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Ultimo aggiornamento ore 22.14 del 20 Ottobre 2019

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«No all'apertura di nuove cave nel Parco delle Apuane»

Lo afferma il Gruppo di intervento giuridico che esprime i suoi dubbi circa la richiesta dell'Ente parco per «ottenere dalla Regione Toscana un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Zona di protezione speciale»

il futuro del marmo
Massa-Carrara - L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inviato ieri, 3 aprile 2019, una nuova specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti (dopo quella del 18 ottobre 2018) riguardo i piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) che, entro il giugno 2019, dovranno pianificare le attività estrattive in attuazione del Piano di indirizzo territoriale (Pit) con valenza di piano paesaggistico e della legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio.

Sono stati coinvolti i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali, la Regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri Forestali e, per opportuna conoscenza alla Commissione europea e alle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Massa e di Lucca.

«Si deve ricordare – dicono dal Grig – che il censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena – Centro di Geotecnologie avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive potenzialmente riattivabili e l’art. 113 della legge regionale Toscana n. 65/2014 subordina “l’apertura di nuove attività estrattive e la riattivazione delle cave dismesse” all’interno dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane – quali individuati dal Pit con valenza di piano paesistico – alla approvazione di un Piano attuativo “riferito all’intera estensione di ciascun bacino estrattivo”. Tuttavia, è bene ricordare anche che è stato disposto per le zone di protezione speciale (Zps) individuate ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000 il divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, a eccezione di quelle previste negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione” di 18 mesi (art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, che detta criteri minimi di salvaguardia delle Zps). E gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – proprio nella zona di protezione speciale (Zps) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015), dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse».

«Decisamente appare piuttosto singolare, per non dire altro, la posizione dell’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane che ha chiesto – con la deliberazione Consiglio direttivo n. 2 del dell’1 marzo 2019 – di ottenere dalla Regione Toscana un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Zps. Il ruolo del Parco naturale è quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva?
Posizione poco chiara anche rispetto ai Piani attuativi dei bacini estrattivi del Bacino Ficaio, in prossimità del Monte Procinto, proposti dal Comune di Stazzema “in buona parte all’interno della … area di Rete Natura 2000 zona speciale di conservazione Monte Croce – Monte Matanna” dove “il Piano Attuativo prevede l’ampliamento di siti esistenti e l’apertura di nuovi siti estrattivi”: altro che richiesta di ridimensionamento dei piani estrattivi (MailScanner ha rilevato un possibile tentativo di frode proveniente da "www.parcapuane.toscana.it" pronuncia di valutazione di incidenza n. 6 del 18 marzo 2019 - Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi delle Alpi Apuane - artt. 113-114 della L.R. 65/2014 - Scheda n. 21 del PIT/PPR, Bacino Ficaio, Comune di Stazzema), qualora ricadano entro la Z.P.S. non sono autorizzabili nuove cave o riattivazione delle cave dismesse. Speriamo che sul tema di legale non vi sia rimasta solo l’ora: purtroppo non è possibile dimenticare il quadro di scempi ambientali e di illegalità diffusa tratteggiato dallo stesso Procuratore della Repubblica di Massa Aldo Giubilaro in occasione della missione in Toscana della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati (2017), quadro solo un po’ alleggerito dalle indagini sul gravissimo inquinamento da marmettola dei corsi d’acqua delle Alpi Apuane e del mare prospiciente, inquinamento denunciato sistematicamente dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus più volte nel corso degli ultimi anni. Né è possibile dimenticare la sostanziale operazione di sanatoria per le attività estrattive abusive promossa dalla Regione Toscana ai sensi dell’art. 58 bis della legge regionale Toscana n. 35/2015 e s.m.i., recentemente introdotto[1], operazione avversata dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus perché troppo permissiva e scandalosamente oggetto di un ricorso al T.A.R. da parte di Confindustria e 27 Imprese estrattive che vorrebbero ancora maglie più larghe per la loro attività».

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica «un rapido intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella Z.P.S. Soprattutto l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane è chiamato a dare finalmente concretezza ed efficacia alle dichiarazioni inerenti la volontà di riduzione delle aree estrattive del 30% più volte effettuate. Le Alpi Apuane possono e devono essere salvaguardate, per la difesa dell’ambiente e della stessa identità delle collettività locali».
Giovedì 4 aprile 2019 alle 15:03:09
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