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Ultimo aggiornamento ore 15.01 del 2 Aprile 2020

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«Pericolo infiltrazioni mafiose, i Comuni di Massa e Carrara troppo timidi»

Lo afferma Alberto Grossi del Grig che commenta il piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza: «Anche il Parco Apuane. Bene Arpat»

l'intervento
«Pericolo infiltrazioni mafiose, i Comuni di Massa e Carrara troppo timidi»
Massa-Carrara - «Il 31 di gennaio scadeva per gli enti il termine per l'approvazione del piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza. Cosa che è regolarmente avvenuta.
Da una lettura dei piani approvati emerge che gli enti hanno una percezione diversificata del rischio corruzione, in particolar modo per il rischio legato alla criminalità organizzata». Inizia così l'intervento di Alberto Grossi, referente del presidio apuano del Grig, il gruppo di intervento giuridico.

«Abbiamo letto i piani di Arpat, del Parco delle Alpi Apuane, del Comune di Massa, del Comune di Carrara – afferma Grossi – e in tutti si fa riferimento, nelle premesse, al problema dell'infiltrazione mafiosa citando le indagini avvenute in questi anni nel territorio apuano. Tuttavia soltanto Arpat mette nero su bianco le procedure di prevenzione da attuare nella propria attività ed individua i settori dei rifiuti, delle bonifiche e delle attività estrattive gli ambiti in cui il rischio di infiltrazione mafiosa è alto».

«Forse ingenuamente, pensavamo che notizie, attenzione e sensibilità riguardo a questa piaga fosse comune a tutti gli enti territoriali anche se, per esempio il Parco delle Alpi Apuane, non ha specifiche competenze nei settori dei rifiuti e delle bonifiche. Ci aspettavamo, comunque, che le pubbliche amministrazioni ponessero in essere procedure interne simili a quelle di Arpat al fine di contrastare il pericolo di infiltrazione mafiosa negli appalti come nei settori sopra richiamati, mentre dal Parco delle Alpi Apuane ci aspettavamo attenzione nelle procedure relative alle autorizzazioni paesaggistiche alle cave».

«Paradossalmente – evidenzia il rappresentante dell'associazione ecologista – ci troviamo, quindi, a confrontare o un’eccessiva prudenza di Arpat, che riteniamo abbia seguito le linee guida di Anac nella redazione del documento, o un’eccessiva leggerezza da parte dei due Comuni, che è presumibile abbiano seguito le stesse indicazioni Anac. Questa diversità non ci convince e merita, secondo noi, un approfondimento da parte dei responsabili dei procedimenti. È preoccupante che i metodi di protezione dalle infiltrazioni mafiose abbiano approcci così diversi, diciamo anche contrastanti, in un territorio che è teatro continuo di indagini sulle cosche della criminalità organizzata e che ha già visto, anche nel recente passato, arresti legati a 'ndrangheta, camorra e mafia».

«Nel plaudire la posizione di Arpat, che ha evidenziato la necessità di adottare procedure interne particolarmente protettive – conclude Grossi – ci auguriamo che i comuni di Massa e di Carrara, come pure il Parco delle Alpi Apuane, seguano quell’indirizzo adeguando i propri protocolli in maniera più restrittiva su un argomento socialmente significativo quale la precauzione, l’attenzione e la vigilanza della criminalità organizzata.
Lunedì 10 febbraio 2020 alle 14:19:24
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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