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Ultimo aggiornamento ore 12.51 del 20 Febbraio 2019

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«Aprire nuove cave o riattivare quelle dismesse? Mai!»

Lo afferma il Grig che evidenzia come nell'area apuo-versiliese siano 165 le cave attive e 510 quelle non più funzionanti

«serve un intervento pubblico»
«Aprire nuove cave o riattivare quelle dismesse? Mai!»
Massa-Carrara - «Niente nuove cave o riattivazione delle dismesse nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane!». A dirlo è il Grig, il Gruppo di intervento giuridico onlus. L’associazione ecologista ha inviato una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo i piani attuativi dei bacini estrattivi che, entro il giugno 2019, dovranno pianificare le attività estrattive in attuazione del Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico e della legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio.

«Si deve ricordare – affermano dal Grig – che il censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena – Centro di Geotecnologie avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive potenzialmente riattivabili e che l’art. 113 della legge regionale Toscana n. 65/2014 subordina “l’apertura di nuove attività estrattive e la riattivazione delle cave dismesse” all’interno dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane – quali individuati dal P.I.T. con valenza di piano paesistico – alla approvazione di un Piano attuativo “riferito all’intera estensione di ciascun bacino estrattivo”. Tuttavia, è bene ricordare anche che è stato disposto per le zone di protezione speciale (Z.P.S.) individuate ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000 il divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione” di 18 mesi (art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, che detta criteri minimi di salvaguardia delle Z.P.S.). E gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – nella zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015), dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse. Sono stati coinvolti i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali, la Regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri Forestali e, per opportuna conoscenza alla Commissione europea e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un rapido intervento delle amministrazioni pubbliche competenti di inibizione delle attività estrattive non consentite nella Z.P.S.».
Giovedì 18 ottobre 2018 alle 22:44:54
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