questi numeri, inaccettabili, sono tratti da un report commissionato dall’europarlamentare tedesco Martin Schirdewan e che ha preso ad esame tutte le raccomandazioni formulate dalla Commissione Europea nell’ambito del Patto di Stabilità e Crescita. Sì, quello stesso patto che due giorni fa la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha detto di voler sospendere per permettere a tutti gli Stati di spendere tutto il necessario per affrontare l’emergenza. Rendiamoci conto: l’Ue sospenderà il Patto “di stabilità e crescita” per cercare di riportare effettiva stabilità e fermare la decrescita a una situazione di totale instabilità. La domanda che dovrebbe conseguirne è: ma quello è davvero un Patto “di stabilità e crescita” se va sospeso per riportare stabilità e crescita?

È evidente che quello è/era solo un patto di instabilità e decrescita se ci ha portati ad avere un sistema sanitario al collasso. In altre parole potremmo dire che l’emergenza ha fatto letteralmente emergere questa contraddizione; ha fatto emergere la verità, dissolvendo come neve al sole anni e anni di inutile e sterile propaganda sul fatto che «non ci sono i soldi» perché «dobbiamo ridurre il debito». Il debito non è un problema se un governo ha alle spalle una banca centrale che garantisce. È così per tutti i Paesi avanzati del mondo. Dove li prenderà quei 750 miliardi di euro la Bce? Semplicemente li emetterà, premendo dei pulsanti su una tastiera di un computer.

Quindi «andrà tutto bene» se i dogmi di Bruxelles finalmente saranno spazzati via e se la Bce diventerà una banca centrale normale che possa garantire incondizionatamente e pienamente i debiti degli Stati. La grande sconfitta di questi giorni è assistere a tutte le (lodevolissime) iniziative di raccolta fondi che i privati devono versare per cercare di tenere in piedi la sanità. Questa è una enorme sconfitta. Per questo «andrà tutto bene» solo se lo Stato tornerà a fare lo Stato, solo se lo Stato non avrà più bisogno di fondi privati per assicurare servizi di cui tutti i cittadini hanno diritto. Ovvero quando un governante di fronte a una spesa necessaria e fondamentale non si giustificherà più dicendo: «Non ci sono i soldi». Gli strumenti per fare in modo che questo non accada più, già oggi, ci sono tutti. Ci vuole solo la volontà politica.
Domenica 22 marzo 2020 alle 12:01:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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